mercoledì 13 novembre 2013

Emozioni forti... Le recensioni di Metà Novembre

   

Ti chiamo per nome, Elena Parasiliti (Terre di mezzo): l’autrice di questo libro è anche colei che qualche anno fa ha ripreso in mano Terre di mezzo, il “giornale di strada” nato nel 1994, per evitare che si smorzasse e non ricomparisse mai più. Contribuiscono a tenerlo bene in vita reporter che trascorrono fisicamente del tempo immersi in ciò di cui andranno a parlare.
Questo libro risponde a questo criterio. Elena Parasiliti ha visitato e sperimentato il modo di lavorare di 9 associazioni italiane che svolgono un compito particolare: ricucire gli strappi tra la gente. Ovvero, laddove c’è stato uno sgarro, una lite, un contenzioso, un reato anche, chi lavora in queste associazioni fa in modo di far riavvicinare i protagonisti dello strappo. Da semplici liti tra colleghi a reati sessuali, autore e vittima del torto dovrebbero cominciare o tornare a comunicare. La più vecchia di queste associazioni è comparsa nel 1995, a Milano, e si chiama Centro italiano per la promozione della mediazione.
C’è poi chi ha preso spunto dalle scuole del perdono sorte a Bogotà, chi si preoccupa dei minori che prendono brutte strade, chi è stato in carcere e gira per le scuole raccontando cos’ha fatto e come ha cercato di recuperare.

Le benevole, Jonathan Littell (Einaudi): romanzo con cui Littell si guadagnò gli onori della cronaca. La riscaldò questa cronaca, la smosse, perché il romanzo monumentale Le benevole portò in scena uno dei contenuti più forti del ‘900 e ce lo portò con incredibile ricchezza di dettagli.
Siamo tra il 1941 e il 1945, colui che ci narra la propria storia è Maximilien Aue, un ufficiale delle SS. Un uomo che, nel ricordare gli eventi attraverso cui è passato, non intende risparmiare niente. Questo significa: scene di morte bruta prive di qualsivoglia pathos; resoconto della vita burocratica fatta di riunioni e decisioni e cariche, faccende pratiche quotidiane che coinvolgono personaggi che si è soliti invece immaginare in gesti grandiosi e terribili; tratti storici e sociali del tempo; registrazione degli stati d’animo e delle trasformazioni che questi stati d’animo subiscono nel corso della carriera di Aue, dai sensi di colpa e dalla nausea iniziali all’indifferenza “non tetra, ma lieve e precisa”.
È un libro che, una volta apparso e letto, ha sollevato reazioni rumorose, sia da chi l’ha trovato uno dei più grandi testi del nostro tempo, sia da chi ha criticato Littell per aver dipinto una figura demoniaca affascinante che rischia di farci sentire vicini a certi criminali; vedi Claude Lanzmann, autore del documentario Shoa, che si è espresso così a proposito delle Benevole: “Attenzione dunque a non estrarre dalle viscere della Storia demoni troppo talentuosi, possono esercitare sul lettore un fascino assassino ad accettarli perché sono simili a noi, umani troppo umani”.
Ma Maximilien Aue, ci tiene a dirlo, non è un demonio: “Non penso di essere un demonio. Per ciò che ho fatto c’erano sempre delle ragioni, giuste o sbagliate, non so, in ogni caso ragioni umane. Quelli che uccidono sono uomini, come quelli che vengono uccisi, è questa la cosa terribile. Non potete mai dire: ‘Non ucciderò’, è impossibile, tutt’al più potete dire: ‘Spero di non uccidere’. Anch’io lo speravo, anch’io volevo vivere una vita buona e utile, essere un uomo fra gli uomini, uguale agli altri, anch’io volevo aggiungere la mia pietra all’edificio comune. Ma la mia speranza è stata delusa, e si sono serviti della mia sincerità per compiere un’opera che si è rivelata malvagia e perversa, e io ho varcato le cupe frontiere, e tutto quel male è entrato nella mia vita, e nulla di ciò potrà mai essere riparato”.
E Littell ha spiegato, a quelli che gli hanno criticato il fatto che questo Maximilen Aue non sia verosimile, che lui aveva in mente un’operazione diversa rispetto alla verosimgilianza:
“Max Aue è un raggio X che esplora, uno scanner. Effettivamente non è un personaggio verosimile. Non cercavo la verosimiglianza, ma la verità. Non vi è romanzo possibile se ci si aggrappa al solo registro della verosimiglianza. La verità romanzesca è di un altro ordine rispetto a quella storica o sociologica”.

Che cosa hai fatto, Raul Montanari (Baldini & Castoldi): Montanari è traduttore e scrittore lombardo che si è divertito spesso col noir. Ecco, Che cosa hai fatto non è noir. E anch’esso ha avuto modo di sollevare reazioni rumorose alla lettura, più che altro per le scene di sesso che nulla lasciano all’immaginazione (ok, nulla è impossibile; diciamo che le lasciano poco spazio) e che hanno fatto sì che la ricerca di un editore disposto a pubblicarlo durasse anni.
Siamo in una Milano da un volto diverso dall’attuale, e sotto un Presidente che è un dittatore. C’è gente che si ribella e protesta da una parte, e dall’altra un uomo quasi quarantenne che decide di lasciare la strada e qualsiasi cosa succeda fuori e di rifugiarsi in altri lidi. Lido che ha il nome di Beatrice e la forma di un patto: Beatrice deve fornirgli ore di piacere crescente fino al giorno del suo suicidio.
L’idea da cui Che cosa hai fatto è nato l’ha chiarita lo stesso Montanari: “Avevo in mente un’immagine semplice: un uomo si dà dieci giorni di vita e decide di provare emozioni forti prima di suicidarsi”.

sabato 9 novembre 2013

La volta buona.....


Mi è capitato di leggere in questi giorni un articolo sui ricordi della moglie di Lou Reed.  Laurie Anderson, a 61 anni, al telefono con Lou Reed, diceva: “Ci sono tante cose che avrei voluto fare e che non ho fatto”. Me n’è venuta in mente una mia. Da una decina di anni, dopo aver letto il libro di Paolo Nori , Bassotuba non c'è, La mia fissazione è stata veicolata sul bassotuba, appunto, perché lo trovo uno strumento molto 'poetico'.. (In passato la stessa voglia prese forme diverse: durante l’infanzia fu quella di uno strumento decisamente in voga tra i bambini: l’arpa (…); poi fu la volta del pianoforte, di cui ero convinta sarei diventata un asso, poi il violino e la batteria). Ma, al di là di studiare un manuale e il pentagramma, non ho prodotto una nota con le mie mani finora. Perché? Non lo so. Eppure è una delle cose che più vorrei fare adesso.
Dunque, niente, oggi parlo 

del passare all’azione
Che è quello che farò anch’io con l'idea - che covo da 10 anni, minimo- di inizare a suonare il bassotuba 
(l’ho detto eh, siete tutti testimoni). 

 

Scrittori attivi, personaggi meno

Kapuściński è stato un reporter d’enorme valore, attivo in tutto il mondo, anche in quei luoghi in cui di attivo per anni ci fu ben poco. Come in Etiopia, dove dominò Hailé Selassié, un monarca di cui il reporter scoprì vizi, manie e abitudini con le quali riuscì a cambiare tutto per non cambiare niente. Kapuściński intervistò i suoi cortigiani da cui carpì stile di vita e fissazioni del Negus, come la fede nel “principio del secondo sacco”.

Altro libro in cui chi scrive ha fatto molto e chi è personaggio agisce poco. Zhu Wen è un autore cinese che ha abbandonato un lavoro fruttuoso e certo per la scrittura, non ha lasciato la Cina e la sua censura, e s’è dato da fare per i suoi colleghi con un movimento di “Rottura”. Xiao Ding è invece l’uomo che si muove (poco) in Se non è amore vero allora è spazzatura: non compie niente, non crea sviluppi, osserva ed è statico in una realtà, quella cinese, che statico, effettivamente, non solo lui ha fatto diventare.


Nei Piatti più piccanti della cucina tatara c’è invece chi agisce troppo, agisce pure per gli altri. È la signora Rosa, che offende, manipola, s’estende in spazi non suoi. È spietata nei giudizi, è invadente nelle azioni. La figlia, “bassa che mi arrivava alle spalle, priva di forme vere e proprie (…). E per giunta (…) stupida”, è “un mostro” da indirizzare. E se le azioni che Rosa progetta deviano dalla retta via, non esiste scrupolo che tenga; ci vanno riportate.


*** 
Suona e basta

Ora musica e azione insieme. Chet Baker, sono i suoi diari e il libro si intitola Come se avessi le ali. Baker fu un immenso trombettista jazz che la musica la mise in azione eccome, ma fu molto attivo anche in ambito di abitudini tese e droghe pesanti e perenni. C’è questo nel libro insieme al jazz, poi ci sono le donne, e certa vita inquieta, quella che finì alla finestra di un hotel di Amsterdam nel 1988.

Infine un romanzo d’esordio degno di nota: I segnalati, titolo che viene proprio dalla musica, da un’opera di Schrecker, e che sta per i deformi umani. C’è un personaggio nella bella storia di Giordano Tedoldi, il maestro Spitta-Sordello, che la musica la mette in azione scrivendola oltre che suonandola al pianoforte, e scrivendola con una particolarità, che suscita in qualcuno perplessità, e il maestro allora chiede: “Le danno fastidio le croci uncinate sull’asta delle note?”.

domenica 3 novembre 2013

Presentazione del libro 'PORTARE I PICCOLI' e incontro con l' Autrice Esther Weber




Presentazione del libro
'PORTARE I PICCOLI'
e incontro con l' Autrice
Esther Weber
***

Sabato 16 Novembre, ore 18.00
Piccola Libreria Andersen
* (entrata libera) *


Da alcuni anni la modalità di portare i bambini addosso è un fenomeno in crescita anche in Italia. Questo libro chiarisce che portare, oltre ad essere una pratica antica tutt'ora presente in molte parti del mondo, è una modalità rispettosa e adatta nella relazione tra genitori e bambini proprio nella realtà occidentale e risponde in modo sicuro alle molteplici domande pratiche di chi porta. Infine offre una valutazione oggettiva dei supporti ausiliari reperibili e delle tecniche più semplici per iniziare e continuare a portare.








Esther Weber, svizzera tedesca, è madre di due bambine. Vive in Italia dal 1995. Si dedica dal 2001, in occasione della gravidanza e nascita della prima figlia, teoricamente e praticamente al tema del "portare i piccoli". Ha progettato e realizzato interamente il sito indipendente di informazione www.portareipiccoli.it . È socia fondatrice e presidente dell'associazione "Portare i piccoli", che promuove in Italia la cultura del portare attraverso l'informazione accurata ed indipendente ed una formazione di qualità. Tiene incontri informativi e corsi per genitori. È consulente per la formazione al portare ad operatori della prima infanzia.




 " Mamma,
Tu sei fortezza,
Tu sei sicurezza, Tu sei...tutto per me.
Non sei tempo che passa, non sei vento che soffia.
Tu sei il mio sostegno,
mi coccoli,
mi stringi forte, forte
e non mi lasci più. Sei rosa che sboccia
nel giardino incantato del mio cuore.
Tu sei soltanto una cosa: la mia mamma."

***
'Dedicata alla Mamma'
Poesia di Gianmarco, 8 anni.

martedì 29 ottobre 2013

Dolcetto o.. Libretto?! 5 Consigli per Halloween :-))





... Halloween ...
 .. è alle porte e, con esso, la solita diatriba sul fatto che non essendo una festa della nostra tradizione non dovremmo prenderla in considerazione. Festa o meno è un’occasione come un’altra per leggere qualcosa di particolare e, nello specifico, a tema horror, thriller o, in ogni caso, di “paura”.


Di libri del genere è pieno il mercato e ce ne sono sempre di più, quindi stilare un elenco di quali leggere può essere arduo, dal momento che ognuno ha i propri gusti e il proprio livello di “paura”. Ma io voglio provare a consigliarvi 5 titoli che rientrano tra le mie letture 'spaventose' preferite..

 
***

"CARMILLA"
di J. Sheridan Le Fanu

Questo racconto dello scrittore irlandese Le Fenu, sicuramente uno dei modelli del "Dracula" di Stoker che uscirà pochi anni dopo, è una delle più inquietanti e struggenti storie di vampiri che sia mai stata scritta e allo stesso tempo una seducente e diabolica storia d'amore tra due donne.











"L'ALLIEVO"
di Patrick Redmond

“L’allievo” è un thriller psicologico di alta classe contraddistinto da un deliziosa impronta stilistica tipicamente inglese. Redmond è maestro nel narrare ciò che di oscuro pervade l’animo umano, dove sentimenti come l’odio e l’istinto di vendetta sono pesanti come lastre di marmo, dove ritmo serrato e tensione sono insostenibili fino alla sconvolgente sorpresa finale rivelatoria. Lavoro eccellente come in ogni buon thriller psicologico che si professi tale è riservato alla caratterizzazione dei personaggi che ne escono tratteggiati in maniera eccellente; probabilmente in “L’allievo” è descritto uno dei personaggi più inquietanti e crudeli che la mia mente ricordi.





RACCONTI
di H.P. Lovecraft
 
 Autore di numerosi racconti, come Dagon, Il colore venuto dallo spazio, Il richiamo di Cthulhu e L'orrore di Dunwich, e di romanzi, tra cui Il caso di Charles Dexter Ward, Le montagne della follia e La maschera di Innsmouth, oltre ad alcuni racconti in versi, non molto apprezzato dai critici del suo tempo, probabilmente perché troppo straniante, non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. Molte delle sue opere sono state fonte di ispirazione per artisti di tutto il mondo, nella letteratura così come nel cinema e nella musica. Infatti, uno dei maggiori studiosi lovecraftiani, S.T. Joshi, definisce la sua opera come "un inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi".
 
 
 
"PET SEMATARY"
di Stephen King
 
In una limpida giornata di fine estate, la famiglia Creed si trasferisce in un tranquillo sobborgo residenziale di una cittadina del Maine. Non lontano dalla loro casa, al centro di una radura, sorge Pet Sematary, il cimitero dei cuccioli, un luogo dove i ragazzi del circondariato, secondo un'antica consuetudine, usano seppellire i propri animaletti. Ma ben presto la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti e dall'improvviso ridestarsi di forze oscure e malefiche.
 
 
"IL GIRO DI VITE" 
di Henry James
 
In un'atmosfera tesa e allucinante, misteriosa e ambigua, James realizza con grande maestria una delle sue opere più riuscite. Solo in apparenza una storia di fantasmi, Il giro di vite organizza e lega al suo interno una notevole quantità di temi. Asse privilegiato del racconto è però la ripetizione: i due revenants che si accampano sulla scena del romanzo non sono altro che la figura retorica dietro la quale James nasconde, e svela, il problema di ciò che ritorna, di ciò che si ripete. Attraverso l'impiego di una tecnica narrativa "sperimentale" che adotta il punto di vista dei personaggi, James anticipa i procedimenti metaletterari del romanzo del Novecento.
 
 

La casa di Alda...

Il letto sul quale si lasciò ritrarre, e sul quale sono sparsi ad arte alcuni indumenti, la scala che scendeva a fatica, la radio, il telefono, un vecchio pacchetto di sigarette, le chiavi col nastro rosso, il pianoforte, lo specchio sul quale scriveva col rossetto, in vari impeti e la scrivania con quella macchina da scrivere alla quale consegnava pensieri e dolori e che ormai portava al posto della carta una foto famosa. Tra pochi giorni ricorre l’anniversario della morte di Alda Merini, scomparsa nel novembre 2009, eppure la sua casa-museo, ricostruita in una ex tabaccheria di milano, non lontano dalla storica residenza della Merini sui Navigli e pensata come un luogo per la promozione di giovani scrittori e poeti che, almeno per il momento, non è più visitabile.
Chissà cosa ne penserebbe lei, la poetessa che aveva desiderato vedere le porte della dimora tanto amata sempre aperte su quella riproduzione commemorativa di stanze nate al pubblico il primo giorno di primavera del 2011, data di nascita della stessa Alda, scelta anche per la festa nazionale della poesia, testimonianza del continuo rigenerarsi della natura e ormai chiuse..


" La città nuova
Ecco un bianco scenario
per tratteggiarvi l’accompagnamento

degli oggetti di sfondo che pur vivono.
non ne sarò l’artefice impaziente.
Berrò alle coppe della nostalgia,
avrò preteso d’ozio nelle lacrime.."


Alda Merini
(Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009)



sabato 26 ottobre 2013

Partire ...o no?

Ieri ho avuto il piacere di ascoltare una bella signora libanese raccontare di quando, giovane, se ne andò dal suo Paese e dai bombardamenti.  Mentre divideva con me dei pezzi di cioccolato artigianale (grossi quanto la mia testa), mi raccontava cosa fosse vivere nella paura e nella fuga. Fino a quando ha preso un aereo, ha cambiato i piani che la volevano in Francia, è finita in Italia, e c’è rimasta. Un Paese in cui era dovuta venire non per scelta, brutalmente, e di cui non conosceva nulla, né abitudini né lingua. Ma di questa ha avuto subito un assaggio.
In aeroporto, le prime parole in italiano che le vennero rivolte:
Ah bbbbbonaaaaaa!”.
Il significato l’ha capito mesi dopo.  

Le recensioni di oggi parlano di...
  Emigrazione. 




Definitivamente
Chi ha lasciato il Messico, in cui era nata, ed è andata a New York è Alma Guillermoprieto. Che poi però, per una delusione, s’è spostata di nuovo, stavolta a Cuba: “Mi venne offerto un lavoro nel luogo che meno mi interessava al mondo”, e lei ha accettato. Da allora non è stata più la stessa, perché s’è trasformata in giornalista e ha girato l’America Latina, tra avvoltoi, Ricky Martin, premi Nobel aspiranti governanti, polizia corrotta, narcotrafficanti, giornalisti uccisi. È tutto in Cronache dal continente che non c’è.
  Luigi Di Ruscio ha smesso di andare a scuola in quinta elementare, poi ha letto tanto, grandi autori, e a un certo punto ha sentito Fermo una trappola, è partito per Oslo, ha lavorato in fabbrica a far chiodi, ha composto poesie per cui s’è beccato le lodi di gente come Porta e Calvino, ha scritto Palmiro, il primo romanzo, in cui ha parlato della sua partenza e del suo lavoro, poi pochi anni fa ha scritto il secondo, che si chiama L’allucinazione , ed è tra i miei consigli del mese.

 ***
Temporaneamente
Adesso località di villeggiatura, turismo, viaggi temporanei. Prima in montagna. Il titolo farebbe pensare piuttosto alle partenze definitive appena viste, invece Gli addii , un bel libro dell’uruguaiano Juan Carlos Onetti, che altrove è più che noto, porta un più o meno quarantenne in un paesino di montagna soltanto per curarsi. O meglio, dovrebbe curarsi, ma sembra restio. Noi lo osserviamo, nel suo appartarsi, con gli occhi del droghiere del posto, che ci fa sentire pure falsità e opinioni degli abitanti a lui vicini, e sbirciare lettere destinate a quell’uomo avverso alla compagnia.
Infine il mare. Manduwoc è una località balneare turistica, dove il turismo è scemato anche a causa delle chiacchiere di Luane Devor, di cui una cosa è certa: sta per essere ammazzata. E chi la circonda, e la detesta, sarà a noi che si rivolgerà per fornirsi un alibi. Vita da niente è arrivato ieri in libreria, Jim Thompson. Un uomo che in vita ha tribolato e tribolati sono i suoi personaggi, mai limpidi.




giovedì 24 ottobre 2013

.. ma tu sei Felice?

MA TU SEI FELICE? Un' indagine sulla Felicità

di Daniela Gambino

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Cosa rispondereste alla domanda: “Ma tu sei felice?”. Nel suo libro Daniela Gambino ci conduce tra i sentieri di un'affascinante indagine.

Ma tu sei felice? Una domanda a cui non è certamente facile rispondere per mille motivi. Eppure è una di quelle domande cruciali della vita di ognuno persona. A questo interrogativo cerca di rispondere Daniela Gambino nel libro Ma tu sei felice? Un’indagine sulla felicità in libreria per le Edizioni di Passaggio.

"...Vi siete mai chiesti quand’è stata la prima volta che avete sentito la parola felicità? Che qualcuno vi ha domandato se eravate felici, l’esatto istante in cui questo concetto è entrato nella vostra vita ed è diventato primario, fondamentale? Una specie di traguardo. Un orizzonte mobile, come quando sei al mare, e nuoti, nuoti, ma non arrivi mai. L’orizzonte sembra una riga avulsa ad ogni tuo tentativo di avvicinamento. Rammentate quando la felicità è diventata un dovere, uno dei tanti della vostra tabella di marcia, insieme a quello di lavarsi i denti e di mangiare le verdure?"

L’autrice conduce la propria indagine su un duplice binario: quello delle esperienze personali di ogni persona e quello delle varie teorie che nel corso del tempo hanno cercato di fornire una qualche risposta alla felicità dell’uomo e della donna.

L’indagine di Daniela Gambino si snoda lungo tredici capitoli (il primo è l’introduzione) e una conclusione, in cui si analizzano i vari aspetti che, secondo la concezione comune, sono indici di felicità: amore, sesso, denaro, bellezza, stabilità, cibo.

Uno degli aspetti interessanti di questo libro, a mio modo di vedere, è il fatto di avere alle spalle una lunga ricerca svolta anche in quei nuovi aeropaghi che sono i social network: si sente a ogni riga che Daniela Gambino ha cercato di capire cosa significasse per gli altri – ma prima di tutto per se stessa – essere felici. Lo confessa lei stessa:

"..Il concetto multiforme di felicità intorno a me dilagava: post sui social media, tipo Facebook, infestato da massime e frasi, un fiorire di app per smartphone, ricerche scientifiche di università sparse per il mondo, un festival. Ricette di felicità di qua e di là."

Per poi continuare:

..."Questo libro trabocca del mio amore per la lettura e per la letteratura, di tutte le voci che ho cercato e spiato prima di trovare la mia. Di tutto l’amore puro per una cosa tanto indefinibile e personale come il processo di scrittura. Dedico questo libro a quanti credono che non saranno più felici nella vita. Non sarà così, tornerà, la felicità, e a quel punto saprete riconoscerla e comportarvi di conseguenza (persino ignorarla se avete fatto dell’infelicità il vostro personale eden)."



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martedì 22 ottobre 2013

Letture 'Difficili'?! ... E invece no!


Non bisogna credere all’equazione “Great Writing=Hard Reading”, ovvero non è vero che la scrittura degli Scrittori con la S maiuscola voglia dire lettura difficile. Tutt’altro. Lo dice George Saunders, che la scrittura sa farla divertente e valida. Lui credeva a quell’uguaglianza. Poi ha letto Kurt Vonnegut, che gli ha dato un piacere viscerale, che usava un linguaggio colloquiale. E quando Saunders apriva e poi chiudeva il libro di Vonnegut e tornava alla vita, quella vita gli sembrava avesse un valore in più.

Scrivere in modo semplice richiede grossa consapevolezza e padronanza della lingua. O, come disse Hawthorne, “ciò che si lascia leggere facilmente presuppone uno sforzo di scrittura enorme”.
Hemingway, che non ha mai mostrato la volontà di mettere in difficoltà il lettore stilisticamente parlando, riscrisse il finale di Addio alle armi 39 volte, e quando una giornalista gli chiese perché, cosa l’avesse spinto a farlo, lui rispose in pratica: “Azzeccare le parole giuste”.


Cinque casi di grande scrittura e semplice lettura.


Narratore artigiano

L’attacco me lo dà un’attesa novità: Dieci dicembre. Il lavoro certosino che fa sì che un grande scrittore riesca a parlare con semplice lingua può accostarsi a quello che fa sì che un grande scrittore riesca a narrare ciò che vuole narrare in poche pagine. Proprio come Saunders, che quando scrive una short story c’è una cosa che non vuole fare: caricarla troppo d’idee che ha l’ansia di esprimere. Il suo merito, è stato detto, è che se alcuni con la lingua s’avvicinano al modo in cui le persone parlano, lui s’avvicina al modo in cui le persone pensano.
Altra autorità in fatto di semplicità: Alice Munro, che s’è presa il Nobel per la Letteratura una settimana fa. Questa bella signora canadese di 82 anni dice di non essere assolutamente un’intellettuale, e la traduttrice italiana Susanna Basso individua ciò che più è duro nel maneggiarla: non tradire la semplicità di linguaggio delle sue storie che toccano i nostri punti più elementari e comuni.
Yoram Kaniuk è israeliano, e dello Stato a cui appartiene ha visto la nascita cruenta. Da sempre munito di spirito critico nei suoi confronti, l’ha dipinto, quello Stato, in 1948. Ne ha dipinto la formazione. Perché sta nella newsletter di oggi? Perché 1948 è un gran romanzo che lo scrittore affida alla voce di un giovanissimo, gli dà i propri ricordi in strada e sul campo di battaglia, li traduce col linguaggio immediato di quel giovane, e non basta: ci aggiunge pure l’ironia.
 ***

Cosa ti riserva la semplicità

Ora un genere e una materia. Il primo si fa di frasi semplici, di costruzioni piane e battute brevi, ma quando a crearlo è un grande scrittore dietro a tanta leggerezza di lettura ci sono grandi contenuti. Parlo del fumetto. E Luigi Bernardi ne era uno specialista. Dal fumetto passò alla narrativa, e qui ti presento il suo ultimo romanzo, Crepe, che s’insinua tra 5 inquilini di un palazzo bolognese.
La materia che chiamo in causa è la scienza. Ian Sample riesce a trasmetterla ai non addetti ai lavori (come me) ricordando che s’alimenta non di ricerche su ricerche soltanto, d’esperimenti e numeri, ma anche di storie quotidiane. E nell’addomesticare la scienza con la scrittura sa che è questo a cui deve puntare: un racconto che sia “corretto, chiaro e affascinante” insieme. Higgs e il suo bosone, per tornare al Nobel, ne è un esempio.

giovedì 17 ottobre 2013

" Dieci obiettivi in una gita " di Pasqualon Debora -** Incontro con l' Autrice **



Presentazione Libro
SABATO 9 NOVEMBRE, ORE 18,30
Piccola Libreria Andersen

" Dieci obiettivi in una gita "
di Pasqualon Debora
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... Immaginate che state per andare in gita a Parigi con la vostra classe e dovete fare una lista con degli obiettivi da raggiungere. Voi cosa scrivereste? Ne hanno ben dieci di obiettivi le due amiche del cuore inseparabili, Ilaria e Lisa che ce la metteranno tutta per raggiungerli. Se poi ci vanno di mezzo anche dei bizzarri sogni sarà senz'altro la gita più bella delle medie.

*Età di lettura: da 12 anni. 











.. La giovanissima Debora Pasqualon ha un grande desiderio: sin da piccola infatti il suo sogno più grande è quello di poter pubblicare un libro.. Il suo sogno si realizza nel 2012, quando a soli 14 anni scrive e pubblica 'DIECI OBIETTIVI IN UNA GITA' ; una storia delicata e giovanile,che parla di amicizie intense, teneri amori sullo sfondo di una magica Parigi...

sabato 12 ottobre 2013

Vicini di casa....

Se mentre stai facendo una cosa che devi fare pensi: “Ok, porto fuori il gatto dei vicini assieme all'immondizia, faccio una corsa a fare un prelievo in banca e in 10 minuti torno così sono a posto e posso preparare la torta per la cena di stasera.." e abiti in un quartiere in cui dimorano altri esseri umani oltre a te, non dimenticare che stai trascurando un possibile imprevisto che farà diventare quei 10 minuti trentacinque: il vicino che torna a piedi dal supermercato di zona (se non c’è alcun supermercato in zona, non importa. Starà tornando a piedi da qualche altro posto). Il vicino ti avvicinerà ponendo attenzione al gatto (come al solito), la sposterà su di te, avrà voglia di parlare mentre continuate a camminare. E ti dirà dei suoi cani deceduti, del gatto sbranato dal cane dirimpettaio, ti chiederà che lavoro fai e dove lo fai, non capirà e allora farà altre domande, inizierà a capire e vorrà approfondire, ti racconterà di quel parente che “lavora col computer” e non esce mai, ti metterà in guardia da un simile rischio, dal parente passerà al figlio e allora tornerà a parlare di cani, per dirti di quella volta che una delle tre cagne del suddetto figlio, per gelosia delle altre, si è avventata su di loro, ha mancato il bersaglio, e ha azzannato un dito del figlio “strappandogli un’unghia”.

Tutto questo m’è successo ieri mattina, e ho ancora la faccia contratta all’idea dell’ultimo dettaglio...! 

 Andiamo con cinque libri in cui s’incontrano i vicini.


 
Quartieri interi

Sappiamo dei diverbi che nascono per presenza in condominio di animali. Pensa se uno si mette in casa un maiale. Poi c’è da aggiungere una questione, a proposito di Magari fossi un’onda : il maiale, in quella città dell’Angola in quel periodo, è un animale che non va bene, è un atto di disobbedienza a chi governa. Ne nasce un romanzo che fa della comicità, che riesce a esser continua e mai scadente, la chiave più mordace per narrare di un Paese.

Jonathan Lethem ha fatto luce non su un Paese ma su un quartiere. Quello in cui è cresciuto, a Brooklyn, quando la divisione bianchi-neri era stridente. La fortezza della solitudine narra questo tipo di vicinato, e quella dimensione interiore, di quando sei bambino ed esci con gli amici del quartiere, i pomeriggi sono infiniti, e ci sono amicizie che non hai neanche il sospetto possano finire. Poi la musica, le droghe, i fumetti. Ma pure tanto altro, davvero.

Cosa succede in Pioggia nera te lo spiega un bambino. O meglio, i ricordi di un adulto di quand’era bambino, abitava in un piccolo bilocale, era costretto a dividere lo spazio con un essere odiato, guardava dalla finestra una piazza in cui ne succedevano di ogni, e captava gli occhi del bambino che viveva di fronte, in una casa, si scoprirà, coi suoi bei problemi. È un romanzo magnificamente costruito da Simenon, che fa ballare chi legge da un punto di vista all’altro, e da un lato all’altro della strada.


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Restringiamo il campo

Scendiamo a due vicini soltanto. Malamud ci ficca in una palazzina che sta per essere distrutta, ci mette a fianco uno scrittore, apparentemente unico rimasto perché ha da terminare il suo terzo romanzo, poi ci fa sentire il ticchettare di una seconda macchina da scrivere. Gli inquilini sono due, uno bianco l’altro nero, entrambi figure umane tenaci che non abbandonano i piani. Ciascuno premendo su se stesso, invischiando l’altro, in quello spazio deserto in cui si sono arroccati.

Marina Palej, scrittrice russa, ha reso il tutto ancora più ristretto: abbiamo un unico appartamento e due coinquilini. Mike e Klemens . Mike che ospita Klemens, e poi se ne invaghisce, come un maniaco, lo segue, lo aspetta, lo fotografa. Ma l’altro nelle foto non viene bene, come fosse un fantasma o un’entità non umana. Ci viene il dubbio allora che qualcosa non quadri. Chi è ‘sto benedetto Klemens? La Palej è brava a incastrare le storie, a passare dall’alto al basso nei toni e negli scenari, e a seguire il delirio di Mike e il mistero di Klemens.

***