mercoledì 6 febbraio 2013

..Quando noi si era piccoli....


Lunedì pomeriggio passeggiavo. Interessante, lo so… A un certo punto ho sentito schiamazzi: tre bambini, due maschi e una femmina, stavano correndo concitati in un giardino. Il più grande guidava gli altri due: “Svelti svelti! Dai, su, corriiiii!”. Si precipitavano da un punto all’altro, seguivano traiettorie illogiche, sfrecciavano ridendo e disperati allo stesso tempo. Infine si sono rifugiati in cima a uno scivolo, e il capo ha lanciato l’ultimo grido: “Dai che ti prendeeee!”. Ho capito allora: fingevano di essere inseguiti da qualcuno. Forse si erano accordati prima su chi fosse questo qualcuno, forse ciascuno dei tre s’immaginava la propria minaccia.
Fatto sta che io ero esclusa da quella dimensione. Ho pensato a quando anch’io giocavo immaginando e basta. Ora non potrei più farlo, non potrei correre lungo le strade ridendo e gridando agli altri: “Attenti, vi prende!”. Io, purtroppo, mi vergognerei, gli altri chiamerebbero il 118.
Oggi vi parlo di politica.
Sto scherzando, parliamo d’infanzia.



***
 
Ripensarci da grandi

Il primo libro che m’è venuto in mente è Tu, sanguinosa infanzia… che dal titolo non sembra promettere bene, lo so. Sono racconti, questi di Michele Mari. Ci sono i mostri e le creature fantastiche che da bimbi trattiamo come reali, c’è il fatto che un banale evento possa diventar cruciale e drammatico quando si ha 8 o 9 anni, e poi c’è l’inevitabile crescita, di fronte alla quale puoi provare a conservare da feticista tutti i vecchi giocattoli quanto puoi, ma il tempo avrà la meglio, “delapiderai” l’infanzia. Sappi che “se hai venti giochi e ne conservi diciotto, sei già fritto”.
Anche Florina Ilis ha guardato all’infanzia da adulta, nella Crociata dei bambini. Abbiamo due treni in partenza: uno pieno di “grandi”, benestanti, l’altro di “piccoli”, pronti alla colonia estiva. Poi ci sono tre monelli di strada. Ecco il fatto: il secondo treno verrà dirottato. Dai fanciulli stessi. S’instaurerà a bordo una micro-società, qualcuno rifletterà sulla libertà, e la Ilis su molte altre cose: ad esempio sull’importanza che a una certa età si debba poter preoccuparsi soltanto di giocare su uno scivolo immaginandosi inseguiti da chissà chi.

Ci sono adulti che sono pagati per pensare agli infanti: quelli che lavorano alla Lego. L’azienda danese è in piedi dal 1932, ne ha passate tante, si è vista mettere in crisi da giochi ben più interattivi di un mattoncino di plastica, ma ha resistito. In ottima forma. Perché si è rinnovata. L’intera storia, le idee guida di una simile impresa, te la raccontano un giornalista, un manager e un professore di Storia Economica della Cultura in Lego Story. Dove si scopre che oggi i Lego vengono usati anche dove s’insegna a diventar manager.


La fiaba

Genere letterario dell’infanzia per eccellenza è la fiaba. O almeno così ci siamo abituati a pensare. Sbagliando. Prendi le fiabe dei fratelli Grimm, quei due tedeschi che in patria sono ricordati anche per lingua e politica, ma che da noi sono arrivati soprattutto per le fiabe popolari che hanno raccolto e riscritto e diffuso. Biancaneve, Cenerentola, Cappucetto Rosso, per dire le più note. Ebbene, ci fosse una fiaba in cui manchi il sangue, qualche smembramento corporeo, qualche assassinio. Walt Disney ha ripulito tutto senza lasciar traccia.
Italo Calvino ci aiuta a far luce sul genere. A un certo punto della sua carriera letteraria, fece un po’ quello che avevano fatto i Grimm: rintracciò le fiabe più importanti della tradizione italiana, le tradusse dal dialetto, e le raccolse. Un lavoro che gli valse una conoscenza sull’argomento non indifferente, grazie al quale potè permettersi di scrivere un libro su un genere tanto arduo e dai mille significati: Sulla fiaba. Così potrai capire che certe storie che t’hanno raccontato, andavano raccontate in modo del tutto diverso. Ci vorrebbe un’altra infanzia, e vederne i risultati.

sabato 2 febbraio 2013

Tempo di frittelle, cenci, galani & Poesie



Io cerco di resistere alla tentazione di cercare poesie e libri che richiamano determinati periodi di festività o ricorrenze, ma non ci riesco. Così, per Carnevale (ma sarà forse che sono troppo vicina al carnevale di Venezia), oltre rileggermi Il Castello dei Destini incrociati, ho scovato tre poesie che mi piacciono davvero molto e che rappresentano bene i tre autori.
La prima è di Gianni Rodari (ca va sans dire), che come sempre sa metterci il suo magico tocco e rendere bello ed affascinante ogni evento, musicale, allegra, perfetta stilisticamente la sua poesia. La seconda è di Gabriele d’Annunzio e devo confessare che non mi aspettavo di trovare una poesia del burbero autore proprio su questa festività dello scherzo…ma leggendola ho ben capito perché ci si è cimentato: alla fine il Carnevale vien sepolto. La terza è di Carlo Goldoni, che non perde il vizio di ironizzare sulle coppie e sulle scappatelle (di Carnevale) che si fanno, in quanto quando è festa ognuno fa quel che gli pare. Dopo il salto eccole per voi. E buon Carnevale a tutti.

***

'Carnevale'
 di Gianni Rodari



Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “E’ Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.”




'Carnevale vecchio e pazzo' 
di Gabriele D' Annunzio


Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.
Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.




'Carnevale' 
di Carlo Goldoni



La stagion del Carnovale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.
Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.
Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

venerdì 1 febbraio 2013

** Cibo & Letteratura **




Dopo avervi parlato delle contaminazioni tra libri e musica, con grande piacere oggi vi segnalo un sito americano che parla di autori famosi e loro ricette, si chiama Paper and Salt
( http://paperandsalt.org/ ) Ma facciamo un passo indietro, la scoperta affascinante avviene imbattendomi in questo articolo --->  ( http://www.guardian.co.uk/books/booksblog/2013/feb/01/virginia-woolf-other-great-literary-cooks?CMP=twt_fd ) sul Guardian; che se da una parte incensa le pubblicazioni culinarie britanniche (e te pareva) dall’altro pone una questione a dir poco avvincente, ovvero la propensione al cucinare di scrittori conosciuti ai più principalmente per “sfornare” opere letterarie.


Per esempio si parla dell’arte della panificazione, molto amata da autrici come Emily Dickinson (che amava produrre pani per la propria famiglia) e Virginia Woolf (il cui pane cottage loaf a due strati è famoso tra gli intenditori); ma su Paper & Salt si va decisamente sullo specifico con le ricette d’epoca spiegate per filo e per segno, potreste perchè no, mettervici nel weekend tra un capitolo e l’altro di un’opera dello stesso autore.


Qualche idea? Il cocktail di Edgar Allan Poe (a base di latte, rhum e 7 uova), la Treacle Tart di George Orwell (a base di pane raffermo, zenzero e panna), o ancora il roast beef marinato con erbe e senape di J.D. Salinger e la pumpkin pie di Edith Wharton (ho già l’acquolina in bocca). Per concludere vi segnalo questo post http://paperandsalt.org/2013/01/19/of-books-and-cooks-5-lessons-from-year-1/ in cui l’autrice segnala i titoli chiave per accompagnare i pasti come fossero un buon bicchiere di vino, più i testi must-have da tenere in cucina, tipo i Lunch Poems di Framk O’Hara.

martedì 29 gennaio 2013

Libri & Giorni della Merla..

 ***

A pochi giorni dalla conclusione di Gennaio, andiamo a vedere gli ultimi 5 libri che ho voluto consigliarvi per questo mese. Ovvio che i consigli valgono tutto l’anno, ça va sans dire
 


Repertorio dei pazzi d’Italia - A cura di Roberto Alajmo: Sicuramente anche nella vostra città ce n’è qualcuno. Girano per strada e parlano al vento, oppure compiono azioni strane e ripetitive, e diventano parte integrante del paesaggio urbano. Alcuni assurgono allo status di leggende viventi. Sono i pazzi, e qui 10 scrittori come ad esempio Silvia Ballestra e Giovanni Veronesi ci raccontano i loro preferiti. Chi va a tutti i funerali, chi con una strana corona pontifica alle fermate del bus, tutti con una loro particolarità. Io ne ricordo uno che girava per Venezia quando facevo l’Università e talvolta predicava agli uccelli come San Francesco, talvolta si vestiva da Fidel Castro. Un matto bipartisan, ecco.


Baltica 9 - Paolo Nori, Daniele Benati: Una guida che non è una guida, due scrittori italiani legati ai Paesi dell’ex blocco sovietico che raccontano le loro esperienze in posti così lontani da noi ma che varrebbe la pena visitare, se si cercano delle mete alternative e spesso molto alcoliche. Paesi in cui, nelle parole degli stessi autori, è bello tornare “perché fanno paura”.


I 12 che hanno detto no - Valerij Panjushkin: Sempre rimanendo in tema di Russia contemporanea, un reportage che parla di cosa si agita oggi nella Russia di Putin e Medvedev, degli strascichi portati dalla fine del comunismo e di tutto quello che bisogna sapere per parlare di una ex Super Potenza oggi ancora in via di definizione.


Dentro la letteratura - Enzo Golino: Interviste, e che interviste! Cassola, Eco, Butitta, Pratolini, Pasolini, tutti pezzi grossi della letteratura italiana intervistati tra il ’72 e il ’74 da Enzo Golino, in interviste molto interessanti sugli argomenti più vari. Modi particolari per ascoltare la voce di alcuni dei migliori scrittori che l’Italia abbia prodotto, senza mai essere noiosi oppure accademici.


Mal d’America - Vasco Pratolini, Fernando Birri: Un film mai realizzato, una sceneggiatura che si apre con un’insurrezione anarchica e continua con le emigrazioni verso l’Argentina e gli stranianti ritorni a casa. Personaggi orgogliosi e testardi, storie di fine Ottocento perfettamente paragonabili ai nostri tempi. Peccato che non sia mai stato girato il film.

sabato 26 gennaio 2013

Soldini Soldoni & Soldazzi.



Non sarò certo io a svelarvelo adesso, ma per le banche non è un buon momento. Scandali, fallimenti, salvataggi in extremis, aiuti di Stato. Una gestione allegra del denaro altrui e giochi troppo spericolati in Borsa stanno affossando la già poca simpatia che c’era attorno agli istituti di credito. Dal bonifico al malefico, potrei dire se avessi una passione per i giochi di parole orribili, in realtà oggi voglio parlare delle banche e di tutto quello che gira attorno a loro. Risparmiatori, cassieri, riparatori di bancomat, fino ad arrivare ai rapinatori. Fanno pur sempre parte dell’indotto, no?

 Rapinare le banche prima che sia troppo tardi

Se sei stato un brillante studente di economia, probabilmente lavorare in banca potrebbe sembrarti un buon impiego. Visto però che conosci bene i meccanismi della circolazione del denaro, perché non pensare a una ancora più brillante carriera da ladro? È quello che succede nel Blues del rapinatore, dove un ex studente di economia ora fuorilegge raccoglie le confessioni dell’ex braccio destro del Primo Ministro danese, adesso in carcere. Ne viene fuori quello che tecnicamente gli economisti chiamano “un casino”, nonché uno dei gialli scandinavi più belli che ho letto negli ultimi tempi.
E se invece fossero le banche a rapinarti?

Sapresti come difenderti? Servirebbe a ben poco chiamare le forze dell’ordine, l’unico metodo per farsi giustizia da solo è leggere Mani in alto, questa è una banca. Imparerai come contrattare con i custodi del tuo denaro, riuscendo a spuntare condizioni interessanti senza neanche leggere il prospetto informativo. In più scoprirai tutti i meccanismi attraverso i quali le Banche lavorano, l’unico segreto che non viene svelato è perché in un famoso spot di una banca il Capo Supremo tracciava cerchi nella sabbia. Quello non lo sapremo mai.
Anche se alla fine proprio non riesci a migliorare la tua situazione finanziaria, non conviene comunque fare come uno dei protagonisti del libro Prestiti scaduti, che a un certo punto diventa serial killer di direttori di banca, decapitandoli uno dopo l’altro. Sicuramente efficace come metodo per appianare i propri debiti, ma il metal detector suona già per le chiavi di casa, figurati che cosa succederebbe se entrassi sguainando una spada da samurai!

Dietro ogni bancomat, una storia

Cosa si nasconde veramente nei meandri della finanza e delle banche italiane? Vuoi davvero saperlo? E allora fattelo raccontare da Cesare Geronzi, uno dei personaggi più potenti e influenti degli ultimi anni, che ha gestito miliardi di euro nel vero senso della parola e che si racconta in maniera totale e spassionata nel libro Confiteor.

 Ne vengono fuori tante belle cose che non sapevamo e che svelano i retroscena degli ultimi trent’anni del nostro Paese. Partendo proprio dall’inizio, ovvero di quella volta in cui a 11 anni rubò Parco della Vittoria al suo avversario a Monopoli. Sto scherzando ovviamente, si trattava di Vicolo Corto.
Ultimo libro, un’offerta specialissima: per solo un euro puoi avere un’analisi dettagliata della crisi mondiale e del perché stiamo vivendo una guerra che si combatte più con i soldi che con le armi. Te lo spiega Elido Fazi in La Terza guerra mondiale?. Io non riuscirei a essere così lucida nelle analisi, anche perché l’unica guerra che combatto è con il conto corrente che continua a calare inesorabilmente nonostante tutti i miei sforzi.

venerdì 25 gennaio 2013

Strani Autori.. Noti e non (anzi, Nin)


Le recensioni del venerdì....





L’angelo Esmeralda, Don DeLillo: il ritorno del caro Don (lo chiamo per nome perché è amico mio, ovviamente) non posso non recensirlo. Che sia uno dei più importanti, e a ragione, autori statunitensi di oggi, si sa. Che è appena stato pubblicato un nuovo titolo in Italia a suo nome, a qualcuno magari è sfuggito. L’angelo Esmeralda è una raccolta di racconti, racconti selezionati dallo stesso scrittore, nell’arco di ben 30 anni di ridente carriera letteraria.






Ed ora: Anaïs Nin. Chi mi fece arrivare a conoscere questa brava donna fu Henry Miller, che fu legato sentimentalmente alla Nin per anni e anni, in una relazione che a molti potrebbe sembrare strana, per il semplice fatto che non era affatto monogama, e ne erano perfettamente consapevoli entrambi (per dirne una, lei gli inviava denaro da poter spendere con le prostitute di suo gradimento). A parte queste curiosità sulla vita privata, la Nin fu una scrittrice, soprattutto di letteratura erotica, e questa parola, nel suo caso, ha un senso.







Per sempre carnivori, Cosimo Argentina: stavolta invece il nome che firma il libro penso non risulti già sentito a tutti. Cosimo Argentina è di Taranto, classe 1963. Per sempre carnivori non è il suo primo romanzo (vedi Cuore di cuoio, del 2004), è ambientato giù al Sud, e vede protagonista un professore precario che ha l’hobby della bottiglia e di non tenere a freno gli ormoni quando dovrebbe.

Il buon vecchio Georges Perec & la lettera 'e'



Romanzi, giochi stilistici, notturni sproloqui di un creativo pronto a confrontarsi con una sfida, pizzico salato contro la crisi di novità o malsano gioco…ed ecco che, dopo quasi due intere righe nelle quali ci siamo sforzati di “far senza”, la lettera 'e' ritorna ad affermare il suo diritto d’esistenza. Perché la sua intera rimozione all’interno di un testo non breve resta un’opera titanica, alla quale sottoporsi non é per niente facile. Accentata o pura, tale lettera, con il suo innegabile portato di enumerazione, è la base stessa delle descrizioni, ambientali e non. Legame fondamentale, ben più forte della sottile virgola, ma anche indispensabile vocale dalla fonetica apertura che quasi forza la pronuncia in un sorriso obbligato.Eppure la storia della sua rimozione esiste, eccome, e coincide con  
“La disparition”
lipogramma dello scrittore francese Georges Perec.


Un racconto che ha il ritmo serrato dell’avventura, e che mescola elementi fantastici ad un clima da poliziesco di violenza estrema senza alcuno spiraglio per la salvezza. Universo quasi surrealista di sfingi e indovinelli nel quale i personaggi che si distruggono a vicenda e progressivamente, rievocando la stessa storia dell’autore, colpito dalla morte di eux entrambi i genitori, il padre ucciso in guerra nel 1940, e la madre deportata ad Auschwitz agli inizi del 1943. Radici che affondano la storia nel dolore della guerra e sostanziano alcune ragioni espresse dallo stesso Perac in un’intervista del giugno del 1969, conservata sul sito degli archivi nazionali ina.fr, una perla da rivedere per apprezzarne il solo apparente nonsense che prende forma già nella definizione della grande assente:

" un cerchio, non completamente chiuso che termina con un trattino dritto "

'Scomodo' De Sade


 ..Ci sono romanzi dei quali è difficile parlare, per il soggetto, per la reputazione dell’autore, per l’aura che li avvolge e persino per la storia che caratterizza i loro manoscritti. E’ il caso delle “Centoventi giornate di Sodoma”, la prima e anche la più estrema opera di de Sade scritta nel 1785 in soli trentasette giorni, all’interno della prigione della Bastiglia e dissimulata fino al luglio del 1789. Vergato a calligrafia minuscola sulle due facce di un rotolo di carta fine lungo 12,10 e composto da foglietti di 12 centimetri di larghezza incollati uno all’altro, il testo così occultato resterà una delle spine del fianco del suo autore, che piangerà “con lacrime di sangue” la convinzione che sia stato bruciato durante la Rivoluzione.
Ma de Sade non sa che è stato recuperato dal cittadino Arnoux de Saint-Maximin, che l’ha rivenduto alla famiglia del Marchese de Villeneuve-Trans che lo conserverà per tre generazioni per poi cederlo nel 1900 a Iwan Bloch, dermatologo, psichiatra e inventore della sessuologia che si preoccuperà di farlo pubblicare in edizione tedesca, infarcita di errori, uscita solo qualche anno dopo sotto pseudonimo.



Passato di mano in mano arriva per interessamento della famiglia di mecenati del visconte Charles de Noailles e di Marie-Laure Bischoffsheim, imparentata alla lontana con de Sade (già sostenitrice del film L’Age d’or, di Luis Buñuel e Salvador Dali) a Maurice Heine, ex-giornalista, editore e scrittore che lo riedita con cura fissando la versione di riferimento, pubblicata sotto la dicitura “pour bibliophiles souscripteurs” al fine di aggirare la censura. Ma le vicissitudini non finiscono qui, perché la figlia della coppia Nathalie eredita il manoscritto e lo affida nel 1982 all’amico editore Jean Grouet, che lo vende per 300 000 franchi all’imprenditore svizzero appassionato di curiosa, Gérard Nordmann. Scoperto il furto inizia un lungo braccio di ferro transfrontaliero che ha visto l’entrata in campo dell’italiano Carlo Perrone, figlio di Nathalie de Noailles, desideroso di recuperare il prezioso bene. Anche Gérard Lhéritier, collezionista e creatore del Musée des lettres et manuscrits, di Parigi si era mostrato interessato, ma le cose potrebbero prendere un nuovo tornante e riportare l’opera in Francia.
Il suo contenuto (adattato al cinema da Pasolini) sarebbe talmente insostenibile da figurare a buon titolo nel saggio “La Littérature et le Mal” di Georges Bataille, da spingere la Corea del Sud a decretare un divieto per “oscenità estrema” e ad ordinare la conseguente distruzione di tutti gli esemplari presenti sul territorio. Quel che resta é soprattutto un gioiello letterario al centro di una complessa contesa, come testimonia l’estratto dell’articolo di Le Monde:
".. Nessun dubbio che (de Sade) avrebbe apprezzato la sordida battaglia che si accanisce oggi intorno al manoscritto delle Centoventi giornate di Sodoma. Una storia di furto, di passioni e di denaro naturalmente. Una lotta che non sarebbe dispiaciuta al Divin Marchese e potrebbe arrivare ad un lieto fine. Due famiglie di collezionisti e la Bibliothèque nationale de France (BNF) tentano di trovare un terreno d’intesa per metter fine a venticinque anni di conflitto, in Francia e in Svizzera, per far entrare il documento nelle collezioni nazionali. Una trattativa dal considerabile budget, di più milioni di euro, e ad alto rischio, visti gli altri predatori in attesa, ma che secondo Parigi sarebbe “ben avviata”. "

giovedì 24 gennaio 2013

La coperta 'strattonata'




L’altra notte stavo leggendo. E fin qui, niente di eccezionale. A un certo punto un passo: “Mario dice di aver visto delle figure paranormali e non scherza, e Mario non dice bugie”. Niente di eccezionale neanche in questo caso. Il fatto è che mi ha riportato a certi racconti di mia nonna. A uno in particolare: lei che, da bambina, se ne sta a letto sola, nel bel mezzo della notte, sente la coperta venir tirata verso il basso, la coperta scende, lei si solleva a riprenderla, una mano gelida la tocca, lei ripiomba addormentata. Ora, io non crederei a mezza parola di questa storia normalmente. Perché ci penso ancora allora? Perché mia nonna è come il buon vecchio Mario: non scherzava al riguardo e non diceva bugie.
Torniamo a me e all’altra notte. All’1:00 ho chiuso il libro e gli occhi. Ma li ho riaperti di scatto quando, verso le 4, la mia coperta è stata strattonata verso l’alto. Ho ripensato al libro e alla coperta di mia nonna, alle presunte presenze ignote e alle più presunte impressioni fallaci. Non parliamo di coperte oggi, mi dispiace. Parliamo di fantasmi e esseri inquietanti.

Senza dubbio
Comincio con tre libri che ti piazzano di fronte quelli che son fantasmi senza se e senza ma. L’angelo nero, ad esempio, di Tabucchi. Sono racconti, questi, dove la vita comune e concreta di persone assolutamente comuni e concrete viene intralciata e diretta da presenze nere, malvagie. Piombano improvvisamente, senza che tu possa individuare l’inizio di tutto, né, similmente, la fine.
Secondo autore che non lascia spazio a equivoci, perché son proprio spettri i signori di cui parla, è Michele Mari. Non so se conosci già quest’autore italiano dei giorni nostri; se la risposta è no, il mio umile consiglio è che dovresti. In Fantasmagonia, per tornare ai nostri spiriti, Mari è chiaro: “per fare un fantasma occorrono una vita, un male, un luogo”. Sono più di trenta le vite e i luoghi che ci tratteggia davanti, e più di trenta gli spettri che li intaccano: scrittori famosi di tempi andati, personaggi che definire bizzarri è dire poco, e addirittura protagonisti dei canti danteschi.
Infine, un classico. Se si discorre di libri e fantasmi non citarlo è uno scempio. Il giro di vite di Henry James è un capolavoro che distorce l’infanzia da età innocente e età inquietante, e è pure un giallo impeccabile. Ti basterà cominciare a leggerlo, e diventerai quella povera istitutrice senza neanche accorgertene, parola dopo parola.


Fantasmi, o quasi
Ora torniamo in una dimensione più simile a quella in cui io mi sono risvegliata l’altra notte, riassumibile con: “non sono mica così sicuro che quello che ho sentito era proprio quello che penso di aver sentito”. La morte muove e perde in sette mosse sta in questo limbo: sette racconti, sette momenti diversi, sette persone reali che non hanno nulla a che fare tra loro. Ciò che le accomuna: il contatto con qualcosa d’indefinibile e sinistro nel bel mezzo della tranquilla vita quotidiana.
Infine, un libro che alla parola “fantasma” dà un’accezione particolare. Con Oggetti smarriti e altre apparizioni, Beppe Sebaste ha condotto una ricerca insolita: quella degli oggetti che sono stati perduti da qualcuno. Un esempio: le carte d’identità; infinite, innumerevoli. Ebbene, questi oggetti sono per Sebaste tracce, non solo di certe nostre abitudini sociali, ma anche di una nostra specificità interiore: quella di andare alla ricerca più dell’assenza che della presenza. E un fantasma è questo: è ciò che manca.

martedì 22 gennaio 2013

L'incontro. Poesia di K. Mansfield


Ci sono incontri che non sono tali, ma portano con sé la separazione. Succede quando ci si ritrova per salutarsi per una partenza, per esempio, e il treno che parte ne è l’immagine più classica. Se tale separazione, forzata, riguarda due persone che si amano, allora l’incontro assume sfumature da tragedia.
È quanto ci racconta la scrittrice e poetessa neozelandese Katherine Mansfield (1888-1923) nel suo componimento L’incontro. Se molti di noi la conoscono come autrice di stupendi racconti, non dobbiamo dimenticare i suoi poemetti, ardenti di passione, in cui condivie le vicende tormentate di un amore giovanile che non è andato a finire bene.






" E cominciammo a parlare,
Guardandoci un attimo, imbarazzati e schivi,
Intristivo nelle lacrime crescenti,
Ma piangere non potevo; e ardevo
Prenderti per mano, se la mia
Non avesse tanto tremato.
La somma facesti quindi dei giorni
Che portavano a un altro convegno,
Benché ognuno sentisse nel cuore
Che appartato andava ormai per sempre.
Il suo d’una campana acuta infittì la stanza.
«Ascolta», dissi. «Batte alta
Come un cavallo in galoppo sopra una deserta strada,
Né meno cruda d’un galoppo perso nella notte».
La morsa delle tue braccia mi fece tacere,
Finché il rintocco travolse il battito dei nuovi cuori.
«Non posso andare» scandì la tua voce,
«Quanto vive di me è qui in eterno».
Così in disparte te ne andasti.
Il mondo era mutato. La campana giunse sopìta,
E sempre più fioca divenne una minuta cosa.
Confidai all’oscurità: «Se si ferma devo morire». "