venerdì 30 agosto 2013

Domenica 1 Settembre ... ❤ Primo Compleanno PICCOLA LIBRERIA ANDERSEN ❤







.. E' passato un anno dall'apertura di questo vivace e piccolissimo negozio di libri, un anno velocissimo, e ci si ritrova a pensare a tutto quello che ho visto accadere qui dentro.

I giorni in Libreria sono trascorsi veloci ma lenti, ricchi ma leggeri, sempre presa da mille e più impegni: incontri con gli auori, serate di presentazione, concerti, letture creative, seminari, mostre...
E' passato un anno eppure nonostante io abbia vissuto momenti così pieni e preziosi, ricchi di emozioni ed anche di qualche grande novità, io per la prima volta- strano!- qui non so di cosa parlare..
Ed allora provo a rileggere le 'antiche' pagine del mio blog, con i primissimi post pieni di speranza e sogni futuri per questo Piccolo negozio di Libri.. 

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Da un anno su queste pagine ho digitato lettere-post- impressioni e recensioni con il cuore leggero e le dita veloci.
E mi rendo conto che amo tanto questo lavoro, amo Piccola Libreria Andersen- è la mia piccola 'creatura'- .. E che i sogni e le belle speranze di un anno fa sono ancora ben presenti..Tanti sogni sono stati realizzati e l'impegno è costante e vivo per realizzarne di altri..!!



E anche dal Blog voglio augurare un
 Buon Compleanno, Libreria
E invitare tutti Voi Domenica 1 Settembre , a festeggiare insieme il Primo Anno, con un piccolo regalino e omaggi per Voi, che avete fatto GRANDE la mia Piccola Libreria Andersen.
Grazie.



martedì 27 agosto 2013

Ti prego.. Non dirmelo.


Non è un prologo-scherzo, quello che vedete sopra è il tema delle recensioni -POST FERIE-di oggi. Saranno stati certi pomeriggi d’agosto fuori città, il fatto che non ci siamo sentiti venerdì scorso, sarà stata la casa vuota (la mia) nei giorni appena passati. Parliamo di silenzio .




Silenzio rotto e subito
La donna che sbatteva nelle porte lo metto non perché parli di una donna che poi riesce a soffrire in silenzio l’urto senza imprecare. Sempre di sofferenza sopportata silenziosamente si tratta, però. Quella inflitta da un marito e di fronte a cui uno si chiede perché tacere: “Non mi viene una risposta vera (…). Mi amava e mi picchiava. Io lo amavo e mi facevo picchiare. È una cosa tanto semplice, tanto stupida e tanto complicata. È una cosa terribile.” Ma qualcosa a un certo punto la fa cambiare.

In Trastulli di animali di Mishima è invece il marito a esser muto, dopo esser stato aggredito dall’amante della moglie. Amante e moglie che ora, reso innocuo l’altro, vivono beatamente in casa sua. Beatitudine che s’incrina mano a mano, sotto lo sguardo per loro inquietante di quel marito silente. Sarà una discesa graduale nell’ossessione per entrambi.


C’è chi il silenzio lo squarcia, quello dei potenti in primis. Gli Hacker ad esempio. Ziccardi ne ha ricostruito la storia negli anni, ci racconta come sono cambiati, come operavano e operano, contro chi, perché, cosa rischiano. Intervista i diretti interessati, guarda anche a film e musica che di hacker si sono occupati, e fornisce qualche dritta pratica per “capire come navigare anonimi, come non lasciare tracce. Vuol dire comprendere come usare la tecnologia senza essere sempre sotto controllo.”


Titoli silenziosi
Ora due libri che il silenzio ce l’hanno nel titolo. Ingrid Betancourt ha preso in prestito Neruda: Non c’è silenzio che non abbia fine. Catturata nel 2002 dai guerriglieri delle Farc durante la sua corsa presidenziale colombiana, uscita dalla prigionia 6 anni dopo, ha scritto questo libro per ricordare ciò che ha passato, “sottoposta a tutte le umiliazioni, legata a un cappio come un animale“, costretta a fare tutto, tutto, davanti a tutti, testimone di scelte inaspettate da parte dei suoi compagni: “le Farc ci hanno fatto tirare fuori il peggio di noi stessi”.

Infine, Roberto Denti. Storico libraio che da poco ci ha lasciati, maestro nella letteratura per ragazzi, scrisse un romanzo che ha il pregio raro di essere adatto ad adulti e bambini. Fra noi due il silenzio è la storia di una passione tra ragazzini diversi scoppiata e portata avanti testardamente, fino a scelte drastiche ed epiloghi estremi.

martedì 6 agosto 2013

Lo faceva anche Topolino....


Negli anni 50 capitava che un bambino andasse in edicola, comprasse Topolino e ci trovasse dentro il suddetto e Pippo che.. spacciavano anfetamine. Era perfettamente normale, perché perfettamente normale era che certe sostanze si trovassero facilmente commercializzate, senza bisogno di prescrizioni mediche o alcunché, e anche che le case farmaceutiche che le producevano le pubblicizzassero abbondantemente tramite i principali media del tempo.
Non racconto questo perché mi sia capitato d’imbattermi in simili spot, negli anni 50 non c’ero nemmeno. Ho saputo tutto ieri, grazie a quest’articolo, http://www.erowid.org/library/books_online/mickey_mouse_medicine_man/mickey_mouse_medicine_man.shtml dove, tra l’altro, si trova l’intera storia di Mickey Mouse and the Medicine Man, che fa finire Pippo e Topolino in Africa a vendere agli indigeni Peppo, una sostanza che regala una certa iperattività (e alla fine fa anche parlare un elefante… o quasi).


Oggi ci droghiamo insieme. Anche pesantemente, devo dire. 




Chi c’è andato pesante
In Italia c’è un grosso deposito di cocaina. Si chiama Po. Tanto che pochi anni fa l’hanno usato come mezzo per stimare in modo migliore certo consumo. Paolo Roversi ciha costruito un giallo con un morto, su quelle acque drogate, ma anche inquinate e deturpate e irreversibilmente modificate. Ce lo dice il titolo stesso: Pescemangiacane, dal pesce siluro introdotto da qualche delinquente che ha distrutto le forme di vita del nostro lungo fiume.

In Alta definizione Eli Schwartz è generoso, non fa discriminazioni, le droghe le prova un po’ tutte. Anche perché di tempo ne ha, stando solo a casa ad abusare d’internet e d’altro. È anche un po’ ripugnante, Eli Schwartz. E forse Adam Wilson ha voluto che lo fosse, essendo contrario, lui che di droghe ne ha fatto abbondantemente uso in passato, a dipingerle come una fonte d’illuminazione. Però a schiodare Eli dal limbo d’ozio sarà proprio un uomo dipendente, da sostanze e da Viagra.

  Un altro che d’esperienza in materia ne vantava era Huxley. E oggi lo metto in recensione non solo perché nel suo Mondo nuovo gli uomini vivono in un unico grande Stato, ignari del passato, e sedotti e sedati con il soma, antidepressivo che li rende felici e per niente desiderosi d’altro. Huxley l’ho messo in recensione anche per la lettera in cui la moglie racconta la sua ultima richiesta prima di morire per morire meglio: farsi di LSD. 

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Due must
Chiudiamo con due pietre miliari del binomio letteratura-droga. Il primo è Trainspotting , romanzo d’esordio di Irvine Welsh, prende spazio a Edimburgo, ha 6 voci diverse, tutte con la propria forte dipendenza distruttiva, che sia o no eroina. Dall’uomo cinico al quasi amorale all’aggressivo al bravo ragazzo che si becca l’HIV, Welsh ha creato un gruppo umano di persi, che arriva a orchestrare un colpo dal peso di 2 chilogrammi.

Altro must librario della droga è Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Come per il precedente, saranno più coloro che hanno visto il film di quelli che hanno letto il libro. Ebbene, si perdono qualcosa. Si perdono ad esempio gli inizi della discesa franosa a cui andò incontro Christiane F., a 12 anni appena, in un centro luterano. E si perdono la sua voce diretta su cos’abbia significato doversi vendere del tutto per un po’ d’eroina.


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sabato 3 agosto 2013

Vecchi & Nuovi: Muse inquietanti, passione, mafia e Oriente..


  


India e Cina, AA. VV. 
L’editore ISBN s’è concentrato in Oriente.  Entrambi raccolgono contributi di scrittori, giornalisti, artisti nati negli anni 70 in quei Paesi. Lo scopo? Rendere un quadro variegato, ritmato, polifonico di quello che sono quei Paesi oggi, di cosa sono diventati nel tempo, di quanto abbiano di occidentale, di quanto sia rimasto delle vecchie tradizioni orientali, di come vivono realmente le persone ogni giorno, di quale sia la società che si è formata e si sta formando. In India ci sono la donna di pulizia, il guidatore di risciò, il regista porno, la comunità trans di Mumbai, studi fotografici particolari. In Cina ci si muove frenetici tra tecnologia, televisione, denaro e una cultura con cui non possiamo pensare assolutamente di non dover fare i conti.



 Se muoio, sopravvivimi,di  Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo 
Palazzolo è un giornalista, Cordaro è il figlio della donna di cui il giornalista ha voluto si conoscesse per bene la storia. Il primo scava tra i documenti processuali, i verbali, gli articoli di giornale, il secondo racconta chi è stata Rosalia Pipitone, figlia di un boss mafioso, desiderosa di una vita da persona onesta e libera di far di sé ciò che volesse. Purtroppo il 23 dicembre del 1983, a Palermo, entrò in una sanitaria, fece una telefonata e quando si volse dal telefono a gettoni si ritrovò con una pistola puntata contro da un bandito andato là a rapinare. Si scoprì solo tanti anni dopo che quella rapina era stata una messa in scena, voluta dal padre, per farle capire chi comandasse.


 Non dire notte,di Amos Oz 
Theo non è un uomo giovane, incontra Noa. La porta a vivere con sé, e vivono bene insieme, fino a che non arriva un nome a cambiare tutto: Immanuel Orvieto. Che non è l’amante di Noa, ma un ragazzino per cui lei è chiamata a una sfida dura. Sfida che fa venire a galla differenze profonde di approccio alla vita. Da una parte c’è Noa col suo entusiasmo di cominciare sempre qualcosa, convinta che mai sia inutile e mai sia tardi, dall’altra Theo, che si pone sul versante opposto. Si raccontano entrambi, le due voci s’alternano nella narrazione, in questo libro che, come ha detto lo stesso Oz, “parla d’amore, gelosia, passione, morte. Di gente che vuole fare qualcosa di buono, fare del bene – tema molto raro in letteratura – e poco importa se lo fa in piccolo”.


 Salambò, di Gustave Flaubert 
Dopo aver scritto e pubblicato Madame Bovary, Flaubert dichiarò a un’amica che aveva intenzione, da scrittore, di allontanarsi dalla contemporaneità. Lo fece effettivamente, tanto che in Salambò arrivò al terzo secolo avanti Cristo, a Cartagine, in mezzo al sangue degli scontri provocati dai mercenari insorti, stanchi di non esser pagati. Su tutto ciò si staglia Salambò, e la passione contraddittoria che la prende per Matho.
Flaubert, che per scrivere questo romanzo studiò e si trasferì a Tunisi per un po’, non si risparmiò niente nel dare dettagli crudi e spietati, dei fatti e dei sentimenti e dei gesti umani, e mise in campo il suo tono più viscerale.



Memorie della mia vita, di Giorgio De Chirico
Autobiografia del notissimo pittore (fratello del notissimo scrittore Alberto Savinio). Il nome vi avrà già detto tutto, ma se non l’avesse fatto ecco qua uno dei suoi quadri più celebri: Le muse inquietanti.




E se non aveste in mente la sua faccia, questo è uno dei suoi autoritratti..



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martedì 30 luglio 2013

Allora non ci capiamo proprio...

Qualche volta, a pranzo, vado in un ristorante qui vicino:
L’ho fatto anche giovedì scorso. E si è riproposto un episodio già sperimentato: sono stata servita dal cameriere più incomprensibile del triveneto. Una volta gli ho domandato delucidazioni su un antipasto, e in pratica le sto ancora aspettando. L'ultima volta, a fine pranzo, si è avvicinato e ha detto: “‘O surdato ‘nnammurato”.
O meglio questo è quello che ho capito. Lui non è napoletano (dovrebbe essere straniero, ma non ne sono ancora sicura) e io non ho compreso. Dovrebbe avermi chiesto se volessi il caffè in realtà, perché dopo il mio annuire sorridente è arrivato con una tazzina in mano.
Oggi parliamo di incomprensioni.
 


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Si tace o si mente
Richard Ford la pensa come me sulla presunta incomunicabilità tra Donne e uomini: “credo che a livello emotivo ciò che vale per l’uomo valga anche per la donna”. Questo significa che se d’incomprensione si deve parlare, se ne deve parlare per certe nostre caratteristiche umane più che di genere. E da dove vengono? Da un vizietto che c’accomuna, quello di metterci al centro e non fare il semplice salto per finire nella testa dell’altro. Tre belle storie per dirlo.

Una delle questioni che gli scrittori si pongono dall’alba dei tempi: la distanza inevitabile tra realtà e parole. In Un pezzo di uomo è su più piani: un’anziana è chiamata da uno scrittore a registrare il racconto della propria vita. Poi lui lo scriverà. Però a sentire lei “tutto ciò che ho detto è stato distorto”. Ma la vecchia Salme, che ha un marito muto che riacquista la parola per un attimo solo per pronunciare una frase che contiene il titolo del libro, qualcosa tace.


Dall’omissione alla menzogna. Un semplice interludio gioca con quella di una donna, che sposa un uomo, poi ne sposa un altro, mente, si ficca in una tragicommedia degli equivoci niente male, decide di confessare al secondo sposo il tutto, e qui Thomas Hardy, che ci sa fare, dà la stoccata da maestro nello stravolgere le convenzioni e far entrare a gamba tesa il destino beffardo nella vita di questa persa signora incastrata.
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Ci fregano le parole
Massimo Maugeri ha notato un paradosso: viviamo in un’epoca in cui i mezzi per esprimersi sono intensificati al massimo, ma riusciamo nel comunicare noi stessi alla fine di tutto? O si tende a creare una specie di sé sdoppiato? Viaggio all’alba del millennio parte anche da questa domanda, e si dà risposte diverse, con racconti diversi, che hanno toni diversi e diversi metodi di comunicazione: dal telefono alla chat erotica, dal dialogo alla lettera scritta a mano.
Infine, un genio che lasciava impronta di sé ovunque si applicasse, e che conosceva la lingua italiana meglio di se stesso: Achille Campanile. Manuale di conversazione, che è una raccolta di racconti, lo dimostra, costruendo storie intere d’incomprensione su singole parole pronunciate in malo modo o usate in contesti errati. E ti sorprenderai accorgendoti di aver assistito non poche volte a storie così.


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mercoledì 24 luglio 2013

Classici dimenticati: Alexandre Dumas " L' AVVELENATRICE "





La Marchesa di Brinvilliers, protagonista di una delle storie meno note del famoso Alexandre Dumas, aveva tutte le qualità che una donna del suo secolo potesse desiderare. Di fattezze minute e di bellezza reale ma non criarda, era animata da un carattere fermo, tendente a sprazzi di ilare giovialità, in un insieme di luci e di ombre che poteva gioire di leggeri elementi di charme che uniti alle possibilità offerte dalla sua condizione nobile, facevano di lei una potenziale maliarda. E senza tradire tale aspettativa, la penna di Dumas le tesse intorno un destino da Conte di Montecristo in versione abbozzata, rendendole l’onore di possedere molteplici cavalier serventi come il misterioso Sainte-Croix, probabile figlio illegittimo di un grande signore, e di affascinare molti anche all’estremo limitare della sua infausta esistenza, che ha ispirato una serie intitolata “Crimes célèbres”, formata da romanzi consacrati proprio agli efferati assassini passati agli onori della cronaca e del quale il più noto racconto narra le vicende di una certa “Maschera di ferro”.
A ventott’anni, la marchesa di Brinvilliers era nel pieno della sua bellezza: di piccola statura, ma di forme perfette; col viso tondo incantevolmente leggiadro; dai tratti tanto più armoniosi in quanto mai alterati da alcuna sofferenza interiore, come quelli di una statua che per una qualche magia abbia momentaneamente preso vita, e ciascuno poteva prendere per il riflesso della serenità di un’anima pura quella fredda e crudele impassibilità, che non era altro che una maschera per coprire il rimorso.
Tra veleni e intrighi, prigioni e amori, confessori e confessioni, incontri e catture nelle strade parigine dai nomi incantati come il Quai de l’Horloge, va in scena un classico, ma di quelli generalmente dimenticati dalla “retta via” della storia della letteratura…

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Vecchi e Nuovi... Titoli che non passano Mai di moda e Autori davvero promettenti..




 Bacacay, 
di Witold Gombrowicz 
Partiamo dal titolo che a nessuno dirà molto. Ed effettivamente… Bacacay è semplicemente il nome della strada di Buenos Aires in cui l’autore visse. Perché la scelse a intitolare il suo esordio letterario? “Per lo stesso motivo per cui una persona dà un nome ai suoi cani – per distinguerli tra loro”. Ma di che parla allora questa bella raccolta di racconti? A questo punto c’è da dire chi sia Gombrowicz, per chi non lo sapesse: era uno scrittore polacco, uno scrittore geniale, dinamico, divertente, con una certa tendenza a captare, prima in sé e poi sulla pagina, i nostri meccanismi psicologici e i modi a volte tragicomici con cui interagiamo tra noi. E, non posso tacere quest’altra caratteristica avendo per lei un certo debole, era assolutamente bravo nella satira e nel mostrare quel qualcosa di paradossale o assurdo che la vita reale non fa mai mancare.


 Carta carbone, 
di Julio Cortázar 
Uno dei miei scrittori preferiti di sempre. Se non lo conoscete dovete assolutamente farlo, soprattutto se vi piace (torniamo a nominarlo) l’assurdo “realistico” che era ad esempio di un altro maestro come Buzzati. 
E' arrivato poco fa questo Carta carbone, una raccolta di lettere “ad amici scrittori”, e visto il fascino che un uomo come Cortázar aveva stampato addosso, ci daranno materiale tanto valido quanto un ottimo pezzo di fiction. Ce ne sono un centinaio, di lettere, si spazia tra tutti i toni possibili, e si delinea mano a mano la sua vita e quella di ciò che lo circonda.


Classicone:
 La luna e i falò,
di  Cesare Pavese
 È stato l’ultimo romanzo di Pavese, è vero, ma il primo che io dell’autore ho conosciuto. Ed è vero anche che ci sono eventi terribili, in questo libro, ma in fondo tocca fare i conti pure con quelli. Abbiamo Anguilla, un figlio di nessuno che c’accompagna tra le terre del Piemonte e la sua gente, e viaggia, si sposta, si trasferisce, gira, ma niente, dopo un po’ sente il bisogno di tornare: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Ma anche e soprattutto “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.”



Sogno criminale,
 di James Hadley Chase 
Riconosciuto come uno dei più grandi scrittori di thriller di sempre, Chase costruì architetture di libri che ti intrappolano e ti trascinano ad andare avanti, fino alla fine, fino allo stravolgimento assolutamente incredibile che solitamente brandisce in chiusura del libro, quasi fosse un’arma per ri-stordire il lettore già stordito dall’ipnosi in cui è caduto per tutta la durata del romanzo. Questo è Chase, è Sogno criminale non fa eccezione.


Chiamate telefoniche,
 di Roberto Bolaño 
Altro fuoriclasse. Che c’è in questo libro? Ci sono un po’ tutti gli argomenti che Bolaño toccherà poi nei romanzi corpulenti come 2666: il caso, le relazioni umane, gli scrittori falliti o piuttosto eccentrici, la violenza, giusto per dirne solo alcuni. Chiamate telefoniche è perciò un ottimo modo per approcciarsi all’autore cileno, che l’approccio lo merita tutto.

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sabato 20 luglio 2013

Recensioni al volo: Gialli e altri generi non meglio identificati..


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Tito di Gormenghast, di Mervyn Peake:
 primo volume della trilogia di Gormenghast, dal nome dell’immenso castello in cui prende luogo. Tanto immenso che in pratica è una città. Questa è una trilogia che alcuni provano a incastrare nel fantasy, ma del tutto fantasy non è. Sfugge a una categorizzazione netta, e questo credo sia positivo. Tito è il protagonista, ma neanche tanto; perché in questa trilogia Peake ha cura di porci di fronte un bel po’ di personaggi e di riservare a tutti la stessa cura nel parlarne e farli agire. Bei personaggi, e bei temi pure: come quello del diritto di sentire e fare a discapito di ciò che gli altri si aspettano da te.
Una curiosità: l’autore fu anche illustratore di grossi classici.


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 È questo il modo in cui finisce il libro: 
questo l’ha scritto un editor che si mantiene anonimo e che ha avuto modo di toccare con mano le scelte sbagliate di certa editoria. Le racconta, parla della propria esperienza senza filtri, vuole far capire come mai lo stato dell’editoria italiana sia praticamente da moribondo. E per questo c’è bisogno di un corpo del tutto nuovo.
 
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La casa tonda,di  Louise Erdrich: 
questo è un giallo, ma non solo. Di nuovo l’incasellamento in un unico genere non è possibile. La Erdich ha una tendenza da scrittrice: occuparsi degli indiani, intendendo i nativi americani. Lo fa anche in questo suo ultimo romanzo. E lo fa attraverso un bambino di 13 anni, un delitto incredibile e la testimone di quel delitto, la vittima, che però è diventata come muta. Oltre a una storia gialla assai ben costruita, ne esce il quadro di una comunità con le sue tradizioni e le sue credenze, e il contesto in cui si è ritrovata a sopravvivere.

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Il cuore nero di Paris Trout, di Pete Dexter: 
me ne sono appena accorta che è arrivato, non posso non dirvelo. Romanzo nero, e non solo per il titolo, non solo perché nella piccola città in cui si svolge convivono bianchi e neri, non solo perché la ragazzina a cui si spara addosso è nera, non solo perché allora viene fuori un problema tra neri e bianchi, non solo perché di razzismo l’uomo bianco che ha sparato non si sarebbe mai potuto sospettare, ma è nero anche perché ha quest’effetto su chi legge: lo porta a chiedersi, per forza, di cosa sarebbe capace con la parte più nera di sé. Siamo così non razzisti come pensiamo di essere?



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giovedì 18 luglio 2013

Luglio, col bene che ti voglio... Altre cinque recensioni...

 
Che Luglio sia torrido... Tanto 'state freschi' con i consigli della Libraia..!!
 Ecco per voi 5 recensioni...
 
 

Il re 
di Evan Wright e Jon Roberts: 
Wright è un reporter e uno scrittore americano in patria ben noto, Jon Roberts era un mafioso morto meno di un paio di anni fa. Perché Wright ha scritto un libro su di lui? Perché, nato John Riccobono, fu testimone e attore attivo delle tappe che la mafia italoamericana toccò nel tempo, dal secondo ‘900. Il padre lo svezzò a soli 7 anni portandolo ad assistere al suo primo omicidio. Dice Evan Wright: “La maggior parte degli abitanti di Little Italy erano cittadini obbedienti alla legge, che non volevano avere nulla a che fare con la Mafia. I Riccobono no, non facevano parte di questo gruppo. Il padre di Jon e i suoi zii raccontavano una storia che era l’equivalente mafioso dello sbarco in America dei pellegrini del Mayflower: arrivarono a New York dalla Sicilia sulla stessa nave che aveva trasportato Lucky Luciano”.


Una cosa divertente che non farò mai più
di David Foster Wallace: 
 è estate ed è tempo di vacanze per molti. Se siete tra questi molti e avete voglia di un libro che abbia da presentarvi gente in vacanza come voi, ci siamo (ma ci siamo anche se resterete a casa). Perché Wallace, che è entrato da un po’ nel mio Olimpo personale di scrittori di cui è un inestimabile peccato fare a meno, racconta la propria esperienza su una nave da crociera di lusso, circondato da suoi compatrioti in relax e dal personale straniero della nave che ha il magico dono di anticipare quasi ogni tuo desiderio. È un libro divertente, intelligente, e di quella leggerezza di cui abbiamo parlato altre volte, quella, cioè, che non vuol dire superficialità, e che non implica che quel libro lì, non l’avessi letto, sarebbe stato lo stesso.


Hanging Man 
di Barnaby Martin:
 Ai Weiwei è un artista cinese. Fin qui tutto bene. Va meno bene quando, per il semplice fatto di aver detto cose che il governo non ha troppo gradito, viene imprigionato. Ci rimarrà 81 giorni. Che succede a questi artisti e intellettuali che in Cina hanno la temeraria idea di esporsi contro la linea governativa? Il giornalista Barnaby Martin, che ha vissuto diverso tempo là, ha incontrato Ai Weiwei e gli ha chiesto di raccontarlo. Si capisce così che, almeno nel caso di Ai Weiwei, non sono da denunciare maltrattamenti fisici, bensì psicologici. E si scoprono metodi surreali che guardie e funzionari applicano.


 Get the picture 
di  John G. Morris:
 l’autore è uno dei più celebri fotografi del mondo, ha immortalato eventi storici, e ce lo racconta, ci racconta la storia che ha portato a una data foto in un dato momento epocale. Ma ci racconta anche cosa ha significato fare il picture editor, cioè essere il responsabile dell’intera squadra di fotografi assunti da una rivista (e parliamo di riviste come il Washington Post e il New York Times). E poi ci racconta il business della notizia, e qui non si può fare a meno di parlare di censura. Ancora, ci racconta le sue più grandi amicizie, come quella con Robert Capa, altro grande fotografo, che morì con la macchina fotografica in mano.


Oberon l’avamposto tra i ghiacci 
di Paolo Aresi: 
primo romanzo in assoluto dell’autore di fantascienza italiano che risponde al nome di Paolo Aresi, che, dopo quest’esordio, ha confermato di saperci fare con altri romanzi e racconti. Nel 2004 si è beccato il Premio Urania per Oltre il pianeta del vento.
Con questo suo primo lavoro siamo su un satellite di Saturno e il Sistema Solare ha improvvisamente un pezzo in meno: la Terra.

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..E come sempre,
Buona Lettura!