A me piace tanto pasticciare in cucina.
E questa è una ricetta che non ho ancora cucinato. Vi avviso già che ha una cottura lentissima ...
E' una di quelle ricette strane, una di quelle che alla fine non sai
mai bene cosa diventerà, una di quelle ricette che cambia profumo e
aspetto ad ogni ingrediente aggiunto.
Vorrei poter dire che è la ricetta della Felicità ma naturalmente non posso affermarlo con certezza.
Diciamo che è la ricetta per una "possibile felicità".
Cominciamo con gli ingredienti, le dosi non sono precise, ognuno si regolerà da sè:
***
AMORE: E' l'ingrediente base della ricetta.
Senza non si può fare nulla. Amore inteso come amore romantico certo, ma anche amore per i propri figli, per la propria
famiglia, per gli amici, per la natura e per la vita in tutta la sua
meravigliosa complessità. Amore soprattutto per sè stessi. Se non ci
amiamo noi per primi non potranno farlo nemmeno gli altri.
FIDUCIA: E' un altro ingrediente fondamentale. Se non abbiamo fiducia
(*in noi stessi, negli altri, nella vita) sarà la paura a dominare la
nostra vita. E questo non dobbiamo permetterlo.
ALLEGRIA:
Ridere di cuore almeno 3-4 volte al giorno. E' fondamentale. Se
troveremo almeno tre motivi al giorno per ridere saremo sulla buona
strada.
IMPEGNO: Impegno in tutto quello che facciamo. Dare il
massimo nel lavoro, nei rapporti con gli altri ma anche nelle piccole
cose quotidiane. Niente fa stare bene come la consapevolezza di aver
dato il massimo.
DETERMINAZIONE: Darsi degli obiettivi e
lavorare per raggiungerli. Pochi e raggiungibili. Meglio lavorare per
qualcosa di fattibile che inseguire chimere.
IRONIA: Ma
soprattutto autoironia. Imparare a prendersi meno sul serio e a prendere
meno sul serio gli inevitabili intoppi che costellano la vita di tutti i
giorni. Una multa, il lavandino che si rompe, il vicino di casa
maleducato, l'auto che fa i capricci... sono tutte cose risolvibili.
Impariamo a dare il giusto peso ai problemi e soprattutto, affrontiamoli
con calma uno alla volta.
GRATITUDINE: Invece di lamentarci per quello che non abbiamo proviamo ad essere grati per quello che abbiamo.
Non è necessario avere grandi cose. Una cena in famiglia, una
passeggiata in un posto che ci piace, un bel film da guardare
accoccolati sul divano... sono piccole grandi cose che ci fanno stare
bene. Impariamo ad essere grati.
FOLLIA:Ogni tanto un pizzico
di sana follia rende la vita più frizzante. Non dobbiamo aver paura di
rischiare... a volte buttarsi in qualcosa che desideriamo è la cosa
giusta anche se apparentemente sembra folle. O proprio perchè
apparentemente sembra folle.
Ecco, questi sono gli ingredienti principali.
Ogni giorno vanno mescolati con cura, coccolati e accarezzati.
Ci sono infinite varianti a questa ricetta.
Ognuno deve trovare le sue.
La mia personale variante/aggiunta è quella di farmi un piccolo regalo
ogni giorno: un cioccolatino assaporato piano piano, un bagno caldo e
profumato, una piccola piantina da mettere in cucina, un caffè con
un'amica... ogni giorno una piccola gratificazione che fa bene
all'anima.
MAIL: piccolalibreriaandersen@yahoo.it ☼ TEL. 0424-702676 ☼ FACEBOOK: www.facebook.com/PiccolaLibreriaAndersen
mercoledì 4 marzo 2015
'IL DIARIO DI ZENDA'- Presentazione & Incontro con l'Autore Giuseppe Bonan
Mercoledì 22 Aprile ore 20,30 presso Piccola Libreria Andersen
IL DIARIO DI ZENDA
Presentazione & Incontro con l'Autore Giuseppe Bonan, con reading-spettacolo a cura del gruppo 'Lettori ad alta voce- LaAV' di Breganze & l'accompagnamento musicale di Paolo Micheletto e Andrea Saccarelli
***
La Trama:
In un giardino nei pressi della scuola che frequenta, Eugenie trova il cadavere della sua amica Zenda, addetta alle pulizie della biblioteca. Nei giorni successivi i compagni di Eugenie iniziano ad alimentare sospetti e avanzare supposizioni in merito al tragico evento.
Il clima di tensione e mistero che aleggia all’interno della scuola sembra provare il livello di sopportazione della ragazza, mentre ci si chiede se riuscirà a dare risposte alle incognite subentrate.
..Un thriller-noir dai risvolti intimistici e psicologici che tocca temi attuali come il disagio giovanile e il bullismo.
Una storia con protagonisti alcuni giovani adolescenti con la passione per la musica, che si trovano a dover affrontare, loro malgrado, un tragico e misterioso fatto di cronaca, come la morte di una giovane donna, che lascia il lettore in uno stato di suspense dall’inizio alla fine del romanzo..
Per informazioni potete consultare il sito: http://ildiariodizenda.wordpress.com/ o inviare una mail a: gbonan33@gmail.com.
***
sabato 14 febbraio 2015
venerdì 13 febbraio 2015
Adriano Olivetti & la 'Caccia alla Frase' a Marostica..
In mostra al Castello Inferiore di Marostica dal
27 febbraio all'8 marzo
le storiche macchine per scrivere e calcolatrici della collezione privata del Signor Valentino Cuman, Giorgio Bertolin e altri collezionisti del territorio; contributi multimediali e uno spazio per scrivere con le storiche macchine Olivetti.
Una grande passione che testimonia il risultato delle scelte innovative di Adriano Olivetti alla guida di un' impresa umanizzata, fondata su idee e cura del territorio che ha prodotto: qualità, bellezza, lavoro, cultura e benessere.
***
'Olivetti in vetrina'...
Visita Marostica dal 21 febbraio all'8 marzo: le macchine per scrivere e le calcolatrici storiche Olivetti saranno esposte anche nelle vetrine del centro in un percorso tra le più significative citazioni di Adriano Olivetti.
'Caccia alla frase':
Partenza Sabato 7 marzo ore 15:30 dal Castello Inferiore. A ogni partecipante verrà data una lista di citazioni che dovrà rintracciare sulle vetrine del centro dove fare check-in.
I primi 25 che riconsegneranno la lista completa riceveranno in premio un libro. Una sfida e un gioco per conoscere meglio Marostica e il pensiero di Adriano Olivetti.
“Chi
opera secondo giustizia opera bene e apre la strada al progresso. Chi
opera secondo carità segue l'impulso del cuore e fa altrettanto bene, ma
non elimina le cause del male che trovano luogo nell'umana
ingiustizia."
A. Olivetti
A. Olivetti
***
martedì 10 febbraio 2015
Presentazione Libro: "ll mantello della zebra" di Franca Rizzi Martini
***
Presentazione Libro & incontro con l' Autrice
" Il mantello della zebra. Da Marostica a Monaco, passando per Nairobi"
di Franca Rizzi Martini
Giovedì 19 Febbraio
ore 20,30
presso Piccola Libreria Andersen
***
A molti anni di distanza dalla morte del nonno, Elisabetta Colpi ritorna nella vecchia casa di Marostica alla ricerca di tracce della propria infanzia e delle proprie radici. La scoperta di un nutrito carteggio epistolare di cui il nonno era il solo depositario le fa conoscere vicende dimenticate o sconosciute, portandola a vedere sotto una nuova luce i suoi rapporti con l'intera famiglia. In compagnia di Giovanni, custode della casa e sorprendente guida, la protagonista ripercorre la vita avventurosa di suo padre, medico entusiasta che si è stabilito in Kenya, e segue due intricate indagini di polizia condotte dal commissario Klaus Schneider, in una Monaco sull'orlo della recessione. Avvenimenti storici riguardanti il colonialismo inglese in Kenya e la crisi economica della Germania pre-nazista fanno da sfondo a molteplici personaggi dalle sottili sfaccettature psicologiche. Con questo secondo romanzo, storico e giallo a un tempo, l'autrice prosegue nel filone già sperimentato ne "Il suonatore di balalaica", mescolando eventi storici a racconti polizieschi, luoghi ed epoche diverse, realtà e fantasia.
***
Franca Rizzi Martini
è nata a Milano e vive e lavora a Moncalieri (TO). Laureata in Lettere, ha insegnato lettere, tenuto corsi di educazione all’immagine e lavorato in qualità di copywriter per varie agenzie pubblicitarie.
è nata a Milano e vive e lavora a Moncalieri (TO). Laureata in Lettere, ha insegnato lettere, tenuto corsi di educazione all’immagine e lavorato in qualità di copywriter per varie agenzie pubblicitarie.
Ha pubblicato 'Il suonatore di balalaica'
(Tullio Pironti editore, 2010) e 'Il mantello della zebra' (Tullio
Pironti editore, 2011).
Con il
primo libro ha vinto il Fiorino d’Argento alla XVIII edizione del
“Premio Firenze” (2010), la menzione al Premio Letterario Internazionale
“Ida Baruzzi Bertozzi” di Chiavari (2011) e il secondo posto al Premio
“Mario Pannunzio” di Torino (2011).
'Il mantello della zebra' è stato finalista alla XXVII^ edizione del Premio Chianti (2014).

IL SUONATORE DI BALALAICA
Nel 1839 il pittore veneziano Cosroe Dusi parte in diligenza per San Pietroburgo in cerca di fortuna, lasciando un diario dettagliato della sua vita trascorsa prima a Monaco di Baviera e poi alla corte dello zar Nicola I. Ricchi committenti e artisti famosi fanno da sfondo alle vicende del pittore, delineando un fedele quadro storico dell'epoca. Nel 1905, nella cittadina veneta di Marostica, la famiglia di un farmacista viene coinvolta nell'inspiegabile omicidio di uno dei suoi componenti. Guido Colpi, il bambino di casa, tenterà di mettere insieme i tasselli dell'intricato caso con l'aiuto di un singolare ispettore di polizia e di un'istitutrice dal passato oscuro. Questi due avvenimenti, così lontani nel tempo e nello spazio, si alternano un capitolo dopo l'altro, catapultando ogni volta il lettore in atmosfere e storie diverse, come in un gioco di scatole cinesi. Personaggi storici convivono con altri di pura fantasia in un susseguirsi di eventi che lasciano con il fiato sospeso fino alla scoperta della verità. "Il suonatore di balalaica", opera di Cosroe Dusi che dà il titolo al romanzo, rappresenta il trait d'union tra le due vicende, la chiave per sciogliere un mistero rimasto irrisolto per molti anni..
***
sabato 7 febbraio 2015
Biberon, Pappe & ..Libri!
Se è vero che in Italia si legge sempre meno, è altrettanto vero che la soluzione a questo problema c’è:
far appassionare i bambini fin da neonati alla lettura
e quegli “strani” oggetti che sono i libri.
Sembra una cosa difficile
(“Ma come fa un neonato a leggere?”) invece è molto più semplice di quel
che sembra. Naturalmente ci sono degli accorgimenti da adottare perché i
neonati apprezzino la lettura: non è che si danno loro dei libri per
neonati e gli si dice di leggerli!
Anzitutto, vediamo come i neonati si approcciano al
mondo del libro e come fare per farglieli apprezzare. Le caratteristiche
dei libri per fascia d’età proposte dal sito di Nati Per Leggere (NPL) http://www.natiperleggere.it/index.php?id=18 sono le seguenti:
- a 2 mesi: si può iniziare a far vedere loro i disegni di volti umani o fotografie sui libri (che devono essere grandi e resistenti);
- a 6 mesi: i bambini sono attratti dai libri con figure e foto, così attratti che cercano di mangiarli! Si possono sfogliare le pagine dei libri, tenendo i bimbi in braccio;
- a 9 mesi: se il libro non è troppo grande, i bimbi possono passarselo da una mano all’altro; se ha visto i genitori girare le pagine del libro, lo farà anche lui (o almeno ci proverà);
- a 12 mesi: a quest’età i bambini tengono i libri in mano (sempre con l’aiuto dei genitori) e lo passano all’adulto. Amano le figure che riguardano azioni comune come mangiare, dormire, giocare;
- a 15 mesi: iniziano a girare le pagine dei libri con due dita e non più con la mano intera; se nel libro ci sono dei volti, il bimbo capisce se l’immagine è dritta o a rovescio (e magari per vederla bene gira il suo volto per adattarlo a quanto vede). Può imparare frasi brevi presenti nei libri;
- a 18 mesi: completa a anticipa le frasi del libro e preferisce testi che parlano di animali, anche perché li può imitare;
- a 24 mesi: girano bene le pagine e portano il
- fino a 1 mese di vita: ai bimbi piacciono le ninne nanne e i rituali, motivo per cui raccontate loro la ninna nanna cantilenante, preferibilmente sempre la stessa;
- libro in giro per casa “leggendo” le storie (che spesso inventano su due piedi) alle bambole, ai gatti, al cane e via dicendo;
- a 30 mesi: a quest’età i bambini sono in grado di “leggere” un libro che è stato loro letto molte volte; preferisce storie che parlano di bambini della sua età e che raccontano di momenti che lui conosce (andare dal dottore, a scuola, a passeggio).
- scegliere un posto confortevole e tranquillo per la lettura;
- recitare il testo e, magari, cantare le filastrocche;
- fare le vocine a seconda dei personaggi, cambiare ritmo e anche mimare le azioni;
- è importante tenere in mano il libro, in modo che il bimbo lo veda; è bene indicare le figure e ripetere le parole di uso comune;
- per non rendere monotona la lettura, si può chiedere al bimbo come va a finire la storia secondo lui, lasciandogli spazio per le domande e facendo scegliere a lui quale libro leggere.
..Buona Lettura!
venerdì 30 gennaio 2015
" Ah, L' Amour..! " ♥ (aspettando S. Valentino)
Amare significa anche scoprirsi, conoscersi, riconoscersi. Queste pagine sono un gioco tra innamorati, da scrivere e completare, in parte insieme e in parte da soli, iniziando ognuno da un lato del libro, per poi incontrarsi a metà, come nell'amore. Il vostro.
♥ ♥ ♥
Eh sì..
San Valentino è alle porte e se siete fidanzati sarete sicuramente in cerca di un regalo da fare alla vostra amata o al vostro amato per l'occasione.
..Gioielli, fiori, dolci, completo intimo, ma anche - e soprattutto -
libri. Romanzi d'amore, libri di poesie, qualsiasi libro che rievochi
dimensioni romantiche potrà fare al caso vostro. E se una volta, invece
di leggere, il libro d'amore non lo scrivete voi, con la vostra storia
d'amore? Mettete da parte il romanzo a lieto fine, e date un'occhiata a
questo..
Si chiama "Ti amo tanto così" ed è un libro molto originale, perchè si può leggere, ma si può anche scrivere e giocare, rigorosamente in due, esclusivamente con il vostro partner. Un libro in cui raccontarsi e dirsi l'amore, "Ti amo tanto così" è un progetto realizzato a quattro mani da Pino Sartorio e Beniamino Sidoti. Il primo, illustratore e grafico editoriale, il secondo lavora al confine tra libro e gioco, firmando progetti di didattica ludica e di ricerca giocosa, oltre ad essere tra i fondatori del LuccaGames.
Novantasei pagine illustrate su cui si può scrivere e disegnare, ognuno inserendo la propria storia, i propri sentimenti, per poi ritrovarsi e leggersi. Un'idea per aprire il cuore, in cui mettere tutto se stesso e godere tutto dell’altro, giocando, rincorrendosi, suggerendo vestiti e passi di danza, sogni e lucchetti, completando grafici e infografiche, segnando mete lontane o sognando cose nascoste dalla nebbia o dalle nuvole… come nell’amore, per l’appunto.
Si chiama "Ti amo tanto così" ed è un libro molto originale, perchè si può leggere, ma si può anche scrivere e giocare, rigorosamente in due, esclusivamente con il vostro partner. Un libro in cui raccontarsi e dirsi l'amore, "Ti amo tanto così" è un progetto realizzato a quattro mani da Pino Sartorio e Beniamino Sidoti. Il primo, illustratore e grafico editoriale, il secondo lavora al confine tra libro e gioco, firmando progetti di didattica ludica e di ricerca giocosa, oltre ad essere tra i fondatori del LuccaGames.
Novantasei pagine illustrate su cui si può scrivere e disegnare, ognuno inserendo la propria storia, i propri sentimenti, per poi ritrovarsi e leggersi. Un'idea per aprire il cuore, in cui mettere tutto se stesso e godere tutto dell’altro, giocando, rincorrendosi, suggerendo vestiti e passi di danza, sogni e lucchetti, completando grafici e infografiche, segnando mete lontane o sognando cose nascoste dalla nebbia o dalle nuvole… come nell’amore, per l’appunto.
***
L’amore è un sentimento universale che
assume mille sfumature a seconda di chi lo vive, ma è sempre amore. Può
essere semplice o complicato, ma in ogni caso è importante e, per citare
Ennio Flaiano,
“l'amore è una cosa troppo importante per lasciarla fare
agli amanti”
I libri sono pieni di frasi d’amore: ve ne proponiamo alcune, per una vostra riflessione, ma anche da utilizzare come frasi per i vostri bigliettini di San Valentino o per ogni occasione che richieda parole intense.
- Chi ama non fa distinzioni. (Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamàzov)
- Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non iscambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell’attimo. (Gabriele D’Annunzio, Il piacere)
- Ho lottato invano. Non c’è rimedio. Non sono in grado di reprimere i miei sentimenti. Lasciate che vi dica con quanto ardore io vi ammiri e vi ami. (Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio)
- Il nostro amore è come il vento... non si vede, ma si percepisce... (Nicholas Sparks, I passi dell’amore)
- L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima e perciò l’alato Cupido viene dipinto cieco. (William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate)
- L’amore non dà pace. L’amore è insonne. L’amore è elevare a potenza. L’amore è veloce. L’amore è domani. L’amore è tsunami. L’amore è rossosangue. (Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue)
- Non significa niente amare tanto o amare poco. Si può solo amare o non amare. (Fabio Volo, È una vita che ti aspetto)
- Prende il mio corpo e lo possiede totalmente, tanto che non riesco più a pensare a nient’altro se non a lui. La sua magia è potente, inebriante. Sono una farfalla intrappolata nella sua rete, non ho più né la capacità né la volontà di scappare. (E. L. James, Cinquanta sfumature di grigio)
- Quei maledetti occhi mi fottevano sempre. Ci facevo l’amore solo a guardarli. (Charles Bukowski, Sfumature d’ombra)
martedì 27 gennaio 2015
* Giornata della Memoria *
Durante l'adolescenza, tutte le ragazze hanno un diario segreto. Un amico fidato al quale confidare il proprio mondo. Il mondo di una ragazzina, fatto di piccoli problemi, dei primi batticuori, di amicizie e dei cambiamenti che si stanno attraversando e di cui si ha paura.
Anche Anna Frank aveva un diario, un quadernino dove appuntò gli anni della sua vita in clandestinità perchè ebrea. Un resoconto toccante e drammatico, che rivive gli orrori della guerra con gli occhi di una tredicenne. Questo è Il Diario di Anna Frank.
Anna è una ragazza ebrea che vive ad Amsterdam e che nel 1942 è costretta a nascondersi con la sua famiglia per sfuggire alle persecuzioni e al rastrellamento dei tedeschi. In questo diario, che poi è diventato un libro tradotto in tutto il mondo, la ragazza racconta le vicende di tutti i giorni e le sue condizioni di vita, ma anche le sue impressioni su quanto sta succedendo nel mondo.
Una raccolta di pensieri e parole di due anni di vita: nel 1944, infatti, la famiglia Frank e gli altri clandestini vengono scoperti, arrestati e portati nel campo di concentramento di Westerbork. Da quel campo di concentramento Anna non ne uscirà viva: morirà di tifo a Bergen-Belsen, nel marzo del 1945.
Il diario venne recuperato dopo la guerra dal padre di Anna, Otto Frank, unico superstite della famiglia, che decise di pubblicarlo nel 1947, col titolo originale Het Achterhuis (Il retrocasa). L'edizione a stampa tenne conto sia degli scritti originali, sia di successive rielaborazioni che Anna stessa stava facendo, auspicando una futura pubblicazione del suo diario. Oggi è uno dei libri più letti e fatti leggere, soprattutto nelle scuole, per far conoscere la Guerra e l'Olocausto e rappresenta un'importante testimonianza delle violenze subite dagli ebrei durante l'occupazione del nazismo. Nel 2009 l'UNESCO ha inserito il Diario di Anna Frank nell'Elenco delle Memorie del mondo.
***
Mi permetto di riportare una considerazione tratta dalla pagina di Fb di Sebastiano Zanolli
".. Oggi è stata una giornata dura.
Raffreddore, febbre, tosse.
Meeting, clienti scontrosi, colleghi preoccupati...
Auto guaste, traffico e nebbia, la multa di un ente su alcune gabelle di 10 anni fa dimenticate da una agenzia distratta.
Una giornata dura.
Stancante e logorante come un cappotto vecchio che non scalda per nulla.
Telegiornali sciamanti notizie ripiene di ansia.
Pil in calo, inflazione, deflazione, stagflazione, mib, euribor, pedofilia e aggiotaggio.
Scioperi e abigeato.
Una giornata dura.
Torno tardi.
Quasi l’una.
La caffeina mi tiene sveglio: 7 caffè.
Un record.
Mi batte la tempia come se fossi ad un concerto tecno.
Vibro come una bandierina di mare agitato.
Una giornata dura.
Guido piano, il sonno mi stende.
Penso tutto il male possibile…
Ma quando tutto cade ecco una corda.
Accendo la radio.Sento un programma.
Una intervista che mi torce il cuore e l’anima.
Si chiama Nedo Fiani.
Arrivo a casa.
Non ho diritti,
non ho stanchezza nè tosse,
nè scuse nè alibi per non scrivere.
Non posso stendermi sotto delle lenzuola pulite e calde se prima non do un cenno di vita.
Vero.
Che mi dimostri che sono un uomo.
Devo dirmi qualcosa.
Voglio dirmi che oggi è andato tutto bene,
che ho avuto la mia parte di gioia non guadagnata.
Che oggi non ho attraversato l’Europa in un vagone bestiame al freddo e al buio.
Che oggi non ho dovuto abbracciare mia madre per abbandonarla per sempre.
Che oggi non ho dovuto spogliarmi e spidocchiarmi o defecare in pubblico con altri centinaia di persone.
Che oggi non ho visto morire centinaia di bimbi sani.
Che oggi non ho avuto in premio una legnata per il solo fatto di esserci.
Beh…E’ già molto.
Ma non ho fatto molto perchè non si ripeta.
Scrivere è un primo passo.
Solo un primo passo. E si doveva fare prima di riposare.
Prima che passi la tosse.
Prima che il Mib risalga.
Perchè oggi è stata una giornata meravigliosa.
Grazie Signor Nedo.
"Nedo Fiano nel 1944 aveva 19 anni, fu arrestato, internato a Fossoli, e quindi deportato in Germania, ad Auschwitz assieme al padre alla madre e ad altri familiari: erano in undici e ritornerà soltanto lui.
Fiano racconta con crudo realismo il terribile viaggio di una settimana in un carro bestiame sovraffollato, con soltanto il pochissimo cibo che erano riusciti a portarsi e con una sosta ogni giorno: tutti giù dal treno per i bisogni corporali, l’uno vicino all’altro sulla massicciata ferroviaria vincendo ritrosia e pudore; racconta come avesse intravisto il fianco nudo della madre e come ciò lo avesse sconvolto.
Nell’interminabile viaggio, soltanto nel suo vagone, un vecchio era morto e due neonati continuavano a piangere non trovando più latte a sufficienza dalle madri.
Poi l’arrivo ad Auschwitz nella notte, e all’alba il violento scarico, perché questo è il termine più appropriato, dei deportati dal treno, con le SS con randelli e cani che urlavano ordini per la gran parte incomprensibili e separavano in gruppi i deportati.
Faceva impressione sentire Nedo Fiano, che il tedesco lo conosce bene, ripetere con realismo questi ordini quasi latrati.
Nonostante il viaggio terribile il padre di Fiano scese dal treno con la giacca, il colletto duro e il cappello.
La madre fu separata dagli uomini e messa nel gruppo che, si seppe dopo, sarebbe stato immediatamente portato alle camere a gas, sterminato e bruciato nei forni.
Pur non conoscendo con esattezza il suo destino, la madre capì che quella era l’ultima volta che vedeva il figlio e si abbracciarono con le facce inondate di lacrime.
Il momento più terribile in assoluto, dirà Fiano rispondendo alla domanda di un ragazzo.
Poi la vita nel campo e l’episodio che lo aveva “miracolato” ed aveva consentito la sua sopravvivenza: all’inizio, ad una ispezione, un maresciallo delle SS chiese chi fra i prigionieri conoscesse bene il tedesco per fare da interprete, Fiano racconta che si sentì come sospinto dal nonno (morto alcuni anni prima) che aveva molto insistito affinché il recalcitrante nipote imparasse il tedesco.
Si presentò davanti al maresciallo che lo interrogò e che rimase come folgorato apprendendo
che era nato a Firenze, evidentemente da lui conosciuta ed ammirata.
Sta di fatto che venne messo nel gruppo degli interpreti, un centinaio di uomini, che avevano l’incarico di essere presenti e di dare istruzioni all’arrivo dei convogli dei deportati, di notte e di giorno.
Un incarico fisicamente meno pesante dei lavori in cava o nelle fabbriche degli altri prigionieri.
Poi la descrizione della catena ininterrotta dello sterminio di massa: ad Auschwitz si è arrivati a gassare e bruciare fino a diecimila esseri umani al giorno, all’aperto quando i forni non ce la facevano: l’arrivo dei convogli, la selezione dei più deboli, non utili ai lavori forzati, il trasporto ai “bagni”, mille alla volta, l’obbligo di denudarsi nella promiscuità completa (un grave shock per persone strappate alle abitudini borghesi, sbattute nell’inferno e trattate come non-persone), le scarpe da legare fra di loro con le stringhe, per ritrovarle più facilmente dopo il bagno, dicevano, gli abiti appesi, e ricordatevi il numero.
Poi nella camera delle “docce”, le camere a gas: le luci si spegnevano e veniva introdotto il micidiale Ziklon B che però non uccideva istantaneamente, ci volevano cinque minuti, cinque minuti di agonia atroce e nessuno può immaginare cosa quelli che venivano uccisi potevano provare.
Poi i “Sonder Kommando”, le squadre speciali dei prigionieri addetti al “trattamento” dei cadaveri, tutti destinati ad essere a loro volta uccisi.
I cadaveri nudi venivano ispezionati, ano e vagina, per vedere se non avevano dei preziosi nascosti, venivano strappati i denti d’oro, alle donne venivano tagliati i capelli.
Poi i cadaveri venivano sbattuti su delle specie di barelle, portati con il montacarichi al piano superiore ed infilati nei forni crematori: 50 minuti a trecento gradi e dal fondo dei forni veniva scaricata la cenere che poi veniva trasportata con camion ribaltabili e buttata nella Vistola.
Pare che i pesci apprezzassero molto questa pastura umana…"
Raffreddore, febbre, tosse.
Meeting, clienti scontrosi, colleghi preoccupati...
Auto guaste, traffico e nebbia, la multa di un ente su alcune gabelle di 10 anni fa dimenticate da una agenzia distratta.
Una giornata dura.
Stancante e logorante come un cappotto vecchio che non scalda per nulla.
Telegiornali sciamanti notizie ripiene di ansia.
Pil in calo, inflazione, deflazione, stagflazione, mib, euribor, pedofilia e aggiotaggio.
Scioperi e abigeato.
Una giornata dura.
Torno tardi.
Quasi l’una.
La caffeina mi tiene sveglio: 7 caffè.
Un record.
Mi batte la tempia come se fossi ad un concerto tecno.
Vibro come una bandierina di mare agitato.
Una giornata dura.
Guido piano, il sonno mi stende.
Penso tutto il male possibile…
Ma quando tutto cade ecco una corda.
Accendo la radio.Sento un programma.
Una intervista che mi torce il cuore e l’anima.
Si chiama Nedo Fiani.
Arrivo a casa.
Non ho diritti,
non ho stanchezza nè tosse,
nè scuse nè alibi per non scrivere.
Non posso stendermi sotto delle lenzuola pulite e calde se prima non do un cenno di vita.
Vero.
Che mi dimostri che sono un uomo.
Devo dirmi qualcosa.
Voglio dirmi che oggi è andato tutto bene,
che ho avuto la mia parte di gioia non guadagnata.
Che oggi non ho attraversato l’Europa in un vagone bestiame al freddo e al buio.
Che oggi non ho dovuto abbracciare mia madre per abbandonarla per sempre.
Che oggi non ho dovuto spogliarmi e spidocchiarmi o defecare in pubblico con altri centinaia di persone.
Che oggi non ho visto morire centinaia di bimbi sani.
Che oggi non ho avuto in premio una legnata per il solo fatto di esserci.
Beh…E’ già molto.
Ma non ho fatto molto perchè non si ripeta.
Scrivere è un primo passo.
Solo un primo passo. E si doveva fare prima di riposare.
Prima che passi la tosse.
Prima che il Mib risalga.
Perchè oggi è stata una giornata meravigliosa.
Grazie Signor Nedo.
"Nedo Fiano nel 1944 aveva 19 anni, fu arrestato, internato a Fossoli, e quindi deportato in Germania, ad Auschwitz assieme al padre alla madre e ad altri familiari: erano in undici e ritornerà soltanto lui.
Fiano racconta con crudo realismo il terribile viaggio di una settimana in un carro bestiame sovraffollato, con soltanto il pochissimo cibo che erano riusciti a portarsi e con una sosta ogni giorno: tutti giù dal treno per i bisogni corporali, l’uno vicino all’altro sulla massicciata ferroviaria vincendo ritrosia e pudore; racconta come avesse intravisto il fianco nudo della madre e come ciò lo avesse sconvolto.
Nell’interminabile viaggio, soltanto nel suo vagone, un vecchio era morto e due neonati continuavano a piangere non trovando più latte a sufficienza dalle madri.
Poi l’arrivo ad Auschwitz nella notte, e all’alba il violento scarico, perché questo è il termine più appropriato, dei deportati dal treno, con le SS con randelli e cani che urlavano ordini per la gran parte incomprensibili e separavano in gruppi i deportati.
Faceva impressione sentire Nedo Fiano, che il tedesco lo conosce bene, ripetere con realismo questi ordini quasi latrati.
Nonostante il viaggio terribile il padre di Fiano scese dal treno con la giacca, il colletto duro e il cappello.
La madre fu separata dagli uomini e messa nel gruppo che, si seppe dopo, sarebbe stato immediatamente portato alle camere a gas, sterminato e bruciato nei forni.
Pur non conoscendo con esattezza il suo destino, la madre capì che quella era l’ultima volta che vedeva il figlio e si abbracciarono con le facce inondate di lacrime.
Il momento più terribile in assoluto, dirà Fiano rispondendo alla domanda di un ragazzo.
Poi la vita nel campo e l’episodio che lo aveva “miracolato” ed aveva consentito la sua sopravvivenza: all’inizio, ad una ispezione, un maresciallo delle SS chiese chi fra i prigionieri conoscesse bene il tedesco per fare da interprete, Fiano racconta che si sentì come sospinto dal nonno (morto alcuni anni prima) che aveva molto insistito affinché il recalcitrante nipote imparasse il tedesco.
Si presentò davanti al maresciallo che lo interrogò e che rimase come folgorato apprendendo
che era nato a Firenze, evidentemente da lui conosciuta ed ammirata.
Sta di fatto che venne messo nel gruppo degli interpreti, un centinaio di uomini, che avevano l’incarico di essere presenti e di dare istruzioni all’arrivo dei convogli dei deportati, di notte e di giorno.
Un incarico fisicamente meno pesante dei lavori in cava o nelle fabbriche degli altri prigionieri.
Poi la descrizione della catena ininterrotta dello sterminio di massa: ad Auschwitz si è arrivati a gassare e bruciare fino a diecimila esseri umani al giorno, all’aperto quando i forni non ce la facevano: l’arrivo dei convogli, la selezione dei più deboli, non utili ai lavori forzati, il trasporto ai “bagni”, mille alla volta, l’obbligo di denudarsi nella promiscuità completa (un grave shock per persone strappate alle abitudini borghesi, sbattute nell’inferno e trattate come non-persone), le scarpe da legare fra di loro con le stringhe, per ritrovarle più facilmente dopo il bagno, dicevano, gli abiti appesi, e ricordatevi il numero.
Poi nella camera delle “docce”, le camere a gas: le luci si spegnevano e veniva introdotto il micidiale Ziklon B che però non uccideva istantaneamente, ci volevano cinque minuti, cinque minuti di agonia atroce e nessuno può immaginare cosa quelli che venivano uccisi potevano provare.
Poi i “Sonder Kommando”, le squadre speciali dei prigionieri addetti al “trattamento” dei cadaveri, tutti destinati ad essere a loro volta uccisi.
I cadaveri nudi venivano ispezionati, ano e vagina, per vedere se non avevano dei preziosi nascosti, venivano strappati i denti d’oro, alle donne venivano tagliati i capelli.
Poi i cadaveri venivano sbattuti su delle specie di barelle, portati con il montacarichi al piano superiore ed infilati nei forni crematori: 50 minuti a trecento gradi e dal fondo dei forni veniva scaricata la cenere che poi veniva trasportata con camion ribaltabili e buttata nella Vistola.
Pare che i pesci apprezzassero molto questa pastura umana…"
sabato 10 gennaio 2015
Houellebecq e 'SOTTOMISSIONE', il libro fatale.
Gli assalitori che hanno sparato e ucciso nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo non hanno scelto un giorno a caso: il 7 gennaio, esce in Francia l'ultimo libro di Michel Houellebecq, 'Sottomissione' (traduzione letterale della parola Islam), che in Italia arriverà il 15 gennaio.
Proprio a questo libro del controverso autore di 'Le particelle elementari', 'Piattaforma', 'La possibilità di un'isola', il numero di Charlie Hebdo aveva dedicato un articolo e la copertina con una vignetta che ritrae lo scrittore vestito da mago e il titolo: 'Le previsioni del mago Houellebecq'; le 'profezie' dello crittore sono: 'Nel 2015 perderò i denti, nel 2022 farò il ramadan'.
..Perché Sottomissione proprio di questo parla: di una Francia governata nel 2022 dai Fratelli Musulmani, che riescono ad andare al governo grazie ad una (poco) incredibile alleanza con quel resta di centristi e sinistra alleate al musulmano moderato Mohammed Ben Abbes, leader di 'Fraternité musulmane', contro lo strapotere di Marine Le Pen. Non è solo l'ennesimo allarme di Houellebecq contro la progressiva islamizzazione del Paese. Come ha scritto Emmanuel Carrere, Houellebecq ha il merito di essere l'unico a parlare di un problema che esiste ma che molti intellettuali sembrano ignorare. Non solo: per Carrere quella di Houllebecq è una posizione politicamente e sociologicamente 'ragionevole'. L'Occidente si arrende per così dire dolcemente all'Islam, sfinito da secoli di razionalità e illuminismo eccessivamente responsabilizzanti.
Nell'acceso dibattito intellettuale francese sul libro e sullo scrittore, non è l'unica recensione positiva incassata da Houellebecq: un altro intellettuale 'scorretto', Michel Onfray , noto per il suo trattato di ateologia e per le sue posizioni anti-cristiane e favorevole al libertinismo, ha parlato di Europa come Continente morto che volontieri si consegna all'Islam dopo averlo fatto con i mercati. E dunque, per 'Sottomissione', di uno scenario assolutamente plausibile.
Proprio il'altro giorno, Houllebecq aveva parlato al canale francese France 2 per rivendicare il suo diritto di trattare temi di attualità e soprattutto di sottolineare la crisi dei valori dell'illuminismo e della modernità.
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venerdì 9 gennaio 2015
** Il Piccolo Principe al cinema in 3D **
Il trailer del film de 'Il piccolo principe' è stato un successo planetario: il film di animazione uscirà nel 2015 (*nelle sale italiane il 1 gennaio 2016) è prodotto da DreamWorks Animation, ed è diretto da Mark Osborne (creatore di Kung Fu Panda). Si tratta senza dubbio di un’ottima occasione per leggere (o più probabilmente rileggere) il celeberrimo testo di Antoine de Saint-Exupéry.
Ma c’è un’altra notizia che interessa più da vicino il mondo dei libri, in relazione a 'Il piccolo principe' e al suo autore. Dal 1 gennaio 2015, infatti, i diritti dei libri di Antoine de Saint-Exupéry sono diventati liberi per l’Italia (in Francia e nei paesi anglofoni i diritti d’autore sono stati estesi per altri trent’anni) e il mercato editoriale è stato letteralmente invaso da nuove pubblicazioni de Il piccolo principe, con nuove traduzioni. Non solo 'Il piccolo principe', ovviamente, ma anche altre opere di Antoine de Saint-Exupéry.
.. Nelle librerie si trovano edizioni de 'Il piccolo principe' nei cataloghi di Sellerio, Fanucci, Garzanti, Feltrinelli, Giunti Junior (in due edizioni: una con copertina bianca e un’altra con cover blu), Barney e Newton Compton..
C'è l'imbarazzo della scelta!
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