giovedì 21 marzo 2013

..Libri On The Road.. E autostoppisti.


Mi sono ricordata dell’esistenza del mitfahrgelegenheit
 Se magna? No.
 Se conosci il tedesco lo saprai bene. Si tratta di una pratica a quanto pare molto diffusa in Germania: la condivisione della propria auto per un viaggio che si ha intenzione di fare. Devi andare da, che so, Hannover a Berlino, non vuoi prendere il treno, ti piace il viaggio in auto, sei disposto a salire a bordo con uno sconosciuto alla guida, un po’ come accade quando si è disposti a mettersi sul ciglio di una strada e alzare il dito pollice (evitando di sbagliarsi col dito medio. Anche se dalle nostre parti questo aumenterebbe le possibilità che si fermi qualcuno)? Bene, il mitfahrgelegenheit è fatto apposta. Anche in Italia si tenta di organizzarsi in questo senso, ma siamo ben lontani dalla vivacità con cui la realtà è viva in Germania.
Io l’autostop l’ho fatto una sola volta, a 16 anni, per spostarmi da un bagno all’altro del lungomare di Jesolo. Robe grosse.
Oggi ci riprovo con qualche libro che ci porti avventurosamente e avventatamente sulla strada.



In autostop

L’autostop è tra le migliori prospettive se vivi a New York, sei molto giovane e sola. E è il solo mezzo a disposizione se sei pure senza soldi. Mezzo per cosa? Per raggiungere la Costa occidentale, approdare in California, improvvisare matrimoni della durata di ore, e lanciarsi a testa bassa a mo’ di ariete in una vita instabile con cambiamenti di persone e situazioni continui. Paula Fox non è mai stata una pivella al riguardo.
L’autostop è tra le migliori prospettive anche se sei un’anziana che fino a qualche minuto fa viaggiava dentro una roulotte che si è staccata dall’auto in cui si trovano tua figlia, genero e nipoti. Ed è la prospettiva più appetibile se sei un’anziana su una roulotte senza traino e hai il vizio di concederti facilmente agli sconosciuti. Soprattutto a quelli giovani. Nelle Vacanze di un serial killer questo è solo l’inizio dell’eccesso che governa il romanzo.

Con un argomento come l’autostop e il prender di petto la strada, non avessi messo questo libro mi avrebbero arrestata: Sulla strada di Kerouac. C’è ancora qualcuno là fuori che non l’ha letto, questo è certo. Sal Paradise e Dean Moriarty sono ormai due di quei personaggi letterari che sono sempre meno letterari e sempre meno personaggi, e più uomini. Tanto sono diventati di comune conoscenza. Se non l’hai ancora fatto, fossi in te non aspetterei oltre a farmi questo viaggio con loro.


Motociclette e camionisti

Infine altri due libri on the road, ma senza autostop e con altri mezzi. Nel primo in motocicletta. Robert M. Pirsig attraversò su due ruote gli Stati Uniti, con suo figlio, e quello che accadde finì in parte nello Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, un libro che è un diario di viaggio, un mix di riflessioni su filosofi, cura della moto, educazione, viaggio, e l’uomo com’è, ad esempio prima e dopo che sia sottoposto a elettroshock, come accadde proprio a Pirsig.
Nel Manifesto dei cosmonisti, i cosmonisti sono l’equivalente dei nostri camionisti e le loro navette spaziali i nostri tir. Siamo in un futuro imprecisato in cui si viaggia tranquillamente nello spazio, ci sono anche lì stazioni di servizio, e c’è una lista precisa di regole per la convivenza civile in questi luoghi intergalattici. Lista che è appunto il manifesto che dà il titolo al libro di Mikael Niemi.

sabato 16 marzo 2013

Libri e Cowboys...

Oggi ho voglia di spazi aperti e luoghi da scoprire. Sarà il nuovo Papa che viene dall’America e dagli sterminati spazi argentini, sarà che se esco fuori l’orizzonte si chiude subito e si riempie di macchine che corrono clacsonando, in ogni caso mi è venuta voglia di mettermi un cappellaccio da cowboy, sellare il mio cavallo e andare alla scoperta degli orizzonti infiniti fino a raggiungere una nuova città. Certo, magari prima non sarebbe male prendere qualche lezione di equitazione, visto che su un cavallo (pony) ci sono salita solo una volta e le persone che mi hanno visto allora credo che stiano ancora ridendo.
Comunque, visto che a cavallo non ci so  ancora andare, almeno mi posso consolare con i libri dedicati alla frontiera di oggi. Mentre il sole sorge, noi saremo già partiti verso Tucson. ( *Che tra l’altro non so neanche dove stia, ma magari quando arriviamo lì chiediamo a qualcuno del posto).




 La mia trilogia della frontiera

Metto subito le cose in chiaro. I primi 3 libri sono dei western con cavalli, galoppate, spazi aperti e tutto il resto, gli altri due sono più particolari. Se preferisci puoi saltare direttamente alla seconda parte. Ovviamente non sai cosa ti perdi, ma non te ne farò una colpa.
Se invece leggi anche questa parte allora parto subito col bottoCavalli selvaggi di Cormac McCarthy. Non te l’aspettavi, eh? Il primo romanzo dellaTrilogia della frontiera, un storia di amicizia e di famiglie lasciate alle spalle, cavalli che scappano e vengono ritrovati, insomma, un grande sogno americano.

C’è poi il bel romanzo western con sparatorie, impiccagioni sulla pubblica piazza scampate per un attimo, capi banda e cappellacci a tesa larga. L’uomo che uccise Texas Jones, per esempio, ha tutti questi ingredienti, più una spolverata di noir che non fa mai male. Texas Jones è il capo di una  banda di criminali che svaligiano banche, di quelli con il fazzoletto davanti alla faccia per non farsi riconoscere. Chi l’ha ucciso? Vuoi che te lo dica? Ti do un indizio: non è stato il maggiordomo.

Avevo detto che avrei parlato di western classici, e invece, sorpresa! Un western che non è un western, dove un prete, o meglio un reverendo, decide di far recitare la tragedia greca Medea agli abitanti di un villaggio sperduto. Si tratta di Golden Boot, e quando metti assieme tragedia greca, western e citazioni shakesperiane, ne viene fuori un mix che al confronto Quentin Tarantino e il suo Django sono dei dilettanti.

Italian Cowboys

Immagina uno sceriffo perennemente arrabbiato. Uno sceriffo cattivo, che non ci pensa due volte a usare le maniere forti. Che odia il posto dove si trova, vacche comprese. Come se non bastasse, non è neanche americano e fa parte di una delle peggiori comunità presenti sul suolo americano: gli italo-americani. Alla vigilia di un rodeo, deve aiutare un amico a tirarsi fuori dai guai, diventando suo malgrado quasi un eroe, e lo farà nel libro Le cose di cui sono capace.

Ultimo libro, un western moderno.Bande che combattono tra di loro, una chiesa e una sola strada che attraversa il paese, e inoltre un clima orrendo che toglie proprio la voglia di fare qualunque cosa. Per chiudere questo delizioso quadretto, è ambientato in una landa desolata e sperduta: il Veneto. Scherzo ovviamente, però se da quelle parti ci hanno ambientato Savana padana, ci deve essere un motivo. Menzione d’onore per il titolo, azzeccatissimo e che credo citerò spessissimo mentre viaggerò sulle autostrade del Nord Est.

venerdì 15 marzo 2013

C' ERA NEL BUCO...MicroMostra@ PiccolaLibreriaAndersen





** INAUGURAZIONE mercoledì 20 marzo ore 20.30 **


"C'era nel buco"
Sei libri illustrati con una rivisitazione della tecnica del diorama. Una micromostra tutta da spiare attraverso fori di scatole, 
alla Piccola Libreria Andersen di Marostica 
dal 20 marzo al 5 aprile .
L'esposizione è opera di tre autrici venete che si sono formate e conosciute all'Accademia di Belle Arti di Venezia.

 

Silvia Scaldaferro (1981) fa di tutto ed ovunque, ama viaggiare e si sta proponendo come grafica ed illustratrice.

Giulia Buono (1982) si occupa di laboratori artistici, lavora il vetro e porta avanti una personale ricerca artistica di stampo sperimentale.

Alice Tasca
(1982) ha realizzato eventi artisti, musicali e laboratori di vario genere rivolti ai giovani, collaborando con le Politiche Giovanili del vicentino. Attualmente sta frequentando il 1° anno di Tecnico del Restauro presso l'ente di formazione I.ri.gem.


giovedì 14 marzo 2013

Racconti popolari giapponesi... Il fascino d'Oriente





Mi chiedevo come mai un libro come i Racconti popolari giapponesi, appena tradotto in italiano per Graphe.it Edizioni sia nato in Brasile, ma scopro nella prefazione dell’autrice Adriana Lisboa, che la raccolta di antiche fiabe del Sol Levante è stata da lei pubblicata in occasione del centenario dell’immigrazione giapponese nel suo paese (nel 2008), che ha generato la più grande colonia nipponica del mondo.
La Lisboa trae questi racconti da una serie di libri recuperati tra Osaka e Tokyo, dove si era recata per scrivere un libro ispirato ai diari di viaggio di Basho (uscito nel 2010 in Italia con il titolo Rakushisha); avendo un figlio in età scolastica, la ricerca delle storie tradizionali è venuta più che naturale. Lo stesso spirito che ha avvicinato me a queste pagine, molto apprezzate dai bambini, ma ancora più da me.
Ci trovate titoli classici e già conosciuti e piccole chicche tutte da scoprire, sempre con un alone consistente di profonda spiritualità; il senso portante di tutte queste storie è un profondo contatto con la natura e gli dei. È una lettura attuale, che ti aiuta a riscoprire i valori del rispetto e della fiducia, buddismo zen o no. Dulcis in fundo, un succoso glossario alla fine del libro, con le parole ricorrenti nel testo spiegate con dovizia di particolari.


martedì 12 marzo 2013

L' AROMA DELL' IDENTITA'- Caffè di genere in Libreria




Il 14 febbraio scorso in ben 203 Paesi si è ballato, suonato, e cantato per protestare contro ogni forma di violenza ai danni delle donne. Migliaia di persone hanno aderito all’iniziativa“One Billion Rising”in nome del cambiamento. L’evento ha riaperto il dibattito sul genere e sull’identità. L’incontro nasce dalla volontà di confronto:
Quali sono le prospettive di genere?
Qual è il rapporto tra corpo e genere?
Esiste una costruzione sociale di genere?
Quante tensioni e sfide sono connesse ai mutamenti dell’ identità di genere?
Maschio e femmina, uomo e donna, non sono solo l’esito di differenze biologiche, quanto piuttosto il prodotto di costruzioni ideologiche, diversamente configurate da cultura a cultura?
Il maschile e il femminile sono il risultato di negoziazioni sottili e complesse?
Sappiamo narrare la differenza?
Ripensare la relazione tra corpo e genere, tra maschile femminile al di fuori da ogni logica d’esclusione o di contrapposizione è utile, quanto necessario. 

 ***

  L' incontro sarà condotto dalla D.ssa Sara Zanon, counselor relazionale e mediatore legale, iscritta nel registro dei praticanti avvocati del Foro di Bassano del Grappa.


sabato 9 marzo 2013

** Aperitivo Letterario 10 Aprile 2013 **



presentazione del libro

Mamma, papà:devo dirvi una cosa 

Come vivere serenamente l’omosessualità.

Scritto da una madre e da suo figlio.
di Giovanni e Paola Dall'Orto

Omosessuali non si nasce. E nemmeno si diventa. Omosessuali si è. Riconoscere e accettare questa identità risulta difficile, in famiglia e in una società a cui bisogna dimostrare che l’omosessualità non è una malattia da cui si può guarire o la scelta dovuta al capriccio di una moda. L’ignoranza e i pregiudizi duri a morire fanno sì che essere omosessuali sia ancora causa di emarginazione, disprezzo e fonte di sofferenza.
Paola e Giovanni Dall’Orto, madre e figlio, hanno scritto questo manuale a quattro mani esaminando tutti gli aspetti con cui deve confrontarsi un giovane gay (o lesbica) alle prese con la propria omosessualità: dall’accettazione di sé a quella in famiglia; dal rapporto con amici e conoscenti alla reazione della «società»; dal coming out alla scoperta degli ambienti gay; dalle prime esperienze con l’amore a quelle con la sessualità.
Attraverso la propria esperienza personale, con un approccio diretto adatto sia ai giovani che alle loro famiglie, gli autori guidano i lettori nell’affrontare l’omosessualità con serenità e rispetto, fornendo numerosi consigli e riportando le testimonianze di chi ci è passato in prima persona (come Alex Grisafi, giovanissimo cofondatore del gruppo giovanile di omosessuali più numeroso d’Italia). Perché prima si arriva ad accettare la propria identità omosessuale, meglio è.
Una doppia guida affrontata dal punto di vista del genitore e dal punto di vista del figlio, indispensabile per vivere senza traumi l’omosessualità in famiglia.
Con testimonianze personali e spunti di discussione sia per i giovani che per i loro genitori.



   (*gradita conferma presenza)
 

venerdì 8 marzo 2013

Nel mio caos mentale..



Una delle accuse che mi vengono più spesso rivolte è di essere disordinata.  
Tremendamente disordinata
Effettivamente la mia scrivania è a un passo dall’essere visitata dalla Protezione Civile per prendere dei provvedimenti per la ricostruzione, e talvolta mi ritrovo dei documenti dentro il frigorifero, ma mi trincero dietro un classico “Ah, io nel mio disordine trovo tutto!” oppure “Ma anche Einstein era disordinato!”. 

(Tralascio ovviamente di aggiungere che solitamente non ritrovo mai nulla e devo affidarmi alle mie doti da rabdomante per ritrovare le bollette da pagare sparse da qualche parte tra le carte, ma in alcuni casi riesco a farla franca. )

Tutto questo per dire che il post di oggi parla di
 Caos, disordine e rivoluzione
Direi che anche il momento storico è propizio.



 

Libri da marasma

Questo post avrebbe potuto anche intitolarsi “Il disordine perfetto“. e invece non l’ho chiamata così, anche perché Il disordine perfetto è il primo libro che voglio consigliare oggi. In realtà non parla del disordine, paradossalmente, ma della simmetria. Le strutture logiche presenti nella natura e nei manufatti dell’essere umano, la simmetria degli elementi, a partire dal corpo umano che ha due parti praticamente speculari. Come anche le farfalle. O anche le molecole. O anche le uova di Pasqua, per dire.

Se hai voglia di un bel romanzone complicato e con il quale fare bella figura in società, ho quello che fa per te: L’adolescente, di un certo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Lo ammetto, non è una delle sue opere più conosciute, ma a parte poterti vantare di aver letto non il solito Delitto e castigo ma qualcosa di ben più sostanzioso e underground, leggerai una storia di adolescenza che al confronto Tre metri sopra il cielo… Vabbé, non sto neanche a spiegartelo. Comunque, perché sta in questo post sul disordine? Innanzitutto perché è una storia bella complicata, e poi perché, come ben sappiamo, l’adolescenza è quel periodo nel quale tua madre ti urla ogni 3 minuti: “Rimetti a posto la tua camera!“.
Invece nel libro Il turista involontario c’è un protagonista,Macon Leary, che ha fatto dell’abitudine e dell’ordine la sua fissazione e il suo motivo di vita. Niente lo può scalfire, nulla lo può turbare. Tutto è preciso e impeccabile come un orologio. Finché un giorno non arriva la vita vera a scompaginare tutto. Una bella storia su come l’ordine ci può mettere un attimo a esplodere completamente


Non si capisce più niente

Hai presente quei periodi in cui politicamente c’è grande confusione sotto il cielo? Quando magari viene conquistato uno Stato, viene instaurata una nuova Repubblica, accadono sconvolgimenti e il Popolo scende in piazza. Esattamente quello che è successo nel 1846 a Roma, come viene raccontato nel libro Storia avventurosa della Rivoluzione romanaPapi che se ne vanno, nuove forze che scendono in campo e sconvolgono quello che c’era prima. Aspetta un attimo, dove ho già sentito questa storia in cui Roma si ritrova improvvisamente senza Papa e con gravi difficoltà si forma un nuovo governo? Beh, credo che tu abbia capito che la Storia talvolta ritorna in maniera beffarda.
Infine, un momento molto triste della storia italiana: il G8 di Genova 2001. In Ci sono stati dei disordini ci sono storie con dei personaggi inventati che però si ispirano assolutamente a dei fatti davvero accaduti. Un ottimo metodo per mettere ordine in una delle faccende più terribilmente confuse degli ultimi anni. Da leggere per non dimenticare, mai.

Io l' 8 ogni giorno...



** Giornata internazionale della Donna **

'INNO ALLA DONNA'
da una Grande Donna: Alda Merini


Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le creature del
regno
si sono aperte
e tu sei diventata la regina
delle nostre ombre
per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna tutto un
perdono
e così come vi abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.


Terribili e inquietanti i numeri della violenza sulle donne: questi purtroppo denunciano un fenomeno in aumento. D.i.Re (* Donne in Rete contro la vilenza) oggi ha pubblicato la rilevazione dei dati del 2012: sono state oltre quattordicimila le donne che hanno chiesto aiuto per violenza familiare ed extra- familiare. Il 68,69% erano italiane, il dato conferma quelli degli anni precedenti e sfata il pregiudizio che la violenza sia una questione che riguarda soprattutto donne immigrate e culture ‘involute’ rispetto alla nostra. La lettura corretta è quella della trasversalità della violenza contro le donne.
Le violenze subite dalle donne che hanno contattato i centri sono avvenute in prevalenza nella cerchia familiare (88,66%), e quelle attuate dai partner costituiscono il 60,42% delle aggressioni. Gli ex invece costituiscono il 19,36% degli autori delle violenze e il dato conferma come sia delicato il momento della separazione. Quando una donna decide di lasciare un uomo che le fa violenza, è esposta a rischi di violenze più gravi, ed è in quel momento che il ruolo del centro diventa fondamentale per prevenire i femminicidi. In Italia ogni due o tre giorni viene uccisa una donna

L’uccisione della compagna è spesso l’atto finale di una lunga storia di violenze.

Il maltrattamento all’interno delle relazioni si esprime di fatto con un continuum di violenze che vengono messe in atto per ottenere controllo e potere. La violenza psicologica è quella più diffusa (73,13%), segue quella fisica (59,9%) che è sempre accompagnata a quella psicologica, poi la violenza economica che consiste di impegni economici imposti, controllo o privazione dello stipendio. Il 15,64% delle donne ha subìto violenza sessuale e il 13,27% sono state vittime di stalking.

E le risposte quali sono? Solo 32 centri antiviolenza hanno la possibilità di inserire le donne in strutture insieme ai figli o alla figlie. I numeri dell’ospitalità, considerato il numero limitato di posti letto, è alto: 470 donne e 473 minori hanno trovato rifugio nelle case Rifugio. Del resto l’Italia è gravemente inadempiente rispetto alle direttive europee che prevedono per la popolazione italiana, almeno 5700 posti letto e invece ce ne sono solo 500. I finanziamenti ai centri scarseggiano: solo il 74,6% ha tra le fonti di finanziamento diversi enti pubblici, ma nel 21,2% dei casi il finanziamento è inadeguato (meno di 10mila euro). Il 69% dei centri riceve finanziamenti sotto i 10mila euro, e 7 centri sopravvivono a mala pena con questo contributo.

Con la caparbietà e l’ostinazione tipica delle donne, nei centri si valorizzano le risorse al massimo e si va avanti, ma è venuto il momento che le istituzioni diano una risposta ai cinque punti contenuti nel Manifesto di D.i.Re. Non c’è alcuna necessità di leggi sul femminicidio o di aumenti delle pene, ma semmai di lavoro di rete tra soggetti istituzionali e centri antiviolenza, di una formazione adeguata, di campagne di sensibilizzazione, di interventi integrati e della corretta applicazione delle leggi che già ci sono. Non ci vuole molto per fermare le cronache di morti annunciate.

giovedì 7 marzo 2013

Prossimi Appuntamenti/ Brain Storming in Libreria ***

Il matrimonio non è punto d’arrivo, ma un viaggio chiamato amore.

Cosa vuol dire sposarsi? Perché oggi più che mai è basilare prima di contrarre un matrimonio conoscere cosa si sta andando a fare?
 
In Italia i corsi prematrimoniali sono per lo più a sfo
ndo religioso, importanti ma non sufficienti, perché non preparano le giovani coppie al contratto che stanno stipulando tra loro, ma anche con lo Stato.
Quanti sono consapevoli delle responsabilità e degli obblighi che il matrimonio comporta? Ad ogni matrimonio consegue un diritto e un simmetrico dovere.
La costruzione di un matrimonio felice, infatti, deriva anche da una serie di conoscenze su ciò che vuol dire contrarre un matrimonio: diritti, doveri, obblighi e reciproca solidarietà economica e morale.
Capire cosa vuol dire sposarsi permette anche d’evitare d’arrivare ad una rottura violenta con tutto ciò che questo comporta sia in termini psicologici che di danni per i figli.
L’obiettivo di questo corso è l’ accompagnare al matrimonio ed alla genitorialità, coniugando nozioni di diritto di famiglia ad esercizi di riflessività sul ruolo del coniuge e del genitore.
Il matrimonio: nell’ordinamento giuridico italiano tra rito civile e religioso, diritti e doveri reciproci, scelte patrimoniali e contratti prematrimoniali.
Dalla convivenza al ruolo di genitore: accordi sull’indirizzo della vita familiare, il coesercizio della potestà genitoriale, il concetto della bi genitorialità e della co genitorialità all’interno della coppia.
La genitorialità: la cura dei figli, la filiazione, l’adozione, la procreazione medicalmente assistita, i doveri e le responsabilità nell’educazione dei figli, anche in caso di separazione.
L’esperienza di formazione verrà articolata come pratica riflessiva secondo un approccio che tenga strettamente incrociati i piani del sapere e quelli del fare. Quello che sosteneva un filosofo come Giambattista Vico agli inizi del ‘700 oggi viene ribadito da più parti : si conosce pienamente solo ciò che si fa.

 
Il percorso formativo sarà condotto dalla D.ssa Sara Zanon, counselor relazionale e mediatore legale, iscritta nel registro dei praticanti avvocati del Foro di Bassano del Grappa.

Di Martha, di orologi e di tempo che passa...



Siamo a Marzo.
Ho letto da qualche parte che questo mese segna i primi 40 del primo disco di Tom Waits, 'Closing Time'. Non appena ho scoperto di quest’anniversario, mi è tornato in mente che nell' album c’è una canzone che mi piace tanto: 'Martha', in cui "Old Tom Frost” telefona a un suo vecchio amore, un amore finito per qualche motivo (che fosse un buon motivo o meno) proprio dopo 40 anni. 
Mi son chiesta se Tom Waits abbia mai pensato, mentre scriveva Martha, anche solo per un attimo, a come sarebbe stato lui quarant’anni dopo. Beh, eccoli arrivati, i famosi 40 anni dopo.
Il secondo fatto mi è accaduto a distanza di poche ore, ho  preso in mano 'Watchmen', un fumetto che consiglio: ho letto un capitolo dedicato interamente alle date, al tempo scandito, e agli orologi


Capitolo chiuso da una frase di Einstein: 
“La conquista dell’energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro modo di pensare… La soluzione a questo problema risiede nel cuore dell’umanità.
 Se solo lo avessi saputo avrei fatto l’orologiaio”.

Libri su  orologi e tempo: la recensione di oggi è dedicata a loro
.

***

Scandiamolo!

Comincio in tema con Martha: gli anni passano, tu lasci che passino, e ti riaffacci su di loro solo dopo che sono passati. Perché non si è fatto questo? Perché abbiamo lasciato quest’altro? Il tempo invecchia in fretta, dice Tabucchi, citando Crizia. Lo sa la donna che si ritrova senza figli, lo sa lo scrittore che ha messo troppo poco il naso fuori dal suo studio. Lo sanno tutti gli altri personaggi di questi bei racconti.

Proseguo con ciò che al tempo dà una forma riconoscibile. L’orologio. Simenon scrisse un libro, ben diverso dai gialli per cui più è conosciuto, dedicato a un uomo che di mestiere fa quello che Einstein avrebbe voluto fare col senno di poi: l’orologiaio. Ma non è il solo aspetto per cui il tempo è protagonista nell’Orologiaio di Everton. Lo è anche per il ripetersi di uno stesso identico fatto a 15 anni e mezzo di distanza, e lo è, visibile, in una foto che l’orologiaio osserva a un certo punto della storia.


Poi c’è il pendolo, che a proposito di tempo presenta questa qualità: l’isocronismo. Cioè, in poche parole, le sue oscillazioni impiegano tutte esattamente lo stesso lasso di tempo a compiersi. Se parliamo di pendolo viene in mente quasi automatico quello di Foucault, e in un attimo quello di Eco. Il pendolo di Foucault è un romanzo con facce diverse, che racconta i Templari, l’occultismo, la magia, presunti complotti, e si prende gioco, divertendo, di alcuni di questi.

Di data in data

Infine, qualche data. Nel 1932 s’incontrano a Copenaghen i maggiori fisici del momento. Cade un anniversario quell’anno: sono passati 100 anni dalla morte di Goethe. Come celebrano gli scienziati? Inscenando una parodia del Faust, nome del poema e dell’uomo che vende l’anima al diavolo in cambio di tutta la conoscenza del mondo. Gino Segrè in Faust a Copenaghen ci racconta questi fisici, così “diversi l’uno dall’altro come i membri di qualsiasi gruppo: ci sono i socievoli e gli introversi, i donnaioli e i fedeli, i girovaghi e gli stanziali. Alcuni erano astemi, altri bevevano troppo”.

Nella Casa degli incontri di Martin Amis si viaggia nel tempo col protagonista che narra: dal 1946, quando arrivò in un Gulag, al 1956, quando suo fratello uscì trasformato dalla cosiddetta “casa degli incontri”, al 2004, che è l’anno in cui la Russia la guarda da lontano, e riconsidera gli avvenimenti: “dopo aver radunato i fatti (..) mi sono ritrovato davanti a un informe mucchietto (…) Così ho cercato di dargli una sia pur minima configurazione”.