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giovedì 22 novembre 2012
Dipende dai.. Punti di Vista !! -ovvero le tagliatelle di Nonna Pina-
Domenica sera mia nonna mi ha raccontato una storia che non conoscevo. Si parlava di presunti miracoli, e lei se n’è uscita con: “Io sono stata miracolata da piccola”. Ecco in cosa è consistito il suo miracolo (notare bene l’aggettivo “suo”): un giorno di circa 70 anni fa, mentre era in casa, sentì una musica piacevole provenire dall’alto. Il miracolo non fu questo, non vide Dio suonare il piano o qualcosa del genere. Per capire cosa fosse quella musica, mia nonna andò sul tetto di casa sua, operazione che le fu resa possibile da non ricordo cosa sinceramente.
Comunque, arrampicatasi sul tetto, le venne la bella idea di sedersi sopra un lucernario. Risultato: il vetro si ruppe, lei precipitò nella cucina del vicino che stava pranzando, atterrando su un piatto di tagliatelle, che probabilmente le salvò la vita. Tutto questo fu visto da lei come un innegabile miracolo. Dal suo vicino un po’ meno: spaventato, fu preso da infarto e morì.
Stasera vi scrivo del 'punto di vista':
C’è un libro in cui a essere guardata da più punti di vista è una città. Si chiama Gente di Dublino, l’autore è James Joyce, e sono certa che tutti ne avranno sentito parlare. Ogni racconto dà voce a un personaggio col proprio punto di vista, e a loro volta questi punti di vista individuali si dispongono nel libro secondo il punto di vista delle diverse età di un’intera vita. Un trionfo di punti di vista, insomma.
Così come singoli libri, ci sono anche autori particolarmente propensi a giocare con prospettive differenti. Virginia Woolf fu una di questi. Nei suoi più importanti romanzi, si slitta da una mente all’altra, così che ora sappiamo come la pensa la signora Dalloway, ora come la pensa Septimus; in Gita al faro seguiamo i pensieri di un’intera famiglia, e non solo; in Orlando addirittura il gioco si attua su uno stesso personaggio, che prima ha un punto di vista maschile, poi femminile.
Ciò che più è adatto a riflettere i punti di vista è ciò che usiamo tutti i giorni, e che usano in particolare gli scrittori: la lingua. Ci sono parole che ti capita di pronunciare continuamente che sono il risultato di precise visioni o interpretazioni dei fatti. Gian Luigi Beccaria è un linguista italiano, e tra le pieghe delle parole dimostra che la lingua è la prima e la più forte spia di come i punti di vista dominanti cambino e si affermino nelle epoche e nella vita di tutti i giorni.
Se si ha a che fare con un fatto, e a raccontarlo sono più persone, e queste persone sono donne, e questo fatto è un delitto, e questo delitto s’ha da raccontare alla polizia, si può star certi che le versioni del suddetto fatto non saranno concordanti. Per lo meno è così in Donne informate sui fatti di Carlo Fruttero. La bidella, l’amica della morta, la contessa, la giornalista, e così via: ciascuna dice ciò che sa, e Fruttero non ci pensa neanche a fare il narratore onnisciente che chiarisce le cose.
Infine, donne alle prese con la filosofia. Se ci pensi a scuola, ad esempio, si tende a nominare solo filosofi maschi. Invece sin dall’antichità anche certe donne si sono fatte sentire, filosoficamente parlando, e le due autrici di Filosofia delle donne hanno pensato che fosse giunto il momento di raccontarle, considerando che la filosofia, per sua natura, “necessita di rappresentare la più ampia varietà possibile di punti di vista, e Ipazia è tra coloro che non hanno avuto finora voce nella filosofia tradizionale”.
Aramaico & Filosofia...
Sabato pomeriggio in libreria ho sentito bofonchiare arcane maledizioni. Era una ragazzina di circa 17 anni che sfogliava un libro di Kant. Il motivo della collera, un passo del libro: “Sebbene il sentimento tenda a figurarsi il mondo fisico in termini di finalità e di libertà, esso rappresenta soltanto un’esigenza umana, che, come tale, non ha un valore di tipo conoscitivo o teoretico. In altri termini, il sentimento permette, nel soggetto, l’incontro tra i due mondi. L’incontro, non la conciliazione. La conciliazione infatti implicherebbe l’oggettività del medio che concilia”. Non è una supercazzola, sono righe che pretendono di spiegare Kant a chi ha iniziato ora ad averci a che fare.
Oggi parliamo di libri che, rispetto alla filosofia, non esercitano una forza di repulsione, ma d’attrazione.
Vita da filosofi:
Ci si può avvicinare alla filosofia ad esempio guardando alla concretissima vita quotidiana dei filosofi, per evitare di vederli come menti che sfornano concetti astratti che non riguardano nessuno. Armando Massarenti si occupa di filosofia, in varie salse, da anni, l’ha studiata e ne ha scritto. Nel Filosofo tascabile racconta aneddoti e particolari insospettati delle esistenze di alcuni filosofi, ce li restituisce come gli uomini simili a noi che furono, con tutte le loro contraddizioni e le loro debolezze.
Manuel Cruz ha fatto qualcosa di simile, ma concentrandosi su un aspetto che riguarda tutti, ed è tra quelli della nostra vita che più ci smuove: l’amore. Nell’Amore filosofo Cruz racconta come sia cambiato nel tempo il concetto di amore in bocca ai filosofi, e se, soprattutto, a conti fatti, l’abbiano o no incarnato. Nietzsche ad esempio, per dirla filosoficamente, andò fuori di testa per una russa, Lou Salomé, che lo fece penare, lo trascinò in una sorta di triangolo amoroso, e infine lo rifiutò.
Anche i Simpson avvicinano alla filosofia. L’hanno pensato tre filosofi, che hanno coinvolto 20 colleghi, e hanno scritto I Simpson e la filosofia, ovvero la filosofia applicata ai personaggi di Springfield. Sono diversi i particolari per i quali è possibile trovare un riscontro filosofico: il silenzio di Maggie, l’amore per il prossimo di Flanders, l’intera famiglia Simpson che può esser vista sotto un’ottica kantiana. Il rutto di Barney, no, non credo.
Filosofi romanzieri:
Alcuni filosofi si sono dati al romanzo, e spesso la narrazione alletta più della saggistica. A Albert Camus s’attribuisce la “filosofia dell’assurdo“, che si ritrova nel Mito di Sisifo, un saggio, ma pure ne Lo straniero, un romanzo. Qui al centro c’è Meursault, un uomo che non prova sentimento alcuno nei confronti degli altri, né della madre morta, né della donna amata, né dell’uomo ucciso. Interessante è arrivare al perché, di questa sua totale indifferenza, di cui è conseguenza, tra l’altro, la sua assoluta sincerità.
Voltaire si sente , spesso e volentieri, nominare. Altro filosofo a tutti gli effetti che ha usato la finzione letteraria per esprimere le proprie idee. Candido ne è un esempio. E' un esempio di come la filosofia possa essere ironica, dinamica e piacevole. Bersaglio prediletto qui è l’ottimismo di un certo Leibniz, parodiato nella figura del precettore Pangloss, un tedesco che, nonostante i peggiori cataclismi e sfortune in cui si ritrova invischiato, continua a credere che questo sia “il migliore dei mondi possibili”. Candido (/Voltaire) non è che sia proprio della stessa opinione.
Nomi d'arte..?
Due sabati fa.. si discorreva di film, con le mie amiche. Qualcuna se n’è uscita con: “L’altra sera ho visto Invincibilus”. Cinque secondi di silenzio, poi abbiamo capito: parlava di Invictus. L’episodio mi ha ricordato la madre di una mia amica ai tempi delle scuole elementari.. Aveva una particolarità, questa madre: storpiava i nomi di tutti gli altri genitori. Non volutamente, ma perché lei era proprio convinta, ad esempio, che Silverio si chiamasse Saverio, e a volte, più raramente, Silvestro. Toccò anche ai miei genitori ovviamente. Mio padre si chiama Alberto, divenne Roberto. Mia madre si chiama Emanuela, ma per questa signora rimase 'Franca' o 'Eleonora'.
Oggi vi parlo di nomi alternativi, per la precisione di pseudonimi.
Firme “false”:
Ci sono autori che si firmano con nomi diversi dai propri. I motivi sono vari, ognuno ha il suo, qualcuno magari non ce l’ha. Sembra sia così per colui che si cela dietro addirittura a due nomi: Giovanni Aprile e Francesco Ficarra. In realtà un sospetto c’è: che siano Leone Guerrino. Ora la cosa si complica, perché è anche il personaggio di un romanzo del duo, cioè La curiosa scomparsa di Leone Guerrino, dove il Guerrino è personaggio mancante che fa scattare la ricerca on the road dei fratelli dai nomi decisamente esotici: Assergio e Orso. Una ricerca che sfocia in paesaggi e personaggi ai limiti e oltre il reale, con un sottofondo musicale: gli Who.
Alma Bevilacqua si è a un certo punto chiamata Giovanna Zangrandi. Di pseudonimo ne ebbe anche un altro, in gioventù: Anna, e basta. E l’ebbe quando, insegnante, si unì alla Resistenza partigiana nel 1943, trasmettendo informazioni top secret e stampa clandestina, in seguito nascondendosi tra le montagne, e intervenendo in prima linea e col proprio corpo. Ricorda tutto nei Giorni Veri. Diario della Resistenza.
Infine, c’è chi s’inventa un nome e se l’affibbia perché ha cara la pelle. Come Gianni Palagonia, un poliziotto, da poliziotto impegnato a combattere la mafia. Prima in Sicilia, poi al Nord, dove è stato costretto a rifugiarsi in incognito. Nelle mani di nessuno lo racconta. C’è la parte che c’informa dei metodi d’indagine, dei gerghi criminali, dei tipi criminali, e c’è la parte umana, di chi si vede privato di una normalità personale, spinto da quel dovere morale di cui parlava qualcun altro vent’anni fa.
Nomi fittizi per individui fittizi:
Gli pseudonimi toccano anche ai personaggi, non solo agli autori. E alcuni, da quei personaggi, passano a noi. Come Gian Burrasca, oggi usato in caso di ragazzino non tranquillo. Il giornalino di Gian Burrasca fu tra i primi a iscriversi nella mia categoria personale di “libri che m’hanno infervorato”. Lo lessi 3 volte di seguito da bambina. È uno di quei casi in cui lo pseudonimo ce l’hanno entrambi, personaggio e scrittore, che si firmava Vamba, ma si chiamava Luigi Bertelli.
Infine, Miss Lonelyhearts, Signorina Cuorisolitari, altrimenti detta, nella traduzione italiana, Signorina Cuorinfranti. C’è un uomo dietro a questa donna fittizia che tiene una rubrica su un giornale per aiutare mogli e signore varie. Andrà in crisi quest’uomo, sopraffatto dai problemi degli altri, con la voglia di dare speranza quando è il primo a non averne..
domenica 18 novembre 2012
il Grande Mercato dei Libri
<<... Quanto li abbiamo amati, i libri! Ed
eccoci nel mercato dei libri. Fu un piacere vederne tanti, ma il piacere
si guastò subito, perché i libri erano troppi.
L’altissima concentrazione di parole
stampate sprigionava energie quasi solari, ma di sole nero. In ogni
parola c’è una piccola forza capace di agire, bene o maleficamente, a
seconda delle combinazioni. Certe parole possono anche agire da sole;
sono le più pericolose; per fortuna non sono molte. Quando le
combinazioni sono troppe (in un libro ce ne sono parecchie migliaia) ne
risulta un eccesso di energia che è prevalentemente malefico. Un milione
di libri eccellenti emanano raggi di morte.
Dopo qualche minuto sudavamo come se ci
avessero voltolati nel fango termale. I libri irrompevano da tutte le
parti con l’impeto dell’armata di Budiennij. Dall’alto cadevano
enciclopedie, storie delle varie letterature, manuali di cucina, di
economia, di sociologia, di pedagogia, di psicologia: si stava caldi
come i sudditi di Sodoma sotto la pioggia di mattoni infuocati.
Ci armammo di speciali ombrelli
paralibro, fatti di una sostanza assolutamente refrattaria ai libri, e
spalmati di una vernice repellente, che li rispediva alla causa di
tutto, i loro autori, la più contumace gente che esista, e questo
geniale strumento profilattico, inventato all’epoca del telegrafo e
subito imprudentemente messo da parte, ci consentì di non riportare
danni durante l’ardita visita ai reparti. Offrimmo parecchi ombrelli a
persone smarrite e doloranti, e distribuimmo anche drastiche dosi di
polvere libricida da spargere sulle copertine, senza molto successo:
c’era, come al solito, poca richiesta di essere beneficati.
L’aggressività dei libri nuovi era
implacabile: volevano essere letti subito, volevano che si parlasse e si
scrivesse subito, con grande passione, di loro. Gli autori, da una
immensa tribuna, seguivano con potenti binocoli le vicende dei loro
libri. Mentre una mano reggeva il binocolo, l’altra batteva sui tasti di
una macchina, da cui uscivano fogli fradici di parole, chiamati ancora manoscritti,
e li passava in fretta all’Editore, il quale facendo uso di sistemi di
riproduzione meccanica sempre più celeri, li spediva da speciali basi
molto simili alle militari moderne all’attacco delle città in
determinati periodi dell’anno.
Cosi l’occhio, senza staccarsi dal
binocolo, doveva a volte seguire le peripezie di due o tre libri nello
stesso tempo, che erano sempre le stesse e per fortuna piuttosto rapide.
Voci svergognate annunciavano senza riposo nuovi libri; ciascuno era
un’epifania: un discorso implacabile, condotto all’estremo
risuonava da un capo all’altro del mercato dei libri, che era grande il
doppio o il triplo di quello del nutrimento. Avremmo preferito che il
discorso s’interrompesse a metà, o non cominciasse neppure, ma visto che
doveva essere condotto fino all’estremo di se stesso (cosa paurosa,
perché un discorso ha la stessa natura della linea retta, e può
continuare all’infinito), non restava che tenere l’ombrello sempre
aperto e non permettere al discorso di perforarci. Tra gli autori
risuonavano sovente grandi bestemmie, imprecazioni all’indirizzo di
oscuri anonimi, o di qualcuno, come: il maledetto non ne vuole parlare, hanno fatto una congiura quei porci, Buconero non ha capito niente, niente!, Odorico è uno schifoso, ma anche esclamazioni di giubilo sfrenato: tre colonne sul Colombo Sedentario!, candidato con Empedocle allo Stromboli!, tradotto in cuneiforme!, best-seller nello Sheol!, mi ha scritto personalmente Boggiaroni che e difficilissimo!
Non mancavano, dopo ogni delusione, le consolazioni pronunciate a bassa voce, in cui tremava nel dolore una delizia estrema: è un libro per pochi, il successo è dei cretini, è sempre stato così.
Notammo (era nuovo) un’estrema sfiducia degli autori nel Lettore
Postero; non solo temevano, giustamente, di non poterlo conquistare, per
la morte precoce dei loro libri, ma che addirittura non arrivasse mai a
leggerli, per la sua propria inesistenza, dovuta a cause a cui i libri
non erano, forse, del tutto estranei.
Intorno ai Suffeti del Libro, investiti
del potere celeste di dichiarare ottimo ogni libro, si svolgevano risse
da taverna per ottenere dichiarazioni di ottimità totale o, almeno,
parziale (non si scendeva al di sotto del parziale), da parte
dell’autorità suffetale. Le dichiarazioni erano ambitissime, nonostante
il loro scarso credito, dovuto alla velocità con cui venivano emesse e
all’uggiosità del loro stile […]. I Suffeti e i loro subalterni, una
truppa di scherani di ventura, mal pagata e sofferente, sempre accampati
tra i libri, come gli Unni tra i loro cavalli, vivevano una vera
guerra. Si asciugavano gli occhi sanguinanti, schizzavano di qua e di là
come rospi spaventati. La vita dei massimi Suffeti era costantemente in
pericolo, perché un libro trascurato o trattato con durezza poteva
vendicarsi vigliaccamente. Il loro linguaggio era sovente complicato o
sfuggente per evitare una lode che sentivano troppo impura, insieme
all’inevitabile rappresaglia. Per assicurarsi l’immunità, i più usavano
tenere sempre pronta, in una marmitta tiepida, una colla commestibile, o
una zuppa pitturabile, composta di ingredienti di questo tipo:
Il libro più importante dell’anno.
Un caso letterario tra i più sconcertanti.
Un saggio nuovo, acuto e sorprendente.
Un eccezionale contributo.
Con finissima introspezione.
Il romanzo di una crisi e di una società.
Mette a nudo il tramonto dei valori.
Un volume composito.
Una lettura da farsi su più piani.
Una lucidità implacabile.
Tutto un mondo segreto.
Una testimonianza sconvolgente.
Lo specchio di un’epoca.
Un trentennio di pazienti ricerche.
La tragedia di un uomo e di un popolo.
Uno stimolo per il lettore intelligente.
Una spietata autoanalisi.
Un brillantissimo esordio.
Un grande ritorno.
Pervaso da un’alta malinconia.
Lo aspettavamo a questa prova.
Una prosa che incide.
Apocalittico.
Il suo libro migliore.
Una decina di queste cucchiaiate,
rendevano quasi innocuo il pungiglione di un libro. Le carabine al
curaro degli Autori, i pozzi di murene degli Editori risparmiavano il
prudente Suffeta che riceveva, in segno di gratitudine, altri libri.
Generalmente, avuta la loro miserabile razione, i libri se ne andavano a
morire in un apposito cimitero, non lontano dal mercato, dov’era aperta
giorno e notte una fossa comune per quelli che preferivano essere
inumati, mentre, per gli altri, ardevano ininterrottamente alcuni
spaziosi crematori.
Enarchì prese a volo un librino
modestamente illustrato che se ne stava andando alla sua morte con
dignità. Gli avevano messo a bandoliera, per scherno o per errore, una
di quelle piccole fasce avventurose che procuravano a un libro una
sopravvivenza artificiale di poche settimane, o anche di pochi giorni,
prima dell’inevitabile fine. La fascia che adornava quel libro era
particolarmente arrogante e indecorosa, eppure il poveretto con candore
se ne compiaceva: Ventimila edizioni in un anno.
Era un libro, lo si vedeva dalla sua
mancanza di pungiglione e di dente, che non avrebbe mai versato il
sangue di un Suffeta. Stavamo quasi per tenercelo, perché era in chiari
caratteri e aveva simpatiche figure e un buon odore, e forse l’avremmo
addirittura letto, quasi certi di trovarlo poco interessante, in qualche
pausa del nostro viaggio, se quel caro amico, a malincuore ma
inflessibilmente, non si fosse rifiutato di appesantire il nostro
bagaglio d’ombra e di mettere distrazioni inopportune sulla via che ci
era prescritta. — Non avete più bisogno di libri, — osò dirci il libro.
Con modeste ali da pollo volò via verso il cimitero, dove un getto di
calce viva, avendo scelto la fossa comune, l’aspettava. >>
(Tratto da G. Ceronetti, Aquilegia. Favola sommersa, Einaudi, Torino 1988, pp. 85-89)
giovedì 15 novembre 2012
'Nero su Bianco'......... Solo Exhibition by Federica Vettori
Da Martedì 20 Novembre a Lunedì 3 Dicembre in Libreria ....
' Nero su Bianco '
mostra personale di
F e d e r i c a * V e t t o r i
Federica Vettori (1982)
virtuosa della ritrattistica, con tratto leggero e sfumato, crea punti di luce e ombre, regalandoci ritratti dagli sguardi intensi e profondi...
Mano ferma e sapiente.
La giovane artista ha saputo trasporre su semplice carta da schizzi le forme morbide dei lineamenti infantili , cogliendone la dolcezza e la semplicità.
Ne escono ritratti eleganti. Inchiostro nero su semplice carta bianca.
'VITE TERRENE, VITA NELL'ALDILA' '. Incontro in libreria con Sabrina Dal Molin
Ho conosciuto Sabrina qualche settimana fa. La sua fama l'aveva preceduta: ero così curiosa di parlare con lei, e forse anche un pò in 'soggezione'.. Non sapevo proprio cosa aspettarmi. Ma quando questa signora dall'aspetto gentile e dagli occhi buoni e luminosi è entrata in Libreria, ogni dubbio è scomparso.
Abbiamo parlato a lungo, davanti ad un caffè, della sua Esperienza di Vita...
Già, ma chi è
Sabrina Dal Molin ?
Sabrina Dal Molin (1968) è in contatto fin da bambina con il mondo dell’invisibile, degli angeli, dei defunti.
Sabrina ha scritto il libro 'Vite Terrene, Vita nell'Aldilà' edito da Il Punto d'Incontro: ha deciso di condividere gli insegnamenti e le esperienze che questo legame le ha regalato nel corso degli anni.
«Le pagine che abbiamo scritto devono servire a infondere speranza nella vita delle persone e nel futuro che le attende. Esse sono dedicate a tutti coloro che vogliono ricominciare da capo dopo tristezze e sofferenze, lasciandosi alle spalle i momenti bui e le situazioni spiacevoli, nella convinzione che Dio li ama e non li ha mai abbandonati».
«Quello che vi dico in questo libro è ciò che so e che mi è stato rivelato, su questo non dovete avere il minimo dubbio. Ve le dono con il cuore e con tutta la sincerità di cui sono capace».
Sabrina Dal Molin sarà presente in Libreria
domenica 6 Gennaio 2013 alle ore 18.30
a raccontarci la sua personale esperienza di Luce.
mercoledì 14 novembre 2012
Sebastiano Zanolli @ PiccolaLibreriaAndersen
SEBASTIANO ZANOLLI
GIOVEDI 6 DICEMBRE 2012
presso Piccola Libreria Andersen
ore 20.15
riflette su:
" DOTI PER UNA SOCIETA' LIQUIDA"
AVERE LE DOTI GIUSTE PER SOPRAVVIVERE...
AVERE LE DOTI GIUSTE PER SOPRAVVIVERE...
...in questo momento storico-sociale-economico così complesso.
Come possiamo migliorare
Noi Stessi ed essere un pò più ottimisti?
Come possiamo migliorare
Noi Stessi ed essere un pò più ottimisti?
Secondo Zygmunt Bauman, la nostra società è molto fragile, disunita, al punto che il sociologo la chiama società liquida.
'Omogeneizzarsi' alla società indica un processo affine
all'omologazione, all'assorbimento passivo
dovuto ad usi e consuetudini, a modelli culturali e di condotta
prevalenti in un dato contesto sociale. L'individio omologato non ha
spirito critico, nè capacità riflessiva, nè spunti di crescita
personale. Resisteremo e conserveremo la nostra prosperità solo se
sapremo diventare anche noi solidi. E come?
Per raggiungere la nostra meta, Sebastiano Zanolli ci esorta a riscoprire concetti come
fiducia, perseveranza, coraggio, responsabilità, solidarietà, energia
creativa e fede. Lo scopo è chiaro: suggerire formule e strumenti per
riflettere e per trasformare quell’io sognatore in una “Società a
Responsabilità Illimitata”.
Piccolo Concorso di Fotografia.. And the winners are...
Buonasera
a Tutti :-) oggi 14 Novembre 2012 si conclude il nostro Piccolo
Concorso di Fotografia.. Voglio ringraziare tutti i partecipanti..
Numerosi, e davvero, davvero creativi e capaci. Ho dovuto scegliere solo
3 elaborati tra le miriadi di foto pervenute, ahimè, meritereste tutti
un premio ( qualcuno di voi mi ha inviato anche delle foto senza nome -
ach!-) .. spero di riuscire a ringraziarvi tutti di persona.. Ma è
giunto il momento di rendere noti i nomi dei 3 vincitori, che si
aggiudicheranno i 3 libri messi in premio ..
***
A .... EMANUELE ROGGIA
***
Scatto di Piccola Libreria Andersen in chiusura, sul far della sera.
Complimenti! :)
2° PREMIO- ' L'ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE', di Massimo Gramellini
***
A... IVANA LOVISELLI
***
Colorato collage fotografico
Brava! :))
1° PREMIO..
'MONTE DEL CATTIVO CONSIGLIO' di Amos Oz
***
A MARIANGELA VIVIAN
***
particolare delle pagine di un Libro Aperto.
Grazie Mariangela, il tuo scatto così semplice ha colto nel segno. :)
'MONTE DEL CATTIVO CONSIGLIO' di Amos Oz
***
A MARIANGELA VIVIAN
***
particolare delle pagine di un Libro Aperto.
Grazie Mariangela, il tuo scatto così semplice ha colto nel segno. :)
L'Erbario delle Fate.. di Benjamin Lacombe
Lunedì mi sono ritrovata a gironzolare senza una meta precisa nel grande magazzino di libri di Padova. La giornata era bigia e piovosa, e io non avevo un granchè da fare.. E' un pò come andare dal fruttivendolo e prendere quello che c'è scritto sulla lista della spesa.. ma il più delle volte si prende sempre anche qualcos'altro, ci si ferma davanti ad un frutto extra-lista , lo si soppesa, si studia il suo grado di maturazione. Lo si scarta. O lo si sceglie.
Dunque, girovagavo senza una meta fissa, solo per il piacere di guardare i libri, leggerne qualcuno ed acquistarlo per la libreria, quando mi sono imbattuta in un piccolo grande gioiello. Non potevo certo lasciarlo là, su quello scaffale spoglio e asettico! Io devo scegliere i libri per voi Lettori Tenaci, dunque la scelta deve essere ancora più accurata.. Il libro che ho 'adottato' e che adesso fa elegantemente parte della scuderia dei nuovi libri della mia Piccola Libreria Andersen è
L' ERBARIO DELLE FATE
di Benjamin Lacombe
L' Erbario delle Fate è il taccuino personale di un eminente botanico russo del secolo scorso. Membro del prestigioso Gabinetto delle scienze occulte presieduto da Rasputin e in cerca dell'elisir di lunga vita, Aleksandr Bogdanovich giunge nella foresta di Broceliande, in Bretagna, famosa per le piante medicinali e per le leggende su Mago Merlino, fate e folletti, i Cavalieri della Tavola Rotonda. Quello che scopre in questo bosco stravolgerà per sempre la sua vita. Mescolando meraviglie botaniche, corrispondenze, personaggi fiabeschi, realtà e fantasia, questo libro vi porterà in un mondo magico e misterioso...
..Il libro, oltre alle meravigliose e delicate illustrazioni, curatissime nei dettagli, con ritagli e fregi e trasparenze, contiene delle schede botaniche molto dettagliate -Genziana, Cicuta e altre piante officinali- che niente hanno da invidiare ai più moderni trattati di erboristeria..
Curiosità...La foresta di Broceliande
Lasciando
Rennes alle spalle in direzione Lorient, dopo aver passato il
futuristico Stade de Rennes, a circa 25 minuti di auto,ci si trova dalla
superstrada un uscita che indicherà la foresta di Broceliande e il suo
cuore: il paese di Pampoint.
Cos’ha
di particolare questa foresta? Nulla, se non l’imponente vegetazione, e
il non piccolo particolare di essere il luogo dove Merlino l’incantatore vivrebbe sepolto nel suo stato di non morto a causa di un ingannevole incantesimo voluto da Morgana.
La
foresta di Broceliande, vero affascinante labirinto di strade che si
perdono in questa natura incontaminata, nasconde al suo interno diversi
punti degni di visita, e, ancora poco frequentati dal turismo di massa,
che, ne mantengono inalterato il fascino.
Oltre
a questo posto di pellegrinaggio dovuto, Broceliande al suo interno
racchiude altri posti di alta simbologia, e, per rifarsi al recente
Codice Da Vinci, lascia tracce alquanto reali su domande e risposte, che
possono tranquillamente sfociare nell’eresia… o nella verita’.
venerdì 9 novembre 2012
Demetrio Battaglia in Libreria... 17/10/2012
Ringrazio ancora Demetrio per la - prima- presentazione fatta in Libreria, e con lui ringrazio Lorena, Simone, Sandra & Yvonne e tutti gli amici 'vecchi e nuovi' che hanno partecipato all'evento e che ci hanno raggiunti con grande entusiasmo...
... Grazie!
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