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venerdì 1 febbraio 2013
** Cibo & Letteratura **
Dopo avervi parlato delle contaminazioni tra libri e musica, con grande piacere oggi vi segnalo un sito americano che parla di autori famosi e loro ricette, si chiama Paper and Salt
( http://paperandsalt.org/ ) Ma facciamo un passo indietro, la scoperta affascinante avviene imbattendomi in questo articolo ---> ( http://www.guardian.co.uk/books/booksblog/2013/feb/01/virginia-woolf-other-great-literary-cooks?CMP=twt_fd ) sul Guardian; che se da una parte incensa le pubblicazioni culinarie britanniche (e te pareva) dall’altro pone una questione a dir poco avvincente, ovvero la propensione al cucinare di scrittori conosciuti ai più principalmente per “sfornare” opere letterarie.
Per esempio si parla dell’arte della panificazione, molto amata da autrici come Emily Dickinson (che amava produrre pani per la propria famiglia) e Virginia Woolf (il cui pane cottage loaf a due strati è famoso tra gli intenditori); ma su Paper & Salt si va decisamente sullo specifico con le ricette d’epoca spiegate per filo e per segno, potreste perchè no, mettervici nel weekend tra un capitolo e l’altro di un’opera dello stesso autore.
Qualche idea? Il cocktail di Edgar Allan Poe (a base di latte, rhum e 7 uova), la Treacle Tart di George Orwell (a base di pane raffermo, zenzero e panna), o ancora il roast beef marinato con erbe e senape di J.D. Salinger e la pumpkin pie di Edith Wharton (ho già l’acquolina in bocca). Per concludere vi segnalo questo post http://paperandsalt.org/2013/01/19/of-books-and-cooks-5-lessons-from-year-1/ in cui l’autrice segnala i titoli chiave per accompagnare i pasti come fossero un buon bicchiere di vino, più i testi must-have da tenere in cucina, tipo i Lunch Poems di Framk O’Hara.
martedì 29 gennaio 2013
Libri & Giorni della Merla..
***
A pochi giorni dalla conclusione di Gennaio, andiamo a vedere gli
ultimi 5 libri che ho voluto consigliarvi per questo mese. Ovvio
che i consigli valgono tutto l’anno, ça va sans dire…
Repertorio dei pazzi d’Italia - A cura di Roberto Alajmo: Sicuramente anche nella vostra città ce n’è qualcuno. Girano per strada e parlano al vento, oppure compiono azioni strane e ripetitive, e diventano parte integrante del paesaggio urbano. Alcuni assurgono allo status di leggende viventi. Sono i pazzi, e qui 10 scrittori
come ad esempio Silvia Ballestra e Giovanni Veronesi ci raccontano i
loro preferiti. Chi va a tutti i funerali, chi con una strana corona
pontifica alle fermate del bus, tutti con una loro particolarità. Io ne
ricordo uno che girava per Venezia quando facevo l’Università e talvolta
predicava agli uccelli come San Francesco, talvolta si vestiva da Fidel Castro. Un matto bipartisan, ecco.
Baltica 9 - Paolo Nori, Daniele Benati: Una guida che non è una guida, due scrittori italiani legati ai Paesi dell’ex blocco sovietico che raccontano le loro esperienze in posti così lontani da noi ma che varrebbe la pena visitare, se si cercano delle mete alternative e spesso molto alcoliche. Paesi in cui, nelle parole degli stessi autori, è bello tornare “perché fanno paura”.
I 12 che hanno detto no - Valerij Panjushkin: Sempre rimanendo in tema di Russia contemporanea, un reportage che parla di cosa si agita oggi nella Russia di Putin e Medvedev,
degli strascichi portati dalla fine del comunismo e di tutto quello che
bisogna sapere per parlare di una ex Super Potenza oggi ancora in via
di definizione.
Dentro la letteratura - Enzo Golino: Interviste, e che interviste! Cassola, Eco, Butitta, Pratolini, Pasolini, tutti pezzi grossi della letteratura italiana intervistati tra il ’72 e il ’74 da Enzo Golino, in interviste molto interessanti sugli argomenti più vari. Modi particolari per ascoltare la voce di alcuni dei migliori scrittori che l’Italia abbia prodotto, senza mai essere noiosi oppure accademici.
Mal d’America - Vasco Pratolini, Fernando Birri: Un film mai realizzato, una sceneggiatura che si apre con un’insurrezione anarchica e continua con le emigrazioni verso l’Argentina e gli stranianti ritorni a casa.
Personaggi orgogliosi e testardi, storie di fine Ottocento
perfettamente paragonabili ai nostri tempi. Peccato che non sia mai
stato girato il film.
sabato 26 gennaio 2013
Soldini Soldoni & Soldazzi.
Non sarò certo io a svelarvelo adesso, ma per le banche non è un buon momento. Scandali, fallimenti, salvataggi in extremis, aiuti di Stato. Una gestione allegra del denaro altrui e giochi troppo spericolati in Borsa stanno affossando la già poca simpatia che c’era attorno agli istituti di credito. Dal bonifico al malefico, potrei dire se avessi una passione per i giochi di parole orribili, in realtà oggi voglio parlare delle banche e di tutto quello che gira attorno a loro. Risparmiatori, cassieri, riparatori di bancomat, fino ad arrivare ai rapinatori. Fanno pur sempre parte dell’indotto, no?
Rapinare le banche prima che sia troppo tardi
Se sei stato un brillante studente di economia, probabilmente lavorare in banca potrebbe sembrarti un buon impiego. Visto però che conosci bene i meccanismi della circolazione del denaro, perché non pensare a una ancora più brillante carriera da ladro? È quello che succede nel Blues del rapinatore, dove un ex studente di economia ora fuorilegge raccoglie le confessioni dell’ex braccio destro del Primo Ministro danese, adesso in carcere. Ne viene fuori quello che tecnicamente gli economisti chiamano “un casino”, nonché uno dei gialli scandinavi più belli che ho letto negli ultimi tempi.E se invece fossero le banche a rapinarti?
Sapresti
come difenderti? Servirebbe a ben poco chiamare le forze dell’ordine,
l’unico metodo per farsi giustizia da solo è leggere Mani in alto, questa è una banca. Imparerai come contrattare con i custodi del tuo denaro, riuscendo a spuntare condizioni interessanti senza neanche leggere il prospetto informativo. In più scoprirai tutti i meccanismi attraverso i quali le Banche lavorano, l’unico segreto che non viene svelato è perché in un famoso spot di una banca il Capo Supremo tracciava cerchi nella sabbia. Quello non lo sapremo mai.Anche se alla fine proprio non riesci a migliorare la tua situazione finanziaria, non conviene comunque fare come uno dei protagonisti del libro Prestiti scaduti, che a un certo punto diventa serial killer di direttori di banca, decapitandoli uno dopo l’altro. Sicuramente efficace come metodo per appianare i propri debiti, ma il metal detector suona già per le chiavi di casa, figurati che cosa succederebbe se entrassi sguainando una spada da samurai!
Dietro ogni bancomat, una storia
Cosa si nasconde veramente nei meandri della finanza e delle banche italiane? Vuoi davvero saperlo? E allora fattelo raccontare da Cesare Geronzi, uno dei personaggi più potenti e influenti degli ultimi anni, che ha gestito miliardi di euro nel vero senso della parola e che si racconta in maniera totale e spassionata nel libro Confiteor.Ne vengono fuori tante belle cose che non sapevamo e che svelano i retroscena degli ultimi trent’anni del nostro Paese. Partendo proprio dall’inizio, ovvero di quella volta in cui a 11 anni rubò Parco della Vittoria al suo avversario a Monopoli. Sto scherzando ovviamente, si trattava di Vicolo Corto.
Ultimo libro, un’offerta specialissima: per solo un euro puoi avere un’analisi dettagliata della crisi mondiale e del perché stiamo vivendo una guerra che si combatte più con i soldi che con le armi. Te lo spiega Elido Fazi in La Terza guerra mondiale?. Io non riuscirei a essere così lucida nelle analisi, anche perché l’unica guerra che combatto è con il conto corrente che continua a calare inesorabilmente nonostante tutti i miei sforzi.
venerdì 25 gennaio 2013
Strani Autori.. Noti e non (anzi, Nin)
Le recensioni del venerdì....
L’angelo Esmeralda, Don DeLillo: il ritorno del caro Don (lo chiamo per nome perché è amico mio, ovviamente) non posso non recensirlo. Che sia uno dei più importanti, e a ragione, autori statunitensi di oggi, si sa. Che è appena stato pubblicato un nuovo titolo in Italia a suo nome, a qualcuno magari è sfuggito. L’angelo Esmeralda è una raccolta di racconti, racconti selezionati dallo stesso scrittore, nell’arco di ben 30 anni di ridente carriera letteraria.
Ed ora: Anaïs Nin. Chi mi fece arrivare a conoscere questa brava donna fu Henry Miller, che fu legato sentimentalmente alla Nin per anni e anni, in una relazione che a molti potrebbe sembrare strana, per il semplice fatto che non era affatto monogama, e ne erano perfettamente consapevoli entrambi (per dirne una, lei gli inviava denaro da poter spendere con le prostitute di suo gradimento). A parte queste curiosità sulla vita privata, la Nin fu una scrittrice, soprattutto di letteratura erotica, e questa parola, nel suo caso, ha un senso.
Per sempre carnivori, Cosimo Argentina: stavolta invece il nome che firma il libro penso non risulti già sentito a tutti. Cosimo Argentina è di Taranto, classe 1963. Per sempre carnivori non è il suo primo romanzo (vedi Cuore di cuoio, del 2004), è ambientato giù al Sud, e vede protagonista un professore precario che ha l’hobby della bottiglia e di non tenere a freno gli ormoni quando dovrebbe.
Il buon vecchio Georges Perec & la lettera 'e'
Romanzi, giochi stilistici, notturni sproloqui di un creativo pronto a
confrontarsi con una sfida, pizzico salato contro la crisi di novità o
malsano gioco…ed ecco che, dopo quasi due intere righe nelle quali ci
siamo sforzati di “far senza”, la lettera 'e' ritorna ad
affermare il suo diritto d’esistenza. Perché la sua intera rimozione
all’interno di un testo non breve resta un’opera titanica, alla quale
sottoporsi non é per niente facile. Accentata o pura, tale lettera, con
il suo innegabile portato di enumerazione, è la base stessa delle
descrizioni, ambientali e non. Legame fondamentale, ben più forte della
sottile virgola, ma anche indispensabile vocale dalla fonetica apertura
che quasi forza la pronuncia in un sorriso obbligato.Eppure la storia della sua rimozione esiste, eccome, e coincide con
“La disparition”,
lipogramma dello scrittore francese Georges Perec.
Un racconto che ha il ritmo serrato dell’avventura, e che mescola
elementi fantastici ad un clima da poliziesco di violenza estrema senza
alcuno spiraglio per la salvezza. Universo quasi surrealista di sfingi e
indovinelli nel quale i personaggi che si distruggono a vicenda e
progressivamente, rievocando la stessa storia dell’autore, colpito dalla
morte di eux entrambi i genitori, il padre ucciso in guerra
nel 1940, e la madre deportata ad Auschwitz agli inizi del 1943. Radici
che affondano la storia nel dolore della guerra e sostanziano alcune
ragioni espresse dallo stesso Perac in un’intervista del giugno del 1969,
conservata sul sito degli archivi nazionali ina.fr, una perla da
rivedere per apprezzarne il solo apparente nonsense che prende forma già
nella definizione della grande assente:" un cerchio, non completamente chiuso che termina con un trattino dritto "
'Scomodo' De Sade
..Ci sono romanzi dei quali è difficile parlare, per il soggetto, per la reputazione dell’autore, per l’aura che li avvolge e persino per la storia che caratterizza i loro manoscritti. E’ il caso delle “Centoventi giornate di Sodoma”, la prima e anche la più estrema opera di de Sade scritta nel 1785 in soli trentasette giorni, all’interno della prigione della Bastiglia e dissimulata fino al luglio del 1789. Vergato a calligrafia minuscola sulle due facce di un rotolo di carta fine lungo 12,10 e composto da foglietti di 12 centimetri di larghezza incollati uno all’altro, il testo così occultato resterà una delle spine del fianco del suo autore, che piangerà “con lacrime di sangue” la convinzione che sia stato bruciato durante la Rivoluzione.
Ma de Sade non sa che è stato recuperato dal cittadino Arnoux de Saint-Maximin, che l’ha rivenduto alla famiglia del Marchese de Villeneuve-Trans che lo conserverà per tre generazioni per poi cederlo nel 1900 a Iwan Bloch, dermatologo, psichiatra e inventore della sessuologia che si preoccuperà di farlo pubblicare in edizione tedesca, infarcita di errori, uscita solo qualche anno dopo sotto pseudonimo.
Passato di mano in mano arriva per interessamento della famiglia di mecenati del visconte Charles de Noailles e di Marie-Laure Bischoffsheim, imparentata alla lontana con de Sade (già sostenitrice del film L’Age d’or, di Luis Buñuel e Salvador Dali) a Maurice Heine, ex-giornalista, editore e scrittore che lo riedita con cura fissando la versione di riferimento, pubblicata sotto la dicitura “pour bibliophiles souscripteurs” al fine di aggirare la censura. Ma le vicissitudini non finiscono qui, perché la figlia della coppia Nathalie eredita il manoscritto e lo affida nel 1982 all’amico editore Jean Grouet, che lo vende per 300 000 franchi all’imprenditore svizzero appassionato di curiosa, Gérard Nordmann. Scoperto il furto inizia un lungo braccio di ferro transfrontaliero che ha visto l’entrata in campo dell’italiano Carlo Perrone, figlio di Nathalie de Noailles, desideroso di recuperare il prezioso bene. Anche Gérard Lhéritier, collezionista e creatore del Musée des lettres et manuscrits, di Parigi si era mostrato interessato, ma le cose potrebbero prendere un nuovo tornante e riportare l’opera in Francia.
Il suo contenuto (adattato al cinema da Pasolini) sarebbe talmente insostenibile da figurare a buon titolo nel saggio “La Littérature et le Mal” di Georges Bataille, da spingere la Corea del Sud a decretare un divieto per “oscenità estrema” e ad ordinare la conseguente distruzione di tutti gli esemplari presenti sul territorio. Quel che resta é soprattutto un gioiello letterario al centro di una complessa contesa, come testimonia l’estratto dell’articolo di Le Monde:
".. Nessun dubbio che (de Sade) avrebbe apprezzato la sordida battaglia che si accanisce oggi intorno al manoscritto delle Centoventi giornate di Sodoma. Una storia di furto, di passioni e di denaro naturalmente. Una lotta che non sarebbe dispiaciuta al Divin Marchese e potrebbe arrivare ad un lieto fine. Due famiglie di collezionisti e la Bibliothèque nationale de France (BNF) tentano di trovare un terreno d’intesa per metter fine a venticinque anni di conflitto, in Francia e in Svizzera, per far entrare il documento nelle collezioni nazionali. Una trattativa dal considerabile budget, di più milioni di euro, e ad alto rischio, visti gli altri predatori in attesa, ma che secondo Parigi sarebbe “ben avviata”. "
giovedì 24 gennaio 2013
La coperta 'strattonata'
L’altra notte stavo leggendo. E fin qui, niente di eccezionale. A un certo punto un passo: “Mario dice di aver visto delle figure paranormali e non scherza, e Mario non dice bugie”. Niente di eccezionale neanche in questo caso. Il fatto è che mi ha riportato a certi racconti di mia nonna. A uno in particolare: lei che, da bambina, se ne sta a letto sola, nel bel mezzo della notte, sente la coperta venir tirata verso il basso, la coperta scende, lei si solleva a riprenderla, una mano gelida la tocca, lei ripiomba addormentata. Ora, io non crederei a mezza parola di questa storia normalmente. Perché ci penso ancora allora? Perché mia nonna è come il buon vecchio Mario: non scherzava al riguardo e non diceva bugie.
Torniamo a me e all’altra notte. All’1:00 ho chiuso il libro e gli occhi. Ma li ho riaperti di scatto quando, verso le 4, la mia coperta è stata strattonata verso l’alto. Ho ripensato al libro e alla coperta di mia nonna, alle presunte presenze ignote e alle più presunte impressioni fallaci. Non parliamo di coperte oggi, mi dispiace. Parliamo di fantasmi e esseri inquietanti.
Senza dubbio
Comincio con tre libri che ti piazzano di fronte quelli che son fantasmi senza se e senza ma. L’angelo nero, ad esempio, di Tabucchi. Sono racconti, questi, dove la vita comune e concreta di persone assolutamente comuni e concrete viene intralciata e diretta da presenze nere, malvagie. Piombano improvvisamente, senza che tu possa individuare l’inizio di tutto, né, similmente, la fine.
Secondo autore che non lascia spazio a equivoci, perché son proprio spettri i signori di cui parla, è Michele Mari. Non so se conosci già quest’autore italiano dei giorni nostri; se la risposta è no, il mio umile consiglio è che dovresti. In Fantasmagonia, per tornare ai nostri spiriti, Mari è chiaro: “per fare un fantasma occorrono una vita, un male, un luogo”. Sono più di trenta le vite e i luoghi che ci tratteggia davanti, e più di trenta gli spettri che li intaccano: scrittori famosi di tempi andati, personaggi che definire bizzarri è dire poco, e addirittura protagonisti dei canti danteschi.
Infine, un classico. Se si discorre di libri e fantasmi non citarlo è uno scempio. Il giro di vite di Henry James è un capolavoro che distorce l’infanzia da età innocente e età inquietante, e è pure un giallo impeccabile. Ti basterà cominciare a leggerlo, e diventerai quella povera istitutrice senza neanche accorgertene, parola dopo parola.
Fantasmi, o quasi
Ora torniamo in una dimensione più simile a quella in cui io mi sono risvegliata l’altra notte, riassumibile con: “non sono mica così sicuro che quello che ho sentito era proprio quello che penso di aver sentito”. La morte muove e perde in sette mosse sta in questo limbo: sette racconti, sette momenti diversi, sette persone reali che non hanno nulla a che fare tra loro. Ciò che le accomuna: il contatto con qualcosa d’indefinibile e sinistro nel bel mezzo della tranquilla vita quotidiana.
Infine, un libro che alla parola “fantasma” dà un’accezione particolare. Con Oggetti smarriti e altre apparizioni, Beppe Sebaste ha condotto una ricerca insolita: quella degli oggetti che sono stati perduti da qualcuno. Un esempio: le carte d’identità; infinite, innumerevoli. Ebbene, questi oggetti sono per Sebaste tracce, non solo di certe nostre abitudini sociali, ma anche di una nostra specificità interiore: quella di andare alla ricerca più dell’assenza che della presenza. E un fantasma è questo: è ciò che manca.
martedì 22 gennaio 2013
L'incontro. Poesia di K. Mansfield
Ci sono incontri che non sono tali, ma portano con sé la separazione. Succede quando ci si ritrova per salutarsi per una partenza, per esempio, e il treno che parte ne è l’immagine più classica. Se tale separazione, forzata, riguarda due persone che si amano, allora l’incontro assume sfumature da tragedia.
È quanto ci racconta la scrittrice e poetessa neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923) nel suo componimento L’incontro. Se molti di noi la conoscono come autrice di stupendi racconti, non dobbiamo dimenticare i suoi poemetti, ardenti di passione, in cui condivie le vicende tormentate di un amore giovanile che non è andato a finire bene.
" E cominciammo a parlare,
Guardandoci un attimo, imbarazzati e schivi,
Intristivo nelle lacrime crescenti,
Ma piangere non potevo; e ardevo
Prenderti per mano, se la mia
Non avesse tanto tremato.
La somma facesti quindi dei giorni
Che portavano a un altro convegno,
Benché ognuno sentisse nel cuore
Che appartato andava ormai per sempre.
Il suo d’una campana acuta infittì la stanza.
«Ascolta», dissi. «Batte alta
Come un cavallo in galoppo sopra una deserta strada,
Né meno cruda d’un galoppo perso nella notte».
La morsa delle tue braccia mi fece tacere,
Finché il rintocco travolse il battito dei nuovi cuori.
«Non posso andare» scandì la tua voce,
«Quanto vive di me è qui in eterno».
Così in disparte te ne andasti.
Il mondo era mutato. La campana giunse sopìta,
E sempre più fioca divenne una minuta cosa.
Confidai all’oscurità: «Se si ferma devo morire». "
giovedì 17 gennaio 2013
Un grande salto (virtuale) per l' Umanità...
Ci sono notizie di fronte alle quali uno non può far finta di niente. Intendo quelle trovate o scoperte che sono una rottura e un nuovo punto d’inizio nella storia dell’umanità, uno scatto in avanti che ci cambia già nell’immediato e ci cambierà ancora più profondamente a lungo andare. Posso scomodare il termine “rivoluzione”, sì, se me lo concedete. Una rivoluzione dalla portata immensa compiuta da un singolo misero oggetto, o da una legge fisica prima ignorata, o da un fenomeno naturale di cui improvvisamente qualcuno s’accorge.
Quando si pensa: “Ci siamo. Stavolta non saremo più gli stessi”, dove è l’intero genere umano, il soggetto della frase.
È senza dubbio questo il caso dell’invenzione di cui ho appreso l’esistenza ieri pomeriggio: al CES di Las Vegas di quest’anno (la più grande fiera internazionale dei prodotti elettronici di consumo) è stato presentato un esempio concreto, da toccare e guardare, di… camerino virtuale. Capite? Non dovremo più spogliarci nei negozi di abbigliamento! Ditemi se non è una conquista per l’umanità, questa. (...!!) -sigh-
...Allora oggi vi parlo di tecnologia virtuale.
Qualche domanda:
Tomás Maldonado ha un’infinità d’interessi, e tra questi ci ha messo la tecnologia, ponendosi proprio il problema del rapporto che si sta instaurando tra Reale e virtuale. Oltre a notare come le tecnologie dedicate al virtuale siano state sviluppate soprattutto per creare oggetti per uccidere o dilettare, si chiede: dobbiamo aspettarci un futuro del tutto immateriale? Pare di no. E chi gliel’assicura, a lui? La nostra dipendenza dalla fisicità: “Piaccia o meno, noi siamo condannati, come tutti gli esseri viventi, a dover fare i conti con la nostra fisicità e con quella dell’ambiente”.
Kevin Kelly, cofondatore della rivista Wired, ambientalista e studioso appassionato di tecnologia, s’è posto analoghi quesiti. Partendo dai progressi anche poco noti della ricerca tecnologica, non si è fermato a ricordare il passato, si è proiettato anche nel futuro. Cosa ci succederà considerando la direzione che stanno prendendo varie branche tecnologiche? Ha cercato di capire Quello che vuole la tecnologia. Risposta: espandersi. Sta a noi decidere quale forma di espansione darle.
Infine, qualcuno che si pone di fronte al virtuale per allontanarsene. Anziché immaginare i possibili sviluppi della tecnologia, Luciano De Crescenzo recupera il passato, un certo tipo di passato che, su di noi, ha le stesse capacità di azione d’immedesimazione del virtuale. La mitologia. Ulisse era un fico perché era già un uomo moderno, Amore e Psiche hanno qualcosa da dirti sull’amore, Narciso non è troppo distante da te che ti aggiusti davanti allo specchio, e, se hai dubbi sulla vicinanza a noi di certi dei, ricorda che Zeus tradiva come non ci fosse stato un domani.
Abituati al virtuale:
Per chiudere, due fuoriclasse di mondi virtuali. Si tratta di due autori di fantascienza: uno venuto prima e considerato un maestro, un altro arrivato dopo e elogiato da molti amanti del genere. Entrambi hanno scritto romanzi in cui il confine tra reale e virtuale è indistinguibile o labile.
Il primo è Philip Dick. Nelle Tre stimmate di Palmer Eldritch il virtuale è doppio: c’è quello che riproduce la nostra Terra e consola i poveri terrestri finiti a vivere su Marte, c’è quello che simula una realtà del tutto immaginaria e è controllato da un unico essere umano. Entrambi sono frutto di droghe potenti.
Il secondo autore è Paul Di Filippo. Lo scontro tra reale e virtuale è esplicito in un racconto come Wikiworld. Ma qui vi accenno a un romanzo: Un anno nella città lineare. Il titolo dice l’ambientazione: siamo in una città costituita da una strada lunghissima, di cui nessuno sa se esista inizio e fine. Gli unici limiti visibili sono quelli ai lati della strada: i binari e il fiume. Oltre questi, l’oltretomba. Una tipica città di provincia, diciamo.
venerdì 11 gennaio 2013
Best best best sellers: Camilleri, Grisham & Patterson
Oggi la rubrica ospita un settore in particolare: quello delle nuove uscite dell’anno che promettono di piazzarsi nella top ten dei libri. In altre parole, quelli che si possono chiamare best seller ancor prima di aver controllato i dati di vendita. Ne ho scelti 3 :
- Il tuttomio, Andrea Camilleri: non c’è Montalbano, diciamolo subito. C’è invece un caso di cronaca nera italiana a far da base: il Delitto di via Puccini, successo a Roma nell’agosto del 1970. Personaggi coinvolti: un marchese, la moglie e l’amante.
Dalla base si parte, ma si va oltre, perché la trama del romanzo non rispecchia semplicemente e fedelmente quella del delitto. Nella finzione camilleriana a far da protagonisti ci sono una giovane donna e un meno giovane marito. E il sesso, centrale in quest’ultimo lavoro dell’autore siciliano.
- L’ex avvocato, John Grisham: per chi non lo conoscesse, John Grisham è un autore statunitense, scrive gialli, legal thriller come vengono definiti precisamente, e ogni titolo che firma è un best seller quasi assicurato. Quest’ultimo, pubblicato in Italia con l’anno nuovo, ruota attorno alla figura di un ex avvocato, ora in prigione, che potrebbe aiutare l’FBI nel capire cosa c’era all’interno di una cassaforte trovata svuotata nell’abitazione del giudice Fawcett. Trovato morto.
- Il segno del male, James Patterson: anche Patterson è statunitense e scrive gialli. Anche lui se scrive un libro ha quasi la certezza che finirà in classifica tra le prima posizioni. Il segno del male esordisce con una studentessa nel bel mezzo delle promesse migliori della vita, se non che ci viene subito fugato ogni dubbio: sta per morire. Non subito però, bisogna aspettare un po’, e che Alex Cross, nome che agli affezionati di Patterson dirà tutto, si metta di mezzo.
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