mercoledì 13 febbraio 2013

Strane, geniali, incredibili Invenzioni...


Per me ieri è stata una giornata regolare fino a metà mattinata. Quando ho eseguito una veloce ricognizione delle notizie delle ultime ore. Prima le solite cose, quelle che ormai leggiamo tutti i giorni da una settimana a questa parte: la propaganda elettorale, gli imperdibili aggiornamenti sul Festival di Sanremo, gli imperdibili regali per San Valentino, il Carnevale, il freddo, la neve, il gelo,gente che si dimette… poi, improvviso, qualcosa di diverso.
 ...
Non ho potuto neanche fare a meno di lasciargli un po’ di spazio nel blog. Gli ammerigani si sono inventati una roba geniale, un oggetto incredibile. Un’invenzione tanto importante che se non hai già un iPad, correrai subito a comprarne uno.
Si tratta di un sostegno per iPad con tanto di rotolo di carta igienica. Finalmente la comodità di cui avevamo bisogno.
Potevo forse esimermi dal dedicare la newsletter di oggi a ciò che la mente umana, poderosa, è in grado d’inventare? No, non potevo.




 
Da toccare con mano

Un giorno la figlia di Antonio Cianci chiede ad Antonio Cianci: “Chi ha inventato la zip?”. Lui non ne ha idea. Da quel momento vuole sapere tutto su chi ha inventato gli oggetti d’uso comune. Eureka! è frutto di questa sua nuova ossessione che deve alla curiosità infantile. Da croissant e caffè, nati insieme (altrimenti che colazione sarebbe), a cotton fioc e cerotti, venuti fuori da relazioni coniugali (no, non in quel senso), racconta la storia di 100 inventori sconosciuti che hanno cambiato le nostre vite in maniera irreversibile.
Steven Johnson direbbe che quei 100 inventori non hanno avuto un colpo di genio. In Dove nascono le grandi idee spiega, attraverso esempi che coinvolgono campi diversi, che il pensiero che un bel giorno qualcuno abbia un lampo intuitivo e partorisca un’invenzione rivoluzionaria è sbagliato. Le grandi idee sono “reti”, e per avere una grande idea, consiglia Johnson, “lasciate che altri sfruttino le vostre idee; prendete in prestito, riciclate, reinventate”. Le invenzioni non sono isolate genialità, ma conseguenze di un ambiente.
Un povero bianco di Sherwood Anderson sembrerebbe confermare questa teoria. Protagonista è Hugh Mc Vey, un inventore di macchine agricole che si ritrova spiazzato in un ambiente che non è più quello in cui la sua creatività funzionava. Ora pullulano invenzioni di un nuovo tipo, che trionfano sui tempi. C’è poco da fare, anche se nella sua realtà “non c’era quel continuo e assordante rumore di macchine e nuovi progetti in azione. Sembrava che l’umanità fosse disposta a prendersi un tempo per conoscere se stessa”, quest’inventore deve reinventare se stesso se inventore vuole restare.


Invenzioni inventate

Ci sono poi invenzioni astratte, come l’invenzione di un concetto. Poco dopo la fine della Seconda Grande Guerra, il New York Times scrive “I teenagers sono un’invenzione americana”. Jon Savage, che è esperto di giovani e musica, ha scritto L’invenzione dei giovani per dire che in realtà non fu una trovata estemporanea, ma la conseguenza di dinamiche sociali. La prima avvisaglia di quello che sarebbe stato il teenager si può scovare addirittura in Barrie, autore di Peter Pan. La categoria dei giovani c’era già, non fu inventata. Piuttosto fu inventata come merce da esportare in tutto il mondo e a cui vendere, vendere, vendere.
Infine, le invenzioni non ancora inventate. Giovanni Bignami è un astrofisico, con un curriculum di tutto rispetto. Si è posto da sé una sfida: indovinare quali saranno le scoperte e innovazioni che cambieranno l’umanità da qui al 2062. Cosa resta da scoprire parla di trasporto di iceberg fino a Pantelleria, di computer che rivoluzioneranno il concetto d’intelligenza, di immortalità. Capito? Per Bignami non è escluso che diventeremo immortali. Il segreto sta in una parola soltanto: silicio.

martedì 12 febbraio 2013

Il Matrimonio non è punto d’arrivo, ma un viaggio chiamato Amore.




SERATA DI PRESENTAZIONE:

Corsi Prematrimoniali laici per Matrimonio e Convivenza
Iter di accompagnamento al matrimonio ed alla genitorialità tra diritto di famiglia e pratiche di riflessività sul ruolo del coniuge e del genitore.

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presso Piccola Libreria Andersen
  per info e prenotazioni: piccolalibreriaandersen@yahoo.it - 0424-702676 


Cosa vuol dire sposarsi? Perché oggi più che mai è basilare prima di contrarre un matrimonio conoscere cosa si sta andando a fare?
In Italia i corsi prematrimoniali sono per lo più a sfondo religioso, importanti ma non sufficienti, perché non preparano le giovani coppie al contratto che stanno stipulando tra loro, ma anche con lo Stato.
Quanti sono consapevoli delle responsabilità e degli obblighi che il matrimonio comporta?
Ad ogni matrimonio consegue un diritto e un simmetrico dovere.
La costruzione di un matrimonio felice, infatti, deriva anche da una serie di conoscenze su ciò che vuol dire contrarre un matrimonio: diritti, doveri, obblighi e reciproca solidarietà economica e morale.
Capire cosa vuol dire sposarsi permette anche d’evitare d’arrivare ad una rottura violenta con tutto ciò che questo comporta sia in termini psicologici che di danni per i figli.
L’obiettivo di questo corso è l’ accompagnare al matrimonio ed alla genitorialità, coniugando nozioni di diritto di famiglia ad esercizi di riflessività sul ruolo del coniuge e del genitore.
Il matrimonio: nell’ordinamento giuridico italiano tra rito civile e religioso, diritti e doveri reciproci, scelte patrimoniali e contratti prematrimoniali.
Dalla convivenza al ruolo di genitore: accordi sull’indirizzo della vita familiare, il coesercizio della potestà genitoriale, il concetto della bi genitorialità e della co genitorialità all’interno della coppia.
La genitorialità: la cura dei figli, la filiazione, l’adozione, la procreazione medicalmente assistita, i doveri e le responsabilità nell’educazione dei figli, anche in caso di separazione.
Il percorso formativo sarà condotto dalla D.ssa Sara Zanon, counselor relazionale e mediatore legale. 

 





sabato 9 febbraio 2013

** Non solo Libri**



Piccola Libreria Andersen non dorme, non riposa mai. E questo si sa. Ma perchè? Perchè stiamo organizzando per voi due mostre superlative in libreria per festeggiare l'arrivo della Primavera.. Di una mostra si sa ancora poco, la data è ancora da definirsi ma di certo stupirà e renderà curiosi un pò tutti. Le artefici di questo primo 'evento concettuale' sono tre dinamiche ragazze uscite -fresche fresche- dall' Accademia di Belle Arti di Venezia.. Vedremo presto di cosa si tratta! ( ..perciò, a marzo: stay tuned!)
***
Di certo invece ci sarà una delicata ma incisiva mostra di sculture realizzate dall'artista Monica Marangon:


' FORME EVOLUTIVE DELL'ANIMA '
 ...perchè questo nome?

"Perchè le forme sono l'anima dell'artista che vibrano
nella sua dolce danza essenziale e pura!
Le forme sono il puro essere interiore
in continua evoluzione!"


Quello che traspare e si percepisce dalle opere di Monica Marangon è puro dinamismo, il chiaro gesto dell’artista sulla materia quasi a voler lasciare la sua firma, e riconosciamo tanto le violente incisioni quanto le dolci carezze. Il suo gesto resta sempre in superficie, lasciando intatto il nucleo dell’opera. Quasi come il gesto affettuoso di una madre che abbraccia il proprio bimbo.

**La mostra di Monica Marangon sarà attiva dal giorno 13 Aprile al giorno 25 Aprile 2013.
Inaugurazione * sabato 13 /04 ore 18:30 ** VI ASPETTIAMO!! ♥

venerdì 8 febbraio 2013

H2O




Qualche giorno fa ero tutta intenta a cercare un argomento per questa recensione, concentrata nel cercare dei libri interessanti e che potessi apprezzare appieno, ma nessun argomento mi convinceva. 
San Valentino? Manca una settimana, e poi sai che noia. I cani? Con tutti i candidati premier che li prendono in braccio in questo periodo, mi sarebbe sembrata una crudeltà ulteriore. E allora cosa cercare? 
 Proprio mentre ero lì a riflettere, arriva una signora -vicina di negozio- e dice: “C’è un’infiltrazione d'acqua nella mia vetrina, si è formata una pozzanghera!“. La guardo un pò perplessa rispondo: “Grazie!”. Lei mi ha guardato un po’ basita, perchè non poteva immaginare che mi aveva appena suggerito l’argomento di oggi: l’acqua! A quel punto avrei dovuto aiutarla ad asciugare per terra, ma che ci vuoi fare, ormai avevo l’argomento e non potevo farmelo sfuggire. Quindi eccomi qua a parlarti di libri e acqua, elemento fondamentale per la vita, ma da evitare quando si manifesta sotto forma di pozzanghera


*** 

Inodore, incolore, insapore

Partiamo dalle basi fisiche di questo elemento primario: che forma ha? Sappiamo che non ha colore, non ha sapore, non ha odore, ma ha forma? Ovviamente no, ma si adatta alla forma del recipiente che la contiene. Attorno a questa metafora ruota il libro La forma dell’acqua, una delle prime avventure del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri. Una metafora che descrive la capacità di adattarsi al cambiamento dei governi, delle stagioni, delle condizioni climatiche che contraddistingue alcuni personaggi poco raccomandabili. E poi è Camilleri, come si fa a non leggere Camilleri?
Sempre nei dintorni del giallo, ma molto più votato all’azione, si muove Acqua buia di Joe Lansdale. Un libro con dei ragazzini protagonisti, in cui l’acqua non ha un ruolo benevolo visto che si tratta di un fiume nel quale annega May Lynn. Come sempre quando si tratta di Lansdale, è un romanzo pieno di azione, una fuga verso Hollywood nella quale bisogna tenere sempre gli occhi bene aperti.
Un uomo che si intende di fughe è sicuramente Eduard Limonov. Avrai sentito parlare di lui, visto che la sua biografia è stata giudicata il libro più bello del 2013, ma io ti do l’opportunità di conoscerlo direttamente leggendo Libro dell’acqua. Percorsi attraverso tutta l’Europa, nei quali in un modo o nell’altro l’acqua ha sempre un ruolo. Se ti è piaciuta la biografia, non puoi perderti questo libro. Se non hai ancora letto la biografia, allora ti consiglio di prenderli tutti e due assieme!

Tecnicamente acqua

Visto che stiamo parlando di acqua, mi sembra giusto approfondire l’argomento consigliandoti una delle biografie più strane e a mio parere più appassionanti. Sto parlando di H20. Una biografia dell’acqua, un racconto di cosa l’acqua ha significato e di come si sia formata e sviluppata arrivando a coprire la maggior parte del globo terrestre. Se ti sembra noioso come argomento, si vede che non hai ancora letto il libro. Scoprirai tante cose, ad esempio lo sapevi che esistono 14 tipi di ghiaccio? Peccato che non sia specificato qual è il migliore da mettere nel mojito.
Ultimo libro, lo ammetto, alla fine dei conti non c’entra niente con l’acqua, ma non potevo esimermi dal consigliare un libro che si intitola Nuotare sott’acqua e trattenere il fiato. Il sottotitolo recita Consigli a scrittori, lettori ed editori, ed è una raccolta di scritti di Francis Scott Fizgerald che parlano di letteratura e soprattutto del suo rapporto con la scrittura. Il titolo viene proprio da una sua frase, ovvero “Scrivere bene è sempre nuotare sott’acqua e trattenere il fiato”. Compito della libraia allora è pescare questi scrittori prima che anneghino. Mi sa che devo andare a preparare le esche!


giovedì 7 febbraio 2013

Libri in salvo..




Riuniti nel Tombouctou Manuscript Project, una parte degli antichi manoscritti della mitica città maliana di Timbuctù (patrimonio dell’UNESCO dal 1990), sembrava essere al sicuro. Protetti dalla suddetta missione di collaborazione tra Mali e Sud Africa lanciata ufficialmente nel 2003, e rafforzata dalla costruzione di una nuova biblioteca-archivio, inaugurata nel gennaio 2009, i tomi centenari che erano stati inseriti in un progetto dell’Università di Città del Capo (UCT), avrebbero dovuto servire alla formazione di giovani ricercatori e costituivano un materiale prezioso per lo studio degli aspetti legati alla scrittura e alla lettura del passato. Ma le notizie del sito dell’iniziativa si arrestano drasticamente al 15 ottobre 2012, data del seminario “Manuscript Culture in the Niger Bend”.
Una frattura non naturale che corrisponde con l’aggravarsi della situazione sul territorio. L’occupazione dei ribelli islamisti, conclusasi in questi giorni con l’arrivo delle truppe dell’esercito regolare maliano supportate da quelle francesi, ha lasciato dietro di se un triste tappeto di reperti semi bruciati.
E se alcuni libri sono stati portati in salvo prima della presa della città da parte dei ribelli nell’aprile scorso, inestimabili manoscritti antichi dell’Ahmed Baba Centre for Documentation and Research, sono stati dati alle fiamme. Un numero ancora non precisato, che oscilla tra le 60.000 e i 100.000 opere custoditi nel centro, sono state irrimediabilmente saccheggiate in quello che il sindaco di Timbuctù Halley Ousmane, rifugiato nella capitale Bamako per lunghi mesi, non ha esitato a definire come “un autentico crimine culturale”, perpetuato ai danni della memoria di un territorio a tratti oscurato dal velo della leggenda:
Si invoca spesso Timbuctù come il simbolo del luogo più perduto della terra, per indicare un’attrazione misteriosa ed esotica che non si raggiungerà mai. Nonostante ciò si tratta di una città ben reale, dotata di una storia e di un’eredità ricca e diversificata, una città dal passato affascinate insomma…
***
  Li abbiamo pianti solo qualche giorno fa i preziosi manoscritti bruciati e danneggiati a Timbuctù, e oggi ritorniamo sulle loro pagine bruciacchiate con una notizia che ci conforta. Si tratta di un salvataggio rocambolesco, operato dal Professore Abdoulaye Cissé insieme al vecchio addetto alla sicurezza Abba Alhadi a partire dal 30 dicembre 2012.
Quando era ormai chiaro ai che la situazione non avrebbe avuto evoluzioni favorevoli nell’immediato, la strana coppia si è organizzata per mettere al sicuro ben 28.000 pergamene trasportate di nascosto in carri trainati da asini. Così facendo sono riusciti a preservare centinaia di manoscritti dal valore ancora più prezioso se si pensa che si tratta di quegli esemplari che, non essendo ancor stati digitalizzati, sarebbero andati perduti per sempre nei roghi vandalici operati dagli islamisti prima dell’arrivo delle truppe maliane e francesi.



Argomenti tabù

Si intitola Er ist wieder il libro (uscito lo scorso settembre) di cui tutti parlano al momento grazie alla costante crescita delle vendite; tradotto significa più o meno “E’ tornato” e il riferimento è niente meno che Adolf Hitler, ma visto in maniera parodistica. Sul Daily Mail scrivono che probabilmente il motivo di un tale successo risiede nel sentimento di colpa che lambisce le nuove generazioni tedesche rispetto agli orrori del Nazismo; ma il testo fa gola a molti e il suo autore Timur Vermes già si sfregherà le mani pensando agli introiti che verranno grazie alle molte licenze vendute per le traduzioni.
Nell’intreccio vediamo il Furer scampare alla Seconda Guerra Mondiale e risvegliarsi ai tempi della Merkel; si aggira per le strade, riconosciuto dalla gente che però lo scambia per un imitatore e suscita pure una certa tenerezza in uomo, che gli permette di riposare nel suo chiosco di giornali. Raccontato in prima persona, il romanzo vede l’ascesa di popolarità del protagonista nei media contemporanei, grazie ai suoi monologhi deliranti che vengono intesi dal pubblico come comicità allo stato puro. Il resto è tutto da leggere, chi non mastica il tedesco potrà gustarsi l’umorismo -amaro- del libro a breve, visto che verrà presto pubblicato da Bompiani; intanto in Germania infuriano le polemiche tra critici, leggo su Panorama che Er ist wieder da alcuni viene inteso come utile elemento di sensibilizzazione sui pericoli dei nostri tempi, ma altri lo leggono come un’ulteriore conferma della fissazione del paese verso questo personaggio storico da cui forse non riesce a staccarsi.

***


Ci sono alcuni argomenti di cui si parla poco o niente, vuoi per pudore, vuoi per timore. Uno di questi, per esempio, è l’aborto terapeutico, soprattutto se spinto alle estreme conseguenze. Se Oriana Fallaci in Lettera a un bambino mai nato aveva affrontato il tema dell’aborto e del dolore di una madre (per inciso, è stato il primo libro della Fallaci che ho letto), ora Simona Sparaco in Nessuno sa di noi torna a parlare di questo argomento, spesso ritenuto tabù, e lo fa con un romanzo forte, intenso, che lascia il segno.
Intervistata da Vanity Fair, Simona Sparaco dice la sua sul perché di questo tema non si parla:

 Perché, come hanno detto alcune persone che hanno letto il mio romanzo prima della pubblicazione, è un tema troppo violento. Ma in realtà io credo che la violenza sia un’altra cosa. Perché Misseri va in Tv? Qual è la vera violenza? Io da scrittrice penso che la letteratura sia una partita a scacchi tra gli esseri umani e l’oblio. In questo romanzo il silenzio non è solo un silenzio esistenziale, ma anche un silenzio sociale che è pericolassimo, perché è lì che nasce il pregiudizio. E i suoi figli: il senso di colpa e la vergogna.


Nessuno sa di noi racconta la storia di Luce e Pietro che si recano dalla ginecologa per fare una delle ultime ecografie prima del parto. La gioia è tangibile e ci pensa la dottoressa a fenderla con una lama affilata dando loro una notizia tremenda: il piccolo Lorenzo è “troppo corto” e risulterà affetto da una forma grave di displasia scheletrica. E qui si innesta il tabù ovverosia l’aborto oltre i termini consentiti per legge. Che fare? Come regolarsi? Chi prenderà le decisioni?
Un passaggio del libro mi sembra particolarmente intenso:

"..Il trillo assordante del mio cellulare si mette in mezzo. Interrompe questo sguardo impaurito che ci stiamo scambiando, come due clandestini un attimo prima di oltrepassare la linea di confine. Dopo la quale non ci sarà più ritorno, ma soltanto la morte o la libertà. O forse entrambe.
Rispondo in modo automatico per far tacere la suoneria.
«Be’? Non mi hai fatto sapere com’è andata la visita ieri. Perché non mi hai chiamato?»
Mia madre.
«È Lorenzo. Purtroppo…»
«Gioia, che succede? C’è qualcosa che non va?»
«… non sta bene».
La voce di mia madre, al contrario della mia, sale di volume: «Santo cielo, che significa “non sta bene”?».
Provo a riprendere fiato, ma non riesco più ad articolare una sillaba. Passo il telefono a Pietro come se scottasse. Mi balocco con la bottiglietta d’acqua, mi manca persino la forza di bere.
«Signora, sono Pietro…»
Per la prima volta da quando lo conosco, Pietro parla con le lacrime che dagli occhi gli entrano nella bocca, mentre racconta a mia madre quello che ci è successo."

mercoledì 6 febbraio 2013

..Quando noi si era piccoli....


Lunedì pomeriggio passeggiavo. Interessante, lo so… A un certo punto ho sentito schiamazzi: tre bambini, due maschi e una femmina, stavano correndo concitati in un giardino. Il più grande guidava gli altri due: “Svelti svelti! Dai, su, corriiiii!”. Si precipitavano da un punto all’altro, seguivano traiettorie illogiche, sfrecciavano ridendo e disperati allo stesso tempo. Infine si sono rifugiati in cima a uno scivolo, e il capo ha lanciato l’ultimo grido: “Dai che ti prendeeee!”. Ho capito allora: fingevano di essere inseguiti da qualcuno. Forse si erano accordati prima su chi fosse questo qualcuno, forse ciascuno dei tre s’immaginava la propria minaccia.
Fatto sta che io ero esclusa da quella dimensione. Ho pensato a quando anch’io giocavo immaginando e basta. Ora non potrei più farlo, non potrei correre lungo le strade ridendo e gridando agli altri: “Attenti, vi prende!”. Io, purtroppo, mi vergognerei, gli altri chiamerebbero il 118.
Oggi vi parlo di politica.
Sto scherzando, parliamo d’infanzia.



***
 
Ripensarci da grandi

Il primo libro che m’è venuto in mente è Tu, sanguinosa infanzia… che dal titolo non sembra promettere bene, lo so. Sono racconti, questi di Michele Mari. Ci sono i mostri e le creature fantastiche che da bimbi trattiamo come reali, c’è il fatto che un banale evento possa diventar cruciale e drammatico quando si ha 8 o 9 anni, e poi c’è l’inevitabile crescita, di fronte alla quale puoi provare a conservare da feticista tutti i vecchi giocattoli quanto puoi, ma il tempo avrà la meglio, “delapiderai” l’infanzia. Sappi che “se hai venti giochi e ne conservi diciotto, sei già fritto”.
Anche Florina Ilis ha guardato all’infanzia da adulta, nella Crociata dei bambini. Abbiamo due treni in partenza: uno pieno di “grandi”, benestanti, l’altro di “piccoli”, pronti alla colonia estiva. Poi ci sono tre monelli di strada. Ecco il fatto: il secondo treno verrà dirottato. Dai fanciulli stessi. S’instaurerà a bordo una micro-società, qualcuno rifletterà sulla libertà, e la Ilis su molte altre cose: ad esempio sull’importanza che a una certa età si debba poter preoccuparsi soltanto di giocare su uno scivolo immaginandosi inseguiti da chissà chi.

Ci sono adulti che sono pagati per pensare agli infanti: quelli che lavorano alla Lego. L’azienda danese è in piedi dal 1932, ne ha passate tante, si è vista mettere in crisi da giochi ben più interattivi di un mattoncino di plastica, ma ha resistito. In ottima forma. Perché si è rinnovata. L’intera storia, le idee guida di una simile impresa, te la raccontano un giornalista, un manager e un professore di Storia Economica della Cultura in Lego Story. Dove si scopre che oggi i Lego vengono usati anche dove s’insegna a diventar manager.


La fiaba

Genere letterario dell’infanzia per eccellenza è la fiaba. O almeno così ci siamo abituati a pensare. Sbagliando. Prendi le fiabe dei fratelli Grimm, quei due tedeschi che in patria sono ricordati anche per lingua e politica, ma che da noi sono arrivati soprattutto per le fiabe popolari che hanno raccolto e riscritto e diffuso. Biancaneve, Cenerentola, Cappucetto Rosso, per dire le più note. Ebbene, ci fosse una fiaba in cui manchi il sangue, qualche smembramento corporeo, qualche assassinio. Walt Disney ha ripulito tutto senza lasciar traccia.
Italo Calvino ci aiuta a far luce sul genere. A un certo punto della sua carriera letteraria, fece un po’ quello che avevano fatto i Grimm: rintracciò le fiabe più importanti della tradizione italiana, le tradusse dal dialetto, e le raccolse. Un lavoro che gli valse una conoscenza sull’argomento non indifferente, grazie al quale potè permettersi di scrivere un libro su un genere tanto arduo e dai mille significati: Sulla fiaba. Così potrai capire che certe storie che t’hanno raccontato, andavano raccontate in modo del tutto diverso. Ci vorrebbe un’altra infanzia, e vederne i risultati.

sabato 2 febbraio 2013

Tempo di frittelle, cenci, galani & Poesie



Io cerco di resistere alla tentazione di cercare poesie e libri che richiamano determinati periodi di festività o ricorrenze, ma non ci riesco. Così, per Carnevale (ma sarà forse che sono troppo vicina al carnevale di Venezia), oltre rileggermi Il Castello dei Destini incrociati, ho scovato tre poesie che mi piacciono davvero molto e che rappresentano bene i tre autori.
La prima è di Gianni Rodari (ca va sans dire), che come sempre sa metterci il suo magico tocco e rendere bello ed affascinante ogni evento, musicale, allegra, perfetta stilisticamente la sua poesia. La seconda è di Gabriele d’Annunzio e devo confessare che non mi aspettavo di trovare una poesia del burbero autore proprio su questa festività dello scherzo…ma leggendola ho ben capito perché ci si è cimentato: alla fine il Carnevale vien sepolto. La terza è di Carlo Goldoni, che non perde il vizio di ironizzare sulle coppie e sulle scappatelle (di Carnevale) che si fanno, in quanto quando è festa ognuno fa quel che gli pare. Dopo il salto eccole per voi. E buon Carnevale a tutti.

***

'Carnevale'
 di Gianni Rodari



Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduia lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “E’ Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.”




'Carnevale vecchio e pazzo' 
di Gabriele D' Annunzio


Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane e vino
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.
Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.




'Carnevale' 
di Carlo Goldoni



La stagion del Carnovale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.
Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.
Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

venerdì 1 febbraio 2013

** Cibo & Letteratura **




Dopo avervi parlato delle contaminazioni tra libri e musica, con grande piacere oggi vi segnalo un sito americano che parla di autori famosi e loro ricette, si chiama Paper and Salt
( http://paperandsalt.org/ ) Ma facciamo un passo indietro, la scoperta affascinante avviene imbattendomi in questo articolo --->  ( http://www.guardian.co.uk/books/booksblog/2013/feb/01/virginia-woolf-other-great-literary-cooks?CMP=twt_fd ) sul Guardian; che se da una parte incensa le pubblicazioni culinarie britanniche (e te pareva) dall’altro pone una questione a dir poco avvincente, ovvero la propensione al cucinare di scrittori conosciuti ai più principalmente per “sfornare” opere letterarie.


Per esempio si parla dell’arte della panificazione, molto amata da autrici come Emily Dickinson (che amava produrre pani per la propria famiglia) e Virginia Woolf (il cui pane cottage loaf a due strati è famoso tra gli intenditori); ma su Paper & Salt si va decisamente sullo specifico con le ricette d’epoca spiegate per filo e per segno, potreste perchè no, mettervici nel weekend tra un capitolo e l’altro di un’opera dello stesso autore.


Qualche idea? Il cocktail di Edgar Allan Poe (a base di latte, rhum e 7 uova), la Treacle Tart di George Orwell (a base di pane raffermo, zenzero e panna), o ancora il roast beef marinato con erbe e senape di J.D. Salinger e la pumpkin pie di Edith Wharton (ho già l’acquolina in bocca). Per concludere vi segnalo questo post http://paperandsalt.org/2013/01/19/of-books-and-cooks-5-lessons-from-year-1/ in cui l’autrice segnala i titoli chiave per accompagnare i pasti come fossero un buon bicchiere di vino, più i testi must-have da tenere in cucina, tipo i Lunch Poems di Framk O’Hara.

martedì 29 gennaio 2013

Libri & Giorni della Merla..

 ***

A pochi giorni dalla conclusione di Gennaio, andiamo a vedere gli ultimi 5 libri che ho voluto consigliarvi per questo mese. Ovvio che i consigli valgono tutto l’anno, ça va sans dire
 


Repertorio dei pazzi d’Italia - A cura di Roberto Alajmo: Sicuramente anche nella vostra città ce n’è qualcuno. Girano per strada e parlano al vento, oppure compiono azioni strane e ripetitive, e diventano parte integrante del paesaggio urbano. Alcuni assurgono allo status di leggende viventi. Sono i pazzi, e qui 10 scrittori come ad esempio Silvia Ballestra e Giovanni Veronesi ci raccontano i loro preferiti. Chi va a tutti i funerali, chi con una strana corona pontifica alle fermate del bus, tutti con una loro particolarità. Io ne ricordo uno che girava per Venezia quando facevo l’Università e talvolta predicava agli uccelli come San Francesco, talvolta si vestiva da Fidel Castro. Un matto bipartisan, ecco.


Baltica 9 - Paolo Nori, Daniele Benati: Una guida che non è una guida, due scrittori italiani legati ai Paesi dell’ex blocco sovietico che raccontano le loro esperienze in posti così lontani da noi ma che varrebbe la pena visitare, se si cercano delle mete alternative e spesso molto alcoliche. Paesi in cui, nelle parole degli stessi autori, è bello tornare “perché fanno paura”.


I 12 che hanno detto no - Valerij Panjushkin: Sempre rimanendo in tema di Russia contemporanea, un reportage che parla di cosa si agita oggi nella Russia di Putin e Medvedev, degli strascichi portati dalla fine del comunismo e di tutto quello che bisogna sapere per parlare di una ex Super Potenza oggi ancora in via di definizione.


Dentro la letteratura - Enzo Golino: Interviste, e che interviste! Cassola, Eco, Butitta, Pratolini, Pasolini, tutti pezzi grossi della letteratura italiana intervistati tra il ’72 e il ’74 da Enzo Golino, in interviste molto interessanti sugli argomenti più vari. Modi particolari per ascoltare la voce di alcuni dei migliori scrittori che l’Italia abbia prodotto, senza mai essere noiosi oppure accademici.


Mal d’America - Vasco Pratolini, Fernando Birri: Un film mai realizzato, una sceneggiatura che si apre con un’insurrezione anarchica e continua con le emigrazioni verso l’Argentina e gli stranianti ritorni a casa. Personaggi orgogliosi e testardi, storie di fine Ottocento perfettamente paragonabili ai nostri tempi. Peccato che non sia mai stato girato il film.