sabato 3 agosto 2013

Vecchi & Nuovi: Muse inquietanti, passione, mafia e Oriente..


  


India e Cina, AA. VV. 
L’editore ISBN s’è concentrato in Oriente.  Entrambi raccolgono contributi di scrittori, giornalisti, artisti nati negli anni 70 in quei Paesi. Lo scopo? Rendere un quadro variegato, ritmato, polifonico di quello che sono quei Paesi oggi, di cosa sono diventati nel tempo, di quanto abbiano di occidentale, di quanto sia rimasto delle vecchie tradizioni orientali, di come vivono realmente le persone ogni giorno, di quale sia la società che si è formata e si sta formando. In India ci sono la donna di pulizia, il guidatore di risciò, il regista porno, la comunità trans di Mumbai, studi fotografici particolari. In Cina ci si muove frenetici tra tecnologia, televisione, denaro e una cultura con cui non possiamo pensare assolutamente di non dover fare i conti.



 Se muoio, sopravvivimi,di  Alessio Cordaro e Salvo Palazzolo 
Palazzolo è un giornalista, Cordaro è il figlio della donna di cui il giornalista ha voluto si conoscesse per bene la storia. Il primo scava tra i documenti processuali, i verbali, gli articoli di giornale, il secondo racconta chi è stata Rosalia Pipitone, figlia di un boss mafioso, desiderosa di una vita da persona onesta e libera di far di sé ciò che volesse. Purtroppo il 23 dicembre del 1983, a Palermo, entrò in una sanitaria, fece una telefonata e quando si volse dal telefono a gettoni si ritrovò con una pistola puntata contro da un bandito andato là a rapinare. Si scoprì solo tanti anni dopo che quella rapina era stata una messa in scena, voluta dal padre, per farle capire chi comandasse.


 Non dire notte,di Amos Oz 
Theo non è un uomo giovane, incontra Noa. La porta a vivere con sé, e vivono bene insieme, fino a che non arriva un nome a cambiare tutto: Immanuel Orvieto. Che non è l’amante di Noa, ma un ragazzino per cui lei è chiamata a una sfida dura. Sfida che fa venire a galla differenze profonde di approccio alla vita. Da una parte c’è Noa col suo entusiasmo di cominciare sempre qualcosa, convinta che mai sia inutile e mai sia tardi, dall’altra Theo, che si pone sul versante opposto. Si raccontano entrambi, le due voci s’alternano nella narrazione, in questo libro che, come ha detto lo stesso Oz, “parla d’amore, gelosia, passione, morte. Di gente che vuole fare qualcosa di buono, fare del bene – tema molto raro in letteratura – e poco importa se lo fa in piccolo”.


 Salambò, di Gustave Flaubert 
Dopo aver scritto e pubblicato Madame Bovary, Flaubert dichiarò a un’amica che aveva intenzione, da scrittore, di allontanarsi dalla contemporaneità. Lo fece effettivamente, tanto che in Salambò arrivò al terzo secolo avanti Cristo, a Cartagine, in mezzo al sangue degli scontri provocati dai mercenari insorti, stanchi di non esser pagati. Su tutto ciò si staglia Salambò, e la passione contraddittoria che la prende per Matho.
Flaubert, che per scrivere questo romanzo studiò e si trasferì a Tunisi per un po’, non si risparmiò niente nel dare dettagli crudi e spietati, dei fatti e dei sentimenti e dei gesti umani, e mise in campo il suo tono più viscerale.



Memorie della mia vita, di Giorgio De Chirico
Autobiografia del notissimo pittore (fratello del notissimo scrittore Alberto Savinio). Il nome vi avrà già detto tutto, ma se non l’avesse fatto ecco qua uno dei suoi quadri più celebri: Le muse inquietanti.




E se non aveste in mente la sua faccia, questo è uno dei suoi autoritratti..



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martedì 30 luglio 2013

Allora non ci capiamo proprio...

Qualche volta, a pranzo, vado in un ristorante qui vicino:
L’ho fatto anche giovedì scorso. E si è riproposto un episodio già sperimentato: sono stata servita dal cameriere più incomprensibile del triveneto. Una volta gli ho domandato delucidazioni su un antipasto, e in pratica le sto ancora aspettando. L'ultima volta, a fine pranzo, si è avvicinato e ha detto: “‘O surdato ‘nnammurato.
O meglio questo è quello che ho capito. Lui non è napoletano (dovrebbe essere straniero, ma non ne sono ancora sicura) e io non ho compreso. Dovrebbe avermi chiesto se volessi il caffè in realtà, perché dopo il mio annuire sorridente è arrivato con una tazzina in mano.
Oggi parliamo di incomprensioni.
 


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Si tace o si mente
Richard Ford la pensa come me sulla presunta incomunicabilità tra Donne e uomini: “credo che a livello emotivo ciò che vale per l’uomo valga anche per la donna”. Questo significa che se d’incomprensione si deve parlare, se ne deve parlare per certe nostre caratteristiche umane più che di genere. E da dove vengono? Da un vizietto che c’accomuna, quello di metterci al centro e non fare il semplice salto per finire nella testa dell’altro. Tre belle storie per dirlo.

Una delle questioni che gli scrittori si pongono dall’alba dei tempi: la distanza inevitabile tra realtà e parole. In Un pezzo di uomo è su più piani: un’anziana è chiamata da uno scrittore a registrare il racconto della propria vita. Poi lui lo scriverà. Però a sentire lei “tutto ciò che ho detto è stato distorto”. Ma la vecchia Salme, che ha un marito muto che riacquista la parola per un attimo solo per pronunciare una frase che contiene il titolo del libro, qualcosa tace.


Dall’omissione alla menzogna. Un semplice interludio gioca con quella di una donna, che sposa un uomo, poi ne sposa un altro, mente, si ficca in una tragicommedia degli equivoci niente male, decide di confessare al secondo sposo il tutto, e qui Thomas Hardy, che ci sa fare, dà la stoccata da maestro nello stravolgere le convenzioni e far entrare a gamba tesa il destino beffardo nella vita di questa persa signora incastrata.
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Ci fregano le parole
Massimo Maugeri ha notato un paradosso: viviamo in un’epoca in cui i mezzi per esprimersi sono intensificati al massimo, ma riusciamo nel comunicare noi stessi alla fine di tutto? O si tende a creare una specie di sé sdoppiato? Viaggio all’alba del millennio parte anche da questa domanda, e si dà risposte diverse, con racconti diversi, che hanno toni diversi e diversi metodi di comunicazione: dal telefono alla chat erotica, dal dialogo alla lettera scritta a mano.
Infine, un genio che lasciava impronta di sé ovunque si applicasse, e che conosceva la lingua italiana meglio di se stesso: Achille Campanile. Manuale di conversazione, che è una raccolta di racconti, lo dimostra, costruendo storie intere d’incomprensione su singole parole pronunciate in malo modo o usate in contesti errati. E ti sorprenderai accorgendoti di aver assistito non poche volte a storie così.


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mercoledì 24 luglio 2013

Classici dimenticati: Alexandre Dumas " L' AVVELENATRICE "





La Marchesa di Brinvilliers, protagonista di una delle storie meno note del famoso Alexandre Dumas, aveva tutte le qualità che una donna del suo secolo potesse desiderare. Di fattezze minute e di bellezza reale ma non criarda, era animata da un carattere fermo, tendente a sprazzi di ilare giovialità, in un insieme di luci e di ombre che poteva gioire di leggeri elementi di charme che uniti alle possibilità offerte dalla sua condizione nobile, facevano di lei una potenziale maliarda. E senza tradire tale aspettativa, la penna di Dumas le tesse intorno un destino da Conte di Montecristo in versione abbozzata, rendendole l’onore di possedere molteplici cavalier serventi come il misterioso Sainte-Croix, probabile figlio illegittimo di un grande signore, e di affascinare molti anche all’estremo limitare della sua infausta esistenza, che ha ispirato una serie intitolata “Crimes célèbres”, formata da romanzi consacrati proprio agli efferati assassini passati agli onori della cronaca e del quale il più noto racconto narra le vicende di una certa “Maschera di ferro”.
A ventott’anni, la marchesa di Brinvilliers era nel pieno della sua bellezza: di piccola statura, ma di forme perfette; col viso tondo incantevolmente leggiadro; dai tratti tanto più armoniosi in quanto mai alterati da alcuna sofferenza interiore, come quelli di una statua che per una qualche magia abbia momentaneamente preso vita, e ciascuno poteva prendere per il riflesso della serenità di un’anima pura quella fredda e crudele impassibilità, che non era altro che una maschera per coprire il rimorso.
Tra veleni e intrighi, prigioni e amori, confessori e confessioni, incontri e catture nelle strade parigine dai nomi incantati come il Quai de l’Horloge, va in scena un classico, ma di quelli generalmente dimenticati dalla “retta via” della storia della letteratura…

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Vecchi e Nuovi... Titoli che non passano Mai di moda e Autori davvero promettenti..




 Bacacay
di Witold Gombrowicz 
Partiamo dal titolo che a nessuno dirà molto. Ed effettivamente… Bacacay è semplicemente il nome della strada di Buenos Aires in cui l’autore visse. Perché la scelse a intitolare il suo esordio letterario? “Per lo stesso motivo per cui una persona dà un nome ai suoi cani – per distinguerli tra loro”. Ma di che parla allora questa bella raccolta di racconti? A questo punto c’è da dire chi sia Gombrowicz, per chi non lo sapesse: era uno scrittore polacco, uno scrittore geniale, dinamico, divertente, con una certa tendenza a captare, prima in sé e poi sulla pagina, i nostri meccanismi psicologici e i modi a volte tragicomici con cui interagiamo tra noi. E, non posso tacere quest’altra caratteristica avendo per lei un certo debole, era assolutamente bravo nella satira e nel mostrare quel qualcosa di paradossale o assurdo che la vita reale non fa mai mancare.


 Carta carbone
di Julio Cortázar 
Uno dei miei scrittori preferiti di sempre. Se non lo conoscete dovete assolutamente farlo, soprattutto se vi piace (torniamo a nominarlo) l’assurdo “realistico” che era ad esempio di un altro maestro come Buzzati. 
E' arrivato poco fa questo Carta carbone, una raccolta di lettere “ad amici scrittori”, e visto il fascino che un uomo come Cortázar aveva stampato addosso, ci daranno materiale tanto valido quanto un ottimo pezzo di fiction. Ce ne sono un centinaio, di lettere, si spazia tra tutti i toni possibili, e si delinea mano a mano la sua vita e quella di ciò che lo circonda.


Classicone:
 La luna e i falò,
di  Cesare Pavese
 È stato l’ultimo romanzo di Pavese, è vero, ma il primo che io dell’autore ho conosciuto. Ed è vero anche che ci sono eventi terribili, in questo libro, ma in fondo tocca fare i conti pure con quelli. Abbiamo Anguilla, un figlio di nessuno che c’accompagna tra le terre del Piemonte e la sua gente, e viaggia, si sposta, si trasferisce, gira, ma niente, dopo un po’ sente il bisogno di tornare: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Ma anche e soprattutto “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.”



Sogno criminale,
 di James Hadley Chase 
Riconosciuto come uno dei più grandi scrittori di thriller di sempre, Chase costruì architetture di libri che ti intrappolano e ti trascinano ad andare avanti, fino alla fine, fino allo stravolgimento assolutamente incredibile che solitamente brandisce in chiusura del libro, quasi fosse un’arma per ri-stordire il lettore già stordito dall’ipnosi in cui è caduto per tutta la durata del romanzo. Questo è Chase, è Sogno criminale non fa eccezione.


Chiamate telefoniche,
 di Roberto Bolaño 
Altro fuoriclasse. Che c’è in questo libro? Ci sono un po’ tutti gli argomenti che Bolaño toccherà poi nei romanzi corpulenti come 2666: il caso, le relazioni umane, gli scrittori falliti o piuttosto eccentrici, la violenza, giusto per dirne solo alcuni. Chiamate telefoniche è perciò un ottimo modo per approcciarsi all’autore cileno, che l’approccio lo merita tutto.

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sabato 20 luglio 2013

Recensioni al volo: Gialli e altri generi non meglio identificati..


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Tito di Gormenghast, di Mervyn Peake:
 primo volume della trilogia di Gormenghast, dal nome dell’immenso castello in cui prende luogo. Tanto immenso che in pratica è una città. Questa è una trilogia che alcuni provano a incastrare nel fantasy, ma del tutto fantasy non è. Sfugge a una categorizzazione netta, e questo credo sia positivo. Tito è il protagonista, ma neanche tanto; perché in questa trilogia Peake ha cura di porci di fronte un bel po’ di personaggi e di riservare a tutti la stessa cura nel parlarne e farli agire. Bei personaggi, e bei temi pure: come quello del diritto di sentire e fare a discapito di ciò che gli altri si aspettano da te.
Una curiosità: l’autore fu anche illustratore di grossi classici.


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 È questo il modo in cui finisce il libro
questo l’ha scritto un editor che si mantiene anonimo e che ha avuto modo di toccare con mano le scelte sbagliate di certa editoria. Le racconta, parla della propria esperienza senza filtri, vuole far capire come mai lo stato dell’editoria italiana sia praticamente da moribondo. E per questo c’è bisogno di un corpo del tutto nuovo.
 
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La casa tonda,di  Louise Erdrich
questo è un giallo, ma non solo. Di nuovo l’incasellamento in un unico genere non è possibile. La Erdich ha una tendenza da scrittrice: occuparsi degli indiani, intendendo i nativi americani. Lo fa anche in questo suo ultimo romanzo. E lo fa attraverso un bambino di 13 anni, un delitto incredibile e la testimone di quel delitto, la vittima, che però è diventata come muta. Oltre a una storia gialla assai ben costruita, ne esce il quadro di una comunità con le sue tradizioni e le sue credenze, e il contesto in cui si è ritrovata a sopravvivere.

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Il cuore nero di Paris Trout, di Pete Dexter
me ne sono appena accorta che è arrivato, non posso non dirvelo. Romanzo nero, e non solo per il titolo, non solo perché nella piccola città in cui si svolge convivono bianchi e neri, non solo perché la ragazzina a cui si spara addosso è nera, non solo perché allora viene fuori un problema tra neri e bianchi, non solo perché di razzismo l’uomo bianco che ha sparato non si sarebbe mai potuto sospettare, ma è nero anche perché ha quest’effetto su chi legge: lo porta a chiedersi, per forza, di cosa sarebbe capace con la parte più nera di sé. Siamo così non razzisti come pensiamo di essere?



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giovedì 18 luglio 2013

Luglio, col bene che ti voglio... Altre cinque recensioni...

 
Che Luglio sia torrido... Tanto 'state freschi' con i consigli della Libraia..!!
 Ecco per voi 5 recensioni...
 
 

Il re 
di Evan Wright e Jon Roberts
Wright è un reporter e uno scrittore americano in patria ben noto, Jon Roberts era un mafioso morto meno di un paio di anni fa. Perché Wright ha scritto un libro su di lui? Perché, nato John Riccobono, fu testimone e attore attivo delle tappe che la mafia italoamericana toccò nel tempo, dal secondo ‘900. Il padre lo svezzò a soli 7 anni portandolo ad assistere al suo primo omicidio. Dice Evan Wright: “La maggior parte degli abitanti di Little Italy erano cittadini obbedienti alla legge, che non volevano avere nulla a che fare con la Mafia. I Riccobono no, non facevano parte di questo gruppo. Il padre di Jon e i suoi zii raccontavano una storia che era l’equivalente mafioso dello sbarco in America dei pellegrini del Mayflower: arrivarono a New York dalla Sicilia sulla stessa nave che aveva trasportato Lucky Luciano”.


Una cosa divertente che non farò mai più
di David Foster Wallace
 è estate ed è tempo di vacanze per molti. Se siete tra questi molti e avete voglia di un libro che abbia da presentarvi gente in vacanza come voi, ci siamo (ma ci siamo anche se resterete a casa). Perché Wallace, che è entrato da un po’ nel mio Olimpo personale di scrittori di cui è un inestimabile peccato fare a meno, racconta la propria esperienza su una nave da crociera di lusso, circondato da suoi compatrioti in relax e dal personale straniero della nave che ha il magico dono di anticipare quasi ogni tuo desiderio. È un libro divertente, intelligente, e di quella leggerezza di cui abbiamo parlato altre volte, quella, cioè, che non vuol dire superficialità, e che non implica che quel libro lì, non l’avessi letto, sarebbe stato lo stesso.


Hanging Man 
di Barnaby Martin:
 Ai Weiwei è un artista cinese. Fin qui tutto bene. Va meno bene quando, per il semplice fatto di aver detto cose che il governo non ha troppo gradito, viene imprigionato. Ci rimarrà 81 giorni. Che succede a questi artisti e intellettuali che in Cina hanno la temeraria idea di esporsi contro la linea governativa? Il giornalista Barnaby Martin, che ha vissuto diverso tempo là, ha incontrato Ai Weiwei e gli ha chiesto di raccontarlo. Si capisce così che, almeno nel caso di Ai Weiwei, non sono da denunciare maltrattamenti fisici, bensì psicologici. E si scoprono metodi surreali che guardie e funzionari applicano.


 Get the picture 
di  John G. Morris:
 l’autore è uno dei più celebri fotografi del mondo, ha immortalato eventi storici, e ce lo racconta, ci racconta la storia che ha portato a una data foto in un dato momento epocale. Ma ci racconta anche cosa ha significato fare il picture editor, cioè essere il responsabile dell’intera squadra di fotografi assunti da una rivista (e parliamo di riviste come il Washington Post e il New York Times). E poi ci racconta il business della notizia, e qui non si può fare a meno di parlare di censura. Ancora, ci racconta le sue più grandi amicizie, come quella con Robert Capa, altro grande fotografo, che morì con la macchina fotografica in mano.


Oberon l’avamposto tra i ghiacci 
di Paolo Aresi
primo romanzo in assoluto dell’autore di fantascienza italiano che risponde al nome di Paolo Aresi, che, dopo quest’esordio, ha confermato di saperci fare con altri romanzi e racconti. Nel 2004 si è beccato il Premio Urania per Oltre il pianeta del vento.
Con questo suo primo lavoro siamo su un satellite di Saturno e il Sistema Solare ha improvvisamente un pezzo in meno: la Terra.

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..E come sempre,
Buona Lettura!
 

martedì 16 luglio 2013

Recensioni... Di pettegolezzi, bellezze e dolcezze.. ♥



LE MIE AMICHE DICONO CHE...Gli indirizzi segreti delle milanesi

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Un prezioso divano liberty da sistemare, un'asola senza bottone proprio su quell'introvabile tailleur haute couture... ed è subito panico. Chi chiamare? Da chi andare? Di chi mi posso fidare ciecamente? Non c'è pubblicità o annuncio che ci possa convincere o rassicurare: quando teniamo davvero a qualcosa ci affidiamo sempre e solo al consiglio di chi ha provato, meglio se è un amico, ancor più se è fidato. Allora, perché non riunire tutti gli indirizzi utili ma ignoti ai più? No, non si tratta di un inventario di negozi che tutti ormai conoscono, piuttosto è una minuziosa raccolta di piccole realtà che risolvono quotidiane seccature. Indirizzi nascosti e quasi segreti che sfuggono anche a internet ma che ci sussurriamo a vicenda perché rari. Il signore che riassesta elettrodomestici armeggiando il martello alla stregua di una bacchetta magica; la sarta che come Re Mida recupera un prezioso abito, maldestramente deturpato, grazie al suo tocco d'oro. Insomma, persone di cui fidarsi perché testate personalmente e che non esiteremmo un attimo a consigliare al nostro miglior amico. Scovarle e condividerle diventa un modo per riscoprire il piacere del locale, nell'epoca in cui spopola il globale. Un libro utile da portare sempre con sé e, in più, un gesto che fa del bene. Tutti i narratori e i redattori speciali di questa guida hanno contribuito alla sua realizzazione e alla raccolta dei fondi che saranno devoluti alla fondazione umanitaria di Dominique Lapierre.



STORIA DELLA BELLEZZA
STORIA DELLA BRUTTEZZA
A cura di Umberto Eco


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La Bellezza non è mai stata, nel corso dei secoli, un valore assoluto e atemporale: sia la Bellezza fisica, che la Bellezza divina hanno assunto forme diverse: è stata armonica o dionisiaca, si è associata alla mostruosità nel Medioevo e all'armonia delle sfere celesti nel Rinascimento; ha assunto le forme del "non so che" nel periodo romantico per poi farsi artificio, scherzo, citazione in tutto il Novecento. Partendo da questo presupposto, Umberto Eco ha curato un percorso che non è una semplice storia dell'arte, né una storia dell'estetica, ma si avvale della storia dell'arte e della storia dell'estetica per ripercorrere la storia di un'intera cultura dal punto di vista iconografico e letterario-filosofico...

Storia della Bruttezza...Questo libro fa seguito al precedente "Storia della bellezza". Apparentemente bellezza e bruttezza sono concetti che si implicano l'uno con l'altro, e di solito s'intende la bruttezza come l'opposto della bellezza tanto che basterebbe definire la prima per sapere cosa sia l'altra. Ma le varie manifestazioni del brutto attraverso i secoli sono più ricche e imprevedibili di quanto comunemente si pensi. Ed ecco che sia i brani antologici che le straordinarie illustrazioni di questo libro ci fanno percorrere un itinerario sorprendente tra incubi, terrori e amori di quasi tremila anni, dove gli atti di ripulsa vanno di pari passo con toccanti moti di compassione, e al rifiuto della deformità si accompagnano estasi decadenti per le più seducenti violazioni di ogni canone classico. Tra demoni, folli, orribili nemici e presenze perturbanti, tra abissi rivoltanti e difformità che sfiorano il sublime, freaks e morti viventi, si scopre una vena iconografica vastissima e spesso insospettata. Così che, incontrando via via su queste pagine brutto di natura, brutto spirituale, asimmetria, disarmonia, sfiguramento, in un succedersi di meschino, debole, vile, banale, casuale, arbitrario, rozzo, ripugnante, goffo, orrendo, insulso, nauseante, criminoso, spettrale, satanico, repellente, sgradevole, grottesco, abominevole, odioso, indecente, immondo, spaventoso, abbietto, spiacevole e indecente, il primo editore straniero che ha visto quest'opere ha esclamato: "Come è bella la bruttezza".



(*I Macarons: simbolo della Maison Ladurée. La pasticceria cui si attrubuisce l’invenzione dei macaron parigini (due gusci di pasta di mandorle che uniti per la prima volta nel 1930 ). Ideati da Pierre Desfontaines, cugino dei Ladurée ...)

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 La pasticceria Ladurée è un’istituzione nel campo della pasticceria internazionale, ma rinomata a Parigi anche per la sua cucina, sofi sticata quanto i dolci che l’hanno resa famosa. Piccoli canapè da aperitivo o da thè delle cinque, antipasti lussuosi e piatti per un intero menù: splendidi da vedere e stupefacenti nel gusto. Sette capitoli, dal brunch alla cena di gala, per ricette semplicissime ma presentate come un’opera d’arte o piatti a base di delicatessen con cui stupire i propri ospiti. Profondamente francesi e con un tocco di nouvelle cusine, le ricette salate di Ladurée saranno la chiave per il ricevere domestico très-chic.

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 Questo libro è un vero gioiello, racchiuso come un pasticcino in una preziosa scatola regalo dai colori pastello che richiama quella dei famosissimi macaron. Un libro in formato pocket che narra la storia della rinomata pasticceria parigina fondata nel 1862 e ci svela le ricette che meglio la rappresentano, trascritte per il pubblico dal mastro pasticciere Philippe Andrieu – le stesse che si possono ammirare nelle vetrine di rue Royale. Prima fra tutte quella dei celebri macaroon emblema di Ladurée, ma anche le religieues, i Sant Honoré e altre piccole e grandi dolcezze. Rosa cipria, verde pastello e violetto sono l’emblema della Maison, dove colori e forme vengono ricercati tanto quanto il sapore e il profumo di ogni creazione – sprigionati come per magia dalle bellissime immagini di questo volume. Dolci irripetibili dalla forte personalità che portano il segno del savoir vivre francese di Ladurée, da replicare oggi anche a casa propria, per un piccolo viaggio alla scoperta dei piaceri gourmande.

Metafisica & Biscotti ...



“Interno metafisico con biscotti”
 di Sebastiano Vilella 
De Chirico a fumetti, la graphic novel dal sapore metafisico di Sebastiano Vilella

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 C’è una storia fatta di dipinti, di strane suggestioni spettrali vissute alla luce di un sole strano, che logora, svelando una realtà assurda, fatta di visioni straniate, di lunghe ombre e di architetture imponenti, e statiche, come scenari teatrali di un mondo nel quale la vita agonizza pacificamente infiacchita, conservando nel suo lento declinare una stilla d’orgoglio perduto.Questa vicenda, dai contorni costantemente trasfigurati, è quella che narra il fumetto, un vero e proprio romanzo grafico intitolato “Interno metafisico con biscotti”, di Sebastiano Vilella. Racconto degli anni 1910-18, cronaca in immagini le cui tavole sono esposte, fino al 29 settembre 2013, presso il Castello Aragonese di Otranto, in coincidenza con la mostra “Giorgio de Chirico. Mistero e poesia”.Ed è così che vicini e allo stesso tempo così lontani, i quadri richiamano il contesto che li produsse, una Parigi foriera di innumerevoli tensioni artistiche, città aperta e vitale, e allo stesso tempo le vignette fanno eco alle tele, riproducendo anch’esse, in un sottile gioco di continui rimandi, sogni ed incubi vissuti nei sottotetti di una capitale intrisa di creatività e brulicante di vita. Come Migliani, Sutine, Picasso e gli altri, ma un passo indietro, lontano dalla folla e dalle correnti, anche il giovane de Chirico si inebria delle atmosfere austere della città (siamo passati a Ferrara) trasferendole sulla tela.Ma queste speculazioni, che assomigliano spesso a deliri stimolati dalle fragili condizioni di salute dell’artista, contengono inquietanti premonizioni e portano ad una scia di morti e scomparse, che sembra misteriosamente iscritta proprio nei quadri. Ma cosa c’entra de Chirico, e da dove proviene questa sua capacità di vedere oltre che potrebbe renderlo particolarmente inviso e addirittura pericoloso? Tra Ferrara, Firenze e Parigi, alle soglie della Prima guerra mondiale, il giovane De Chirico vive i suoi anni di formazione con la madre e l’amato fratello Andrea, in arte Alberto Savinio, frequenta il poeta Apollinaire e il suo circolo, conosce i primi successi e le prime delusioni. Ma lo perseguita come un’ombra un ambiguo pseudo-detective, che vede nei suoi quadri i segni premonitori di delitti e fatti di sangue che poi puntualmente si verificano… 

“Ho voluto rendere un rispettoso omaggio – dice Vilella – alla figura e all’arte di De Chirico, con un racconto immaginario che vuole trasmettere il senso di mistero, di enigma assoluto che permea tutta la sua opera”. Un visionario romanzo a fumetti, una “vita d’artista” che si conclude con le parole dello stesso De Chirico: “Ci sono più misteri nell’ombra di un uomo che in tutte le religioni passate, presenti e future”.

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Recensioni 'Oscene' ..!!??


A San Francisco nel 1961 un uomo salì sul palco del Jazz Workshop e venne arrestato per oscenità. S’era macchiato di atti vergognosi, s’era calato le braghe o aveva fatto gesti impropri? No, aveva detto una parola. 
Una parola di dieci lettere, che secondo il poliziotto che l’arrestò era illegale dire in luogo pubblico. Ciò che indicava si poteva farlo nella propria camera da letto, ma dirlo, no, dirlo non si poteva proprio. Quell’uomo era Lenny Bruce, uno dei più grandi comedian che gli Stati Uniti abbiano visto. Un autore satirico di monologhi sulle ipocrisie di cui c’ammantiamo continuamente. Usare parole proibite in pubblico era un modo per smascherarlo, quel pubblico. Per dire: guardate che vi dite sconvolti per cose che c’appartengono umanamente e che umanamente facciamo. 
“L’oscenità è una manifestazione umana”. 
Pensateci un attimo e ditemi se i tabù che vi controllano non sono ridicoli.
Andiamo con 5 libri 'censurati per', 'tacciati di' o 'interessati all’oscenità'.



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Oscenità taciute
Qualche anno prima che Lenny Bruce venisse accompagnato a scendere dal palco, una casalinga americana scrisse Peyton Place. Apriti cielo: per lo humour e l’assenza di reticenza con cui mise nero su bianco gli intrecci amorosi e non solo delle famiglie per bene e felici che i suoi concittadini si sforzavano di impersonare alla perfezione. Ma questo fece di Peyton Place il primo best seller mondiale. Lo rimase per più di un anno e ad oggi è uno dei libri ad aver venduto di più in assoluto.

James Jones non parlò con franchezza della comune vita cittadina, ma della comune vita militare. Soldato tra soldati, Jones sapeva che non parlavano elegantemente e che dovevano sfogare tra loro certi istinti. Lo raccontò nel manoscritto di Da qui all’eternità, l’editore fece piazza pulita di tutto ciò, il libro da noi venne messo all’indice, ma oggi per fortuna leggiamo la versione originale, quella che non mente.

“Volgare e osceno” è la definizione che toccò a Tira fuori la lingua di Ma Jian, e non perché narrasse capriole su letti ma perché aveva avuto la sfrontatezza, agli occhi delle autorità cinesi, di dire come stavano veramente le cose in Tibet, come s’era persa la cultura di un tempo e quale disumanità regnasse in certi suoi tratti. L’autore fu cacciato in esilio, le sue opere proibite, e delle copie di questo libro fu ordinata l’immediata distruzione.

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Oscenità liberate
Parolacce. Anche l’uomo più linguisticamente educato di questo mondo impreca, qualunque sia il motivo. O che non ci sia alcun motivo, e neanche se ne sia consapevoli. Oliver Sacks è un neurologo e ha studiato la coprolalia: si dicono parole volgari e oscene incontrollatamente senza rendersene conto. Lo racconta in L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello: una serie dei casi assurdi con cui ha avuto a che fare negli anni: dal signore del titolo, all’impossibilità di mentire agli afasici, il cervello riserva risvolti terribili ma affascinanti.

Infine, infilo qua un autore a cui sono affezionata, che sugli sgabelli da bar pieni di volgarità ci s’annidò, fu accusato anch’egli di oscenità e sporco linguaggio, ma, di nuovo, semplicemente, non fece altro che tratteggiare con onestà certe realtà. E resta uno degli scrittori più pietosi (in senso buono) che abbia mai letto: Bukowski..


sabato 13 luglio 2013

Curiosità: Il domino fatto con i libri !!


Per invogliare alla lettura anche nel periodo estivo la Seattle Public Library ha realizzato un domino veramente particolare..




La Seattle Public Library ha avuto una idea geniale per promuovere la propria programmazione estiva: realizzare un domino tale da aggiudicarsi il record mondiale utilizzando quello che l’elemento principe elle biblioteche, vale a dire i libri. Infatti sono proprio i libri a svolgere il lavoro duro delle tessere del domino che cadono (con buona pace dei feticisti del libro che amano così tanto la fisicità del libro che spesso nemmeno lo sfogliano… ma questo è un altro discorso!)
Sono oltre duemila libri quelli impilati e che cadono uno dietro l’altro e attraversano la sala principale della Seattle Public Library: a metà percorso, poi, i libri formano la parola 'READ'  cioè leggi.

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