giovedì 9 ottobre 2014

Le sirene esistono veramente? L'INCANTO DELLE DONNE DEL MARE. fotografie. Giappone 1954


L' INCANTO DELLE DONNE DEL MARE.
 Fotografie. Giappone 1954

*Catalogo della mostra (firenze, 29 marzo-22 aprile 2012)
di Fosco Maraini

http://www.foscomaraini.net/

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..Chi erano le 'Ama'? 
Le ama (海女?), note anche come 'uminchu' nella lingua di Okinawa e come kaito sulla penisola di Izu, sono delle pescatrici di perle subacquee in apnea tradizionali giapponesi..

... All'isola di Hèkura, al largo delle coste centro occidentali del Giappone, la pesca agli awabi (molluschi: in italiano "orecchia di mare") era un compito riservato alle donne che la praticavano in apnea lungo i fondali prospicienti dell'isola, in alcuni casi profondi anche venti metri. Nel celebre servizio fotografico realizzato da Maraini, forse il primo reportage etnografico subacqueo, le Ama sono ritratte nel loro ambiente naturale: fra gli scogli, in acqua e sott'acqua. Questo piccolo gruppo etnico viveva in piccoli villaggi sulle rive del mare, distribuiti lungo tutta la costa centrale e meridionale del Giappone. La visione solare e disincantata di quello che agli occhi occidentali appariva come il fascino erotico delle donne di Hèkura, si coniuga con la narrazione per fotogrammi di una quotidianità contrassegnata da un profondo rapporto della cultura con l'ambiente. L'obiettivo di Maraini riuscì a immortalare un Giappone, per molti versi sconosciuto, ancora nella sua piena vitalità..


 
 Fosco Maraini (Firenze, 15 novembre 1912 – 8 giugno 2004) è stato un etnologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta italiano.

venerdì 3 ottobre 2014

* Magic Moments *




                    Cucù Studio & Piccola Libreria Andersen          
                                                 Insieme

.. In questi tempi frenetici e carichi di stress, è giusto fermarsi un attimino e prendere del tempo per sé stessi. Fatevi un regalo fuori dal comune. Ecco un assaggio della nuova 'cucùproposta' :

                              * Regala un Momento* ..
Una sessione fotografica in libreria, Domenica 26 ottobre, per sentirsi anche un pò delle *star, per passare in allegria una giornata autunnale in una location calda e accogliente, da soli, con i vostri c
ari o il vostro Amore
                                                                     ***
Per info e prenotazioni:

info@cucustudio.it

Pagina FB CUCU' STUDIO: https://www.facebook.com/cucuvi/timeline
 

http://www.cucustudio.it/



                           
.. Oppure passate in Libreria che vi spiego :-)))




Presentazione libro' FREYA E VERA La forza delle donne' di A.Volmann e M. Crestani


             Presentazione libro
                     'FREYA E VERA La forza delle donne'
                                         di Andrea Volmann e Marco Crestani

                                                      Venerdì 17 Ottobre, ore 20.30

                                                                                        ***
È con la Prima Guerra Mondiale che la condizione femminile si evolve in maniera significativa, soprattutto in alcune nazioni d’Europa e negli Stati Uniti, condizione che da allora continua la sua legittima e tutt’altro che facile progressione.
Freya Stark e Vera Brittain, furono autentiche pioniere in questa difficile scalata, anche se occorre riconoscere i vantaggi che derivarono a entrambe dalla loro posizione sociale. Ciò non toglie che le due coetanee inglesi, le quali si conobbero personalmente, siano oggi dei validi esempi di autonomia e senso di responsabilità, oltre che di coraggio senza temerarietà.

Due giovani donne inglesi accomunate, in circostanze diverse, da un legame fatale con l’Italia nella Prima Guerra Mondiale.

Freya Stark e Vera Brittain raggiunsero, da un’esperienza di sofferenza, fra Caporetto e Altopiano di Asiago, la consapevolezza di sé, tracciando il confine tra una vita “subita” e la volontà di essere artefici del proprio esistere.
In quanto donne lottarono contro pregiudizi profondamente radicati, dimostrando con il loro straordinario temperamento le migliori qualità del gentil sesso. Rappresentarono l'autentica forza de l’altra metà del cielo.

 
     - Free entry-


giovedì 2 ottobre 2014

Recensioni 'vergognose' ...




Vergogne personali

Avevo 7 anni: acquisto alla Prénatal indotto in tutti i modi dalla genitrice (assumo un termine freddo per il risentimento che ancora per il fatto le arreco): una pelliccia sintetica FUCSIA che mi dava le sembianze di una sfera pelosa. Me ne vergognavo fino all’agonia. 
 Non è una pelliccia ma un cappotto il pretesto del bel romanzo di Adrián Bravi 'Restituiscimi il cappotto'. E non è un cappotto di cui vergognarsi, anzi, è un cappotto che mantiene in vita.


Altra vergogna degli anni passati, di quand’ero ragazzina alle medie: scoprii sul mio naso durante una gita scolastica un ENORME BRUFOLO
(*ricordo ancora esattamente l’istante in cui per caso ci passai il dito sopra e ne presi coscienza).  
'La giornata del naso rosso' è il primo libro tradotto in italiano di un bravo poeta finlandese, Mikko Rimminen. È un romanzo, che porta la signora Irma a non vergognarsi di piombare in casa di sconosciuti e fare domande bislacche: “Dunque, sono Irma (…) – Irma, Ufficio ricerche di economia domestica”. Vergogna attuale: parlare in inglese in pubblico. È la pronuncia di cui mi vergogno. Non ha problemi né con il pubblico né con la pronuncia Leda, che è insegnante di letteratura inglese, ma di vergogna ne ha un’altra: ha lasciato le figlie col padre e… si sente meglio! Può una madre stare meglio senza i figli? (Oddio, forse qualcuna direbbe pure: eh, magari per qualche giorno…). Elena Ferrante nella 'Figlia oscura' orchestra benissimo l’interiorità di questa donna, fino a farle fare un gesto assurdo, che potrebbe sembrarti ridicolo.
***
 
Vergogne comuni

Ora una vergogna che abbiamo in comune, una vergogna diffusa
Palesare i propri sentimenti
Ora, dove questa vergogna non c’è, sono i 18 quadretti che in 
'Felici i felici'  Yasmina Reza 
affianca per parlare della coppia, consapevole che “non riesci a capirla una coppia, neanche quando ne fai parte”. I personaggi che via via prendono le parola ti riversano addosso di tutto, mentre leggi, la vergogna non è un freno all’espressione. Come il buon vecchio Philip Roth vuole che sia:
 
" La vergogna non fa per gli scrittori. Devi essere senza vergogna. Ciò non significa che devi essere osceno, folle (…) Dico solo che la vergogna non funziona. (…) Provo vergogna come chiunque altro. Solo che, quando scrivo, sono libero dalla vergogna."
 
***
 

martedì 23 settembre 2014

.. Benvenuto Autunno 2014 ...


... Oggi, con l'equinozio, inizia l'autunno: termina la stagione 'estiva'- anche se questo anno proprio estate non è stata!- e inizia questa stagione di mezzo, che ci prepara al grande inverno..

Salutiamo la nuova stagione che arriva con una poesia autunnale in piena regola: 

è di Domenico Gnoli (1838-1915) e ha per titolo

'Nel viale'
 ***
Sedemmo nel bruno viale.
Ell'era velata d'affanno,
come avesse una notte ferale
dimenticato una nube
sulla sua fronte. Nel core
ci singhiozzavano i giorni
dell'amore. La sua mano
leggere con un brulichìo
di moti tremanti d'addio,
come sulal tastiera
d'un cembalo muto, parlava
un lunguaggio strano
nella mia mano.

Su' tronchi de' neri cipressi,
fra i rami dell'ilici nere
spargeva il tramonto riflessi
di soli morti; nel fondo
era disteso un parato
di porpora logora; in terra
era un silenzio di foglie
gialle. Ad un soffio di vento
si rianimarono, come
scosse dallo sgomento
della morte, e il volo
tentarono lungo il viale,
ansiose di ricomporsi
in nuova forma vitale.
Parevano un nuvolo d'ale
le povere foglie cadute,
ma stanche ricaddero al suolo
immobili, mute.

Attorno era una lontananza
di tempi, di luoghi, d'amore.
Era disciolta la danza
lieve dell'ore, le cose
era fra loro ritrose.
Tutto disgiunto, tutto
lontano, perfino la mano
che mi palpava; e nel vano
d'un'ampiezza infinita
ricercavo invano
la mia vita.

***
 

giovedì 11 settembre 2014

Kintsugi parte.2



Guardando quest'opera dell'artista Paige Bradley mi viene da pensare al Kintsugi (o Kintsukuroi) ovvero a quella antica pratica giapponese dove per riparare un oggetto in ceramica lo si fa con l'oro.
.. Ve ne avevo già parlato: chi si ricorda del significato?




 ***
Lo si fa perché le ferite rendono unici chi le porta e la bellezza qui equivale all'imperfezione.

Anche se sono diversi (nella statua la luce scaturisce dall'interno mentre nel Kintsugi l'oro viene aggiunto) c'è però questa concezione del corpo non come materia intatta e perciò incorruttibile ma come di qualcosa che si modifica con il passare del tempo.
Soprattutto la concezione di queste crepe o cicatrici come portatrici di bellezza.

Ogni cicatrice che portiamo racconta una storia, racconta che siamo ancora qui e vivi.
Per non parlare di quelle cicatrici che ci portiamo dentro.
Ma così come dall'esterno così anche l'interno...

Alcuni vedendo la statua che sta facendo yoga e il kintsugi potrebbero pensare che, essendo pratiche orientali, sono lontani dal nostro modo di vivere eppure il corpo è uno solo.
Anche attraverso popoli, culture, ideologie, teorie... alla fine il corpo è uno solo nonostante le differenze.
.. Allora, abbiate cura delle vostre cicatrici e delle cicatrici altrui! 


*** 

mercoledì 10 settembre 2014

Gattofilia, filmati e lacrime. Recensione alternativa.

 
.. Mi ricordo che da bambina vidi uno spezzone musicato dove c'era un gatto come protagonista. Questo gatto si aggirava in quel che a ricordare mi sembrava spazzatura.
Il video era di una malinconia straziante, ma mi catturò..
Fino all'anno scorso ho provato a cercare lo spezzone su internet ma niente... Nessun risultato.
Insomma, le ricerche sembravano non dare dei frutti.
Poi, grazie a Facebook, l' ILLUMINAZIONE.
Per chi non avesse capito di quale film sto parlando, si tratta di 'Allegro non troppo' di Bruno Bozzetto, una sorta di 'Fantasia' italiano realizzato con meno soldi ma non per questo inferiore. Infatti vedendo degli spezzoni su internet, ho potuto notare che gli americani lo apprezzano tantissimo.

Ritorniamo al gatto.
Mi guardo anche gli altri spezzoni (tutti delle fantastiche opere d'arte) e poi arrivo al Valzer triste di Sibelius.
Eh sì altro che triste. 
Se sei depresso, perderesti subito la fiducia nella vita dopo averlo visto...
 
 ...ma si tratta di uno spezzone dalla bellezza straziante.
Credo che sia uno di quei tipici film che farebbero piangere anche le pietre, come si dice.
Riguardando il video, mi torna in mente 'La piccola fiammiferaia'.

Inoltre viene spiegata da cosa è stato ispirato.
In pratica, se non ricordo male, la moglie di Bozzetto avrebbe trovato questo gatto vicino a delle macerie. Non se ne voleva andare. Così lei lo portò a casa sua (quindi immaginatevi pasti caldi e un tetto sopra la testa) ma il gatto scappò e poi non si seppe più niente.
*Curiosità:
Le persone che vedete nel video sono della famiglia dell'autore.

.. Di solito ai gatti vengono posti sentimenti quali opportunismo, mancanza d'amore ma chi dice queste cose non ha mai avuto un gatto in casa.
E' vero che i gatti sono più indipendenti dei cani, ma ciò non vuol dire che non sappiano amare e ricambiare con affetto e gratitudine. Bisogna solo saper accettare il loro modo di essere.
Parlo anche per esperienza personale.
 
Se avete un gatto provate a guardarli in quei loro occhi che sembrano assumere le fasi della Luna, chiedete loro se vi fanno entrare nel loro mondo.
Io ogni tanto, quando guardo il mio Pachino, incantarsi a guardare un punto, mi avvicino a lui molto delicatamente e gli chiedo "Cosa stai guardando?". 
Lui alla fine mi risponde. A modo suo. ;-)
 

 

* La Partita a Scacchi di Marostica*




.. Vi ricordo l' apertura serale di Piccola Libreria Andersen durante lo svolgimento delle Partite:

Venerdì dalle ore 20,30- 22,00* consueta apertura mattina/pomeriggio

Sabato (*CHIUSO mattina e pomeriggio): si apre in serata dalle ore 20,30 alle 22 *da confermare*Domenica aperto pomeriggio ore 16.00- 19,30; 20.30- 22.00

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ORARI PARTITE:
 
VENERDÌ 12 Settembre 2014 - ore 21
SABATO 13 Settembre 2014 - ore 21
DOMENICA 14 Settembre 2014 - ore 17 e ore 21

LA STORIA:

La vicenda della Partita risale al 1454 quando a
Marostica due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara, si innamorarono contemporaneamente della bella Lionora, figlia di Taddeo Parisio, il castellano di Marostica. Come era costume di quei tempi, si sfidarono a duello, il quale, per volere del saggio castellano, venne trasformato in una partita di scacchi.

***

Nell'impossibilità di riprodurre le mosse originali giocate dai contendenti Vieri da Vallonara e Rinaldo da Angarano durante la leggendaria Partita a Scacchi con pezzi viventi del 1454, fin dal 1954 gli organizzatori dell'evento hanno deciso di prendere ispirazione dalle più belle partite della storia mondiale degli scacchi e di rievocarne una ogni 2 anni sulla Scacchiera Gigante di Piazza Castello.Tra di esse le più note sono l'Immortale e la Sempreverde.

Proposta dal locale Circolo Scacchistico, la partita viene scelta dal comitato organizzatore secondo precisi requisiti: deve concludersi infattti con un minimo di 16 e un massimo di 20 mosse; deve durare intorno ai 30 minuti e deve essere altamente spettacolare


lunedì 1 settembre 2014

Buon 2° Compleanno Piccola Libreria Andersen :-) !!




.. Due Anni son passati da quel meraviglioso sabato pomeriggio, e sono ancora qui, circondata dai miei adorati libri:

Grazie a Voi perchè è merito vostro.

***
Questo 'piccolo grande' traguardo
è il risultato di un lavoro costante di impegno, passione e anche di sacrificio.
.. Il segreto per andare avanti? 
Oltre alla costanza e alla volontà di fare bene questo lavoro,
 siete Voi, 
che mi dimostrate ogni giorno affetto e supporto.
Siamo una squadra vincente. 
Grazie.



giovedì 28 agosto 2014

Il rientro dalle ferie è SEMPRE traumatico.

Lunedì notte, ore 3: mi sveglio e giustamente ho fame. Vado in cucina a mangiare. Finito, torno verso la camera. La luce in corridoio non l’accendo. Sbatto il mignolino del piede contro la porta, dò una spallata al muro e ci sbatto pure  la testa. Riesco a raggiungere il letto, mi addormento e naturalmente inziano gli incubi dovuti alla digestione lenta..

Tutto questo per introdurre la prima carrellata di recensioni post-ferie.. che tratta di

              Incubi, realtà e deliri.



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LE NERE ALI DEL TEMPO, di Diane Setterfield
Will Bellman ha dieci anni e quattro giorni quando corre con gli amici a giocare nei campi vicino al fiume, dove i corvi scendono in picchiata in cerca di larve. «Scommetto che riesco a colpire quell'uccello» dice euforico, indicando il ramo più alto di una quercia lontanissima. Un'impresa decisamente fuori dalla sua portata. In un silenzio da rito mistico cerca la pietra più adatta, liscia e tondeggiante, carica la sua fionda perfetta, si prepara al lancio con i muscoli tesi e il cervello che calcola la direzione esatta. Will è un tiratore esperto, ha vista buona e mano ferma, si esercita molto. E così la pietra parte in volo, talmente lenta da far sperare che l'uccello nero riesca a volare via. Ma l'uccello non si muove e la pietra completa il suo arco. Il corvo stramazza a terra. Il mattino dopo Will si sveglia con la febbre altissima, e per una settimana suda e urla di dolore nel suo letto, tutte le forze di bambino tese in un'unica grande sfida: dimenticare quello che è accaduto al fiume. Molti anni dopo, Will Bellman è un uomo di successo, dirige il grande opificio di famiglia, ha una bella moglie e figli amatissimi. Improvvisamente, però, una serie di episodi sinistri comincia a distruggere tassello dopo tassello quella vita che ha così magnificamente costruito. Lutti e disgrazie si presentano con sempre maggior frequenza, come le apparizioni dello sconosciuto vestito di nero che sta all'ombra del camposanto. Un uomo che forse esiste o forse no, e che un giorno avvicina Will per proporgli uno strano affare: perché non aprire insieme un negozio nel pieno centro di Londra, il primo emporio del lutto, dove trovare tutto ciò che serve per affrontare le situazioni di cordoglio, dalla bara all'ombrello? Will accetta. Gli affari decollano, la fortuna sembra benedirlo di nuovo, e inizia quasi a credere che il passato possa essere finalmente dimenticato. Ma i corvi non hanno dimenticato...

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ARRIGONI E L'OMICIDIO DI VIA VITRUVIO, di Dario Crapanzano
Milano, marzo 1953: Flavio Villareale, cinquantenne, attore, regista e proprietario del Teatro Imperiale, un elegante edificio liberty in zona Stazione Centrale, viene trovato senza vita nel suo appartamento di via Vitruvio, a due passi dal teatro. A scoprire il cadavere è Umberto Calcaterra, socio di Flavio e amministratore del teatro. L'esame del medico legale riscontra i segni inequivocabili di una morte per soffocamento: Flavio Villareale è stato ucciso. Trovare l'assassino è compito degli uomini del Commissariato Porta Venezia, guidati dal commissario capo Mario Arrigoni, convocato sul luogo del delitto al ritorno dalla interminabile festa di matrimonio del suo vice, Salvatore Mastrantonio, fresco sposo alla tenera età di cinquantaquattro anni. Il viaggio di nozze priverà Arrigoni dei servigi non proprio indispensabili del vice, a favore di quelli ben più brillanti dell'ispettore Giovine. I primi colloqui già mettono in evidenza la personalità della vittima, geniale artista ma pessimo soggetto: assatanato di sesso, dedito a pratiche sadomasochistiche, non esita a sfruttare il suo fascino e la sua posizione per sedurre ogni bella donna che incontri sul suo cammino. Come se ciò non bastasse, pesanti ombre arrivano anche dal passato: mussoliniano fino al fanatismo, pare abbia denunciato oppositori veri e presunti del regime all'Ovra, la polizia segreta fascista, non senza ricavarne un tornaconto personale. Toccherà al commissario Arrigoni risolvere il mistero, tra giovani e bellissime attrici, suggeritori ottuagenari e camerati non troppo pentiti... Per concludere che, ancora una volta, con un po' di generosità e meno egoismo, non ci sarebbero stati né morti né assassini. Dopo lo straordinario successo dei primi quattro romanzi torna Mario Arrigoni, il commissario dal volto umano, capace di comprendere le ragioni di tutti, innocenti e colpevoli. E tornano i luoghi e le atmosfere degli anni '50, con usi e costumi quotidiani di cui resta oggi solo un vago e dolce ricordo, descritti alla perfezione da Dario Crapanzano, una delle voci più originali e autentiche della grande scuola lombarda del noir.

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A SANGUE FREDDO, di Truman Capote
 Pubblicato nel 1966, "A sangue freddo" suscitò una serie di polemiche di carattere letterario ed etico-sociale. L'autore venne accusato, tra l'altro, di voyerismo cinico, per aver voluto registrare "oggettivamente" un fatto di cronaca nera, anzi di violenza gratuita, avvenuta nel cuore del Middle West agricolo: lo sterminio brutale di una famiglia da parte di due psicopatici. Nel libro, la visione puntuale delle dinamiche della vicenda, ottenuta grazie all'assidua frequentazione dei due colpevoli, giustiziati dopo un processo durato sei anni, è filtrata e riscattata attraverso una sapiente rielaborazione stilistica.
 Il fatto...
Due giovani, Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock, usciti di carcere in libertà vigilata, fidandosi di una vaga informazione relativa all'esistenza di una cassaforte in casa di un agricoltore, si dirigono ad Holcomb, la città del Kansas dove questi vive con sua moglie e due figli. Nella notte, penetrati nella casa, dopo aver cercato invano il denaro, Smith ed Hickock uccidono l'intera famiglia per nulla. Inizia così la loro fuga mentre la polizia brancola nel buio, non trovando alcun movente al delitto. Ma un'informazione proveniente dal carcere mette la polizia stessa sulle tracce dei due che, catturati per il furto di un'automobile, dopo un lungo interrogatorio, confessano le loro colpe.

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