giovedì 11 settembre 2014

Kintsugi parte.2



Guardando quest'opera dell'artista Paige Bradley mi viene da pensare al Kintsugi (o Kintsukuroi) ovvero a quella antica pratica giapponese dove per riparare un oggetto in ceramica lo si fa con l'oro.
.. Ve ne avevo già parlato: chi si ricorda del significato?




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Lo si fa perché le ferite rendono unici chi le porta e la bellezza qui equivale all'imperfezione.

Anche se sono diversi (nella statua la luce scaturisce dall'interno mentre nel Kintsugi l'oro viene aggiunto) c'è però questa concezione del corpo non come materia intatta e perciò incorruttibile ma come di qualcosa che si modifica con il passare del tempo.
Soprattutto la concezione di queste crepe o cicatrici come portatrici di bellezza.

Ogni cicatrice che portiamo racconta una storia, racconta che siamo ancora qui e vivi.
Per non parlare di quelle cicatrici che ci portiamo dentro.
Ma così come dall'esterno così anche l'interno...

Alcuni vedendo la statua che sta facendo yoga e il kintsugi potrebbero pensare che, essendo pratiche orientali, sono lontani dal nostro modo di vivere eppure il corpo è uno solo.
Anche attraverso popoli, culture, ideologie, teorie... alla fine il corpo è uno solo nonostante le differenze.
.. Allora, abbiate cura delle vostre cicatrici e delle cicatrici altrui! 


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mercoledì 10 settembre 2014

Gattofilia, filmati e lacrime. Recensione alternativa.

 
.. Mi ricordo che da bambina vidi uno spezzone musicato dove c'era un gatto come protagonista. Questo gatto si aggirava in quel che a ricordare mi sembrava spazzatura.
Il video era di una malinconia straziante, ma mi catturò..
Fino all'anno scorso ho provato a cercare lo spezzone su internet ma niente... Nessun risultato.
Insomma, le ricerche sembravano non dare dei frutti.
Poi, grazie a Facebook, l' ILLUMINAZIONE.
Per chi non avesse capito di quale film sto parlando, si tratta di 'Allegro non troppo' di Bruno Bozzetto, una sorta di 'Fantasia' italiano realizzato con meno soldi ma non per questo inferiore. Infatti vedendo degli spezzoni su internet, ho potuto notare che gli americani lo apprezzano tantissimo.

Ritorniamo al gatto.
Mi guardo anche gli altri spezzoni (tutti delle fantastiche opere d'arte) e poi arrivo al Valzer triste di Sibelius.
Eh sì altro che triste. 
Se sei depresso, perderesti subito la fiducia nella vita dopo averlo visto...
 
 ...ma si tratta di uno spezzone dalla bellezza straziante.
Credo che sia uno di quei tipici film che farebbero piangere anche le pietre, come si dice.
Riguardando il video, mi torna in mente 'La piccola fiammiferaia'.

Inoltre viene spiegata da cosa è stato ispirato.
In pratica, se non ricordo male, la moglie di Bozzetto avrebbe trovato questo gatto vicino a delle macerie. Non se ne voleva andare. Così lei lo portò a casa sua (quindi immaginatevi pasti caldi e un tetto sopra la testa) ma il gatto scappò e poi non si seppe più niente.
*Curiosità:
Le persone che vedete nel video sono della famiglia dell'autore.

.. Di solito ai gatti vengono posti sentimenti quali opportunismo, mancanza d'amore ma chi dice queste cose non ha mai avuto un gatto in casa.
E' vero che i gatti sono più indipendenti dei cani, ma ciò non vuol dire che non sappiano amare e ricambiare con affetto e gratitudine. Bisogna solo saper accettare il loro modo di essere.
Parlo anche per esperienza personale.
 
Se avete un gatto provate a guardarli in quei loro occhi che sembrano assumere le fasi della Luna, chiedete loro se vi fanno entrare nel loro mondo.
Io ogni tanto, quando guardo il mio Pachino, incantarsi a guardare un punto, mi avvicino a lui molto delicatamente e gli chiedo "Cosa stai guardando?". 
Lui alla fine mi risponde. A modo suo. ;-)
 

 

* La Partita a Scacchi di Marostica*




.. Vi ricordo l' apertura serale di Piccola Libreria Andersen durante lo svolgimento delle Partite:

Venerdì dalle ore 20,30- 22,00* consueta apertura mattina/pomeriggio

Sabato (*CHIUSO mattina e pomeriggio): si apre in serata dalle ore 20,30 alle 22 *da confermare*Domenica aperto pomeriggio ore 16.00- 19,30; 20.30- 22.00

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ORARI PARTITE:
 
VENERDÌ 12 Settembre 2014 - ore 21
SABATO 13 Settembre 2014 - ore 21
DOMENICA 14 Settembre 2014 - ore 17 e ore 21

LA STORIA:

La vicenda della Partita risale al 1454 quando a
Marostica due nobili guerrieri, Rinaldo d'Angarano e Vieri da Vallonara, si innamorarono contemporaneamente della bella Lionora, figlia di Taddeo Parisio, il castellano di Marostica. Come era costume di quei tempi, si sfidarono a duello, il quale, per volere del saggio castellano, venne trasformato in una partita di scacchi.

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Nell'impossibilità di riprodurre le mosse originali giocate dai contendenti Vieri da Vallonara e Rinaldo da Angarano durante la leggendaria Partita a Scacchi con pezzi viventi del 1454, fin dal 1954 gli organizzatori dell'evento hanno deciso di prendere ispirazione dalle più belle partite della storia mondiale degli scacchi e di rievocarne una ogni 2 anni sulla Scacchiera Gigante di Piazza Castello.Tra di esse le più note sono l'Immortale e la Sempreverde.

Proposta dal locale Circolo Scacchistico, la partita viene scelta dal comitato organizzatore secondo precisi requisiti: deve concludersi infattti con un minimo di 16 e un massimo di 20 mosse; deve durare intorno ai 30 minuti e deve essere altamente spettacolare


lunedì 1 settembre 2014

Buon 2° Compleanno Piccola Libreria Andersen :-) !!




.. Due Anni son passati da quel meraviglioso sabato pomeriggio, e sono ancora qui, circondata dai miei adorati libri:

Grazie a Voi perchè è merito vostro.

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Questo 'piccolo grande' traguardo
è il risultato di un lavoro costante di impegno, passione e anche di sacrificio.
.. Il segreto per andare avanti? 
Oltre alla costanza e alla volontà di fare bene questo lavoro,
 siete Voi, 
che mi dimostrate ogni giorno affetto e supporto.
Siamo una squadra vincente. 
Grazie.



giovedì 28 agosto 2014

Il rientro dalle ferie è SEMPRE traumatico.

Lunedì notte, ore 3: mi sveglio e giustamente ho fame. Vado in cucina a mangiare. Finito, torno verso la camera. La luce in corridoio non l’accendo. Sbatto il mignolino del piede contro la porta, dò una spallata al muro e ci sbatto pure  la testa. Riesco a raggiungere il letto, mi addormento e naturalmente inziano gli incubi dovuti alla digestione lenta..

Tutto questo per introdurre la prima carrellata di recensioni post-ferie.. che tratta di

              Incubi, realtà e deliri.



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LE NERE ALI DEL TEMPO, di Diane Setterfield
Will Bellman ha dieci anni e quattro giorni quando corre con gli amici a giocare nei campi vicino al fiume, dove i corvi scendono in picchiata in cerca di larve. «Scommetto che riesco a colpire quell'uccello» dice euforico, indicando il ramo più alto di una quercia lontanissima. Un'impresa decisamente fuori dalla sua portata. In un silenzio da rito mistico cerca la pietra più adatta, liscia e tondeggiante, carica la sua fionda perfetta, si prepara al lancio con i muscoli tesi e il cervello che calcola la direzione esatta. Will è un tiratore esperto, ha vista buona e mano ferma, si esercita molto. E così la pietra parte in volo, talmente lenta da far sperare che l'uccello nero riesca a volare via. Ma l'uccello non si muove e la pietra completa il suo arco. Il corvo stramazza a terra. Il mattino dopo Will si sveglia con la febbre altissima, e per una settimana suda e urla di dolore nel suo letto, tutte le forze di bambino tese in un'unica grande sfida: dimenticare quello che è accaduto al fiume. Molti anni dopo, Will Bellman è un uomo di successo, dirige il grande opificio di famiglia, ha una bella moglie e figli amatissimi. Improvvisamente, però, una serie di episodi sinistri comincia a distruggere tassello dopo tassello quella vita che ha così magnificamente costruito. Lutti e disgrazie si presentano con sempre maggior frequenza, come le apparizioni dello sconosciuto vestito di nero che sta all'ombra del camposanto. Un uomo che forse esiste o forse no, e che un giorno avvicina Will per proporgli uno strano affare: perché non aprire insieme un negozio nel pieno centro di Londra, il primo emporio del lutto, dove trovare tutto ciò che serve per affrontare le situazioni di cordoglio, dalla bara all'ombrello? Will accetta. Gli affari decollano, la fortuna sembra benedirlo di nuovo, e inizia quasi a credere che il passato possa essere finalmente dimenticato. Ma i corvi non hanno dimenticato...

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ARRIGONI E L'OMICIDIO DI VIA VITRUVIO, di Dario Crapanzano
Milano, marzo 1953: Flavio Villareale, cinquantenne, attore, regista e proprietario del Teatro Imperiale, un elegante edificio liberty in zona Stazione Centrale, viene trovato senza vita nel suo appartamento di via Vitruvio, a due passi dal teatro. A scoprire il cadavere è Umberto Calcaterra, socio di Flavio e amministratore del teatro. L'esame del medico legale riscontra i segni inequivocabili di una morte per soffocamento: Flavio Villareale è stato ucciso. Trovare l'assassino è compito degli uomini del Commissariato Porta Venezia, guidati dal commissario capo Mario Arrigoni, convocato sul luogo del delitto al ritorno dalla interminabile festa di matrimonio del suo vice, Salvatore Mastrantonio, fresco sposo alla tenera età di cinquantaquattro anni. Il viaggio di nozze priverà Arrigoni dei servigi non proprio indispensabili del vice, a favore di quelli ben più brillanti dell'ispettore Giovine. I primi colloqui già mettono in evidenza la personalità della vittima, geniale artista ma pessimo soggetto: assatanato di sesso, dedito a pratiche sadomasochistiche, non esita a sfruttare il suo fascino e la sua posizione per sedurre ogni bella donna che incontri sul suo cammino. Come se ciò non bastasse, pesanti ombre arrivano anche dal passato: mussoliniano fino al fanatismo, pare abbia denunciato oppositori veri e presunti del regime all'Ovra, la polizia segreta fascista, non senza ricavarne un tornaconto personale. Toccherà al commissario Arrigoni risolvere il mistero, tra giovani e bellissime attrici, suggeritori ottuagenari e camerati non troppo pentiti... Per concludere che, ancora una volta, con un po' di generosità e meno egoismo, non ci sarebbero stati né morti né assassini. Dopo lo straordinario successo dei primi quattro romanzi torna Mario Arrigoni, il commissario dal volto umano, capace di comprendere le ragioni di tutti, innocenti e colpevoli. E tornano i luoghi e le atmosfere degli anni '50, con usi e costumi quotidiani di cui resta oggi solo un vago e dolce ricordo, descritti alla perfezione da Dario Crapanzano, una delle voci più originali e autentiche della grande scuola lombarda del noir.

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A SANGUE FREDDO, di Truman Capote
 Pubblicato nel 1966, "A sangue freddo" suscitò una serie di polemiche di carattere letterario ed etico-sociale. L'autore venne accusato, tra l'altro, di voyerismo cinico, per aver voluto registrare "oggettivamente" un fatto di cronaca nera, anzi di violenza gratuita, avvenuta nel cuore del Middle West agricolo: lo sterminio brutale di una famiglia da parte di due psicopatici. Nel libro, la visione puntuale delle dinamiche della vicenda, ottenuta grazie all'assidua frequentazione dei due colpevoli, giustiziati dopo un processo durato sei anni, è filtrata e riscattata attraverso una sapiente rielaborazione stilistica.
 Il fatto...
Due giovani, Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock, usciti di carcere in libertà vigilata, fidandosi di una vaga informazione relativa all'esistenza di una cassaforte in casa di un agricoltore, si dirigono ad Holcomb, la città del Kansas dove questi vive con sua moglie e due figli. Nella notte, penetrati nella casa, dopo aver cercato invano il denaro, Smith ed Hickock uccidono l'intera famiglia per nulla. Inizia così la loro fuga mentre la polizia brancola nel buio, non trovando alcun movente al delitto. Ma un'informazione proveniente dal carcere mette la polizia stessa sulle tracce dei due che, catturati per il furto di un'automobile, dopo un lungo interrogatorio, confessano le loro colpe.

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giovedì 14 agosto 2014

☼ Chiuso per Ferie ☼



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Piccola Libreria Andersen chiuderà per ferie da

VENERDI' 15 AGOSTO
a MERCOLEDI' 20 AGOSTO


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(.. mi ritroverete tra i libri da Giovedì 21 )



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martedì 5 agosto 2014

Effetti Naturali...


Come 'femmina', da qualche anno uso dei cosmetici, e da qualche tempo cerco di stare attenta ai cosmetici naturali che non fanno male alla pelle.. Dopo i cosmetici, la stessa preoccupazione  l’ho applicata anche agli shampoo: solo 'roba' naturale.  

Se non fosse per un piccolo particolare , scoperto non appena, dopo la doccia, ho posato il phon. Avrò pure rispettato i miei capelli, ma nonostante l’etichetta promettesse profumo di mimosa e miele, la mia testa era in pratica una candela alla citronella.
Per carità eh, ho passato la serata alla sagra di paese e di zanzare neanche l’ombra, ma non è esattamente il massimo avere la chioma odorosa di candelotto alla citronella anti-zanzara..


                     Oggi si recensiscono dei libri 'naturali'.




In teoria e in pratica

 C’è una cosa che ci viene naturale, forse è la cosa che più ci viene naturale: respirare. Ecco, metti il caso che la cosa più naturale fosse invece artificiale: Ricardo Piglia, argentino, ha scelto quest’idea per titolare un suo capolavoro: Respirazione artificiale, dove, tra le trame che si ramificano perfettamente lungo il libro, si respira ciò che tende a soffocare qualsiasi impulso naturale: l’oppressione. Non è un caso, visto il luogo e il tempo in cui il libro fu scritto.

Ora, per tornare a me e ai miei capelli, un libro di tutt’altro genere. Una guida pratica, cioè, per chi si mette in testa non uno shampoo alla citronella ma l’idea di farsi da sé i cosmetici usando ingredienti soltanto naturali. Attenzione, però, Cosmesi naturale pratica non è solo questo: è anche un manuale sull’alimentazione, su certi prodotti che si trovano in vendita al supermercato, e non si fa mancare neanche qualche ricetta di cucina.


Dall’inizio alla fine

Per chiudere, natura dal principio alla fine. Ovvero: prima dalla nascita,dall’inizio della vita. Crearla artificialmente, la vita, viene visto come una specie di sacrilegio da alcuni, come un argomento troppo delicato da altri. Philip Ball, che ha la passione di scrivere di scienza, in Non è naturale ha voluto spiegarci che la diffidenza, che a volte diventa ripugnanza, verso l’argomento è cosa “recente”. Nei miti e nelle leggende, di vita artificiale, ce n’è in abbondanza. E poi ci racconta come stanno scientificamente le cose, al momento.

Infine la fine. Lo so, non è il massimo chiudere una lettera con l’immagine della morte, ma, che ci vogliamo fare, purtroppo è naturale. C’è un tipo di morte che però non lo è per niente: l’omicidio. E c’è un tipo di omicidio che viene percepito come uno dei picchi degli atti contro natura: l’uccisione del padre. Grazie per il fuoco di Benedetti è un bel romanzo che si ficca nella testa del figlio, che ha questa voglia, e ce lo spiega per bene eh, il perché, tanto per bene che siamo quasi tentati di dirgli: “Ma sì, fallo”. Lo farà?

I PENSIERI OZIOSI DI UN OZIOSO: libro per un’oziosa vacanza ☼




Estate, tempo di riposo e di ozio: quale migliore lettura allora di un libro come quello di Jerome K. Jerome che ci propone oziose riflessioni?

Un libro con questo titolo
I pensieri oziosi di un ozioso: libro per un’oziosa vacanza 
sembra adattarsi perfettamente allo stile vacanziero di questi giorni; eppure, sebbene potrebbe all’apparenza evocare disimpegno e relax, riserva delle sorprese. E ciò fa piacere a chi, pensa che l’estate non debba per forza essere il momento in cui si stacca completamente il cervello. Tutto, dalla televisione al cinema, passando per l’editoria, suggerisce frivolezza e superficialità ad ogni costo. Come se pensieri un po’ più profondi potessero rovinare il divertimento.

Jerome Klapka Jerome, il geniale autore di 'Tre uomini in barca' e 'Tre uomini a zonzo', partendo dall’elogio di una certa forma di pigrizia 

“È impossibile godere la pigrizia fino in fondo se non si ha parecchio lavoro da compiere. Non è affatto divertente non far nulla quando non si ha nulla da fare. Perdere il tempo diventa una mera occupazione, allora, e un’occupazione tra le più affaticanti. L’ozio, come i baci, per esser dolce deve essere rubato.“ 

lascia scorrere la penna sui più svariati e universali temi (l’innamoramento, il tempo, la timidezza, la povertà, la memoria...) con l’ironia e la lucidità che lo contraddistinguono. Ed è sorprendente accorgersi di quanto le sue riflessioni, nate più di un secolo fa, siano attuali. Segno che fosse un grande conoscitore della natura umana, o che, forse, evolversi in alcuni campi sia per l’uomo impossibile.

La raccolta I pensieri oziosi di un ozioso è dedicata alla sua pipa, compagna di ozio dell’autore, ed è composta da quattordici articoli indipendenti tra di loro..

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martedì 22 luglio 2014

Formaggi ed equazioni.

Venerdì scorso, non ero al lavoro, mi trovavo in un letto che non era il mio, immobile e imperturbabile agli eventi. Il mio isolamento mentale viene rotto da un dialogo che mi prende. Apro gli occhi e mi ritrovo ad ascoltare i discorsi della mia compagna di 'cameretta' col marito: un uomo e una donna di circa sessantacinque anni. Si parlava di formaggi magri. O quasi.

“Gianni, come te lo devo di’. La robiola c’ha il 32% di grassi!”
“Ma la Luisa ha detto di no. Dice che è magra.”
“No oh Gianni! La ricotta è magra, la robiola no. È che Luisa a ‘ste cose non ce guarda. Io c’ho guardato. La robiola dell’Eurospin, vabè, c’ha il 35% di grassi, quella Osella il 32… quella del Lidl non so, quella non c’ho guardato.”
“Ma..”
“No Gianni! Luisa non ce guarda. La robiola non è come la ricotta che qualsiasi prendi è uguale. Non è magra. Se la robiola è X, la ricotta è Y“.
Silenzio del signor Gianni, riflessivo di fronte all’equazione. Poi, fuoriesce la sentenza finale: “Sarà cuscì”.


E dopo il “sarà così” conclusivo di Gianni, ripercorriamo questo denso dialogo ospedaliero con qualche recensione.. 




Trentadue
Partiamo dai latticini, scatenanti la foga della canuta signora. In Lombardia la pànera è la crema di latte, la panna, diciamo. E Foscolo, sulla base di questo, chiamò Milano Paneròpoli. Hans Tuzzi lo sapeva, come sa tante altre cose con la sua ricca cultura, e c’ha ambientato un romanzo, dove vivono in tanti e succedono cose, si è sereni dopo una cattiva azione, ovunque trionfano impazienza e Vanagloria, e ci si diverte, in mezzo a tutto questo, ebbene sì, finisce che ci si divertono un po’ tutti, tu, Hans Tuzzi e quegli individui fittizi che sono i personaggi.
Seconda tappa del dialogo, quel trentadue difeso con le unghie e coi denti dalla professionista di percentuali (senonché, 10 minuti dopo la chiusura di Gianni, l’ho vista controllare allo smartphone e sentita dire: “Ah no, c’ha il 26%”). Trentadue sono gli anni in cui lascia il mondo il povero D.D., proclamatosi per anni egregio scrittore, ma l’amico filologo che ci trascina nella ricostruzione della sua vera vita scopre che quello che sta ricostruendo sono Vita e morte di un giovane impostore.


Gianni

Chiudiamo col signor Gianni. Gianni come Gianni Tetti, uno scrittore italiano che ha alle spalle una raccolta di racconti, e da poco è tornato con un romanzo chiamato Mette pioggia. C’è uno scirocco che soffia incessante, e “qualcuno da qualche parte ha detto che quando c’è quello scirocco vuol dire che c’è il diavolo in giro”. In effetti succedono strane cose in Sardegna. Senza dimenticare il fatto che sembra essere l’ultima settimana a disposizione per l’umanità.



martedì 8 luglio 2014

Recensioni di Luglio ** :-)


“Pronto?”
-È una voce di donna, di mezza età, umana.-
Continua: “Parlo con la signora Bordignon?”
Ci penso: “Sì, (mi pare) sono io”.
Da questo momento la voce cambia. Da donna di mezza età umana, anche con un tono personale, riconoscibile, che se avesse chiamato casa sua, anziché casa mia, le avrebbero risposto: “Ah sì, mamma, ciao, dimmi”, diventa voce metallica, di corpo estraneo.
“Chiamo per il sondaggio tal dei tali, i suoi dati saranno trattati tal dei tali, ai fini tal dei tali…”. Una serie di domande sulla mia situazione lavorativa attuale, con quel tono di voce alla Robocop, terribile, che è rimasta monotona durante l’intera conversazione telefonica, che è sembrata tra esseri di due specie diverse: una animata, l’altra inorganica. Ho pensato a quante volte quella donna nelle ultime ore, in un giorno, o in una settimana, o nell’ultimo mese, avesse dovuto ripetere quelle stesse domande al telefono. Una ripetizione tale da darle sembianze vocali robotiche.



Parliamo di ripetizione.

Colazioni e decenni
Tu vivi e ogni giorno che vivi diventa qualcosa di diverso dal giorno precedente, giusto? Bene. Immagina che non sia più così, non a livello giornaliero ma decennale. Immagina che ogni decennio che vivi si azzeri e si ripeta da capo. Succede in Splendido visto da qui di Walter Fontana, dove si esiste in una condizione da sedativo, ovvero di non-paura-del-futuro-perché-il-concetto-di-futuro-quasi-non-esiste. E non scordiamo la cura con cui Fontana ha ricreato i dettagli di ogni età.
Dopo la ripetizione di decenni, la ripetizione di azioni. Le abitudini, la routine, quei gesti e modi che sono nostri usualmente. Prova a pensare di applicare sopra alle azioni che ripeti tutti i giorni uno sguardo diverso, filosofico o simile, uno sguardo che ti faccia scorgere aspetti di quelle azioni che non avresti mai pensato di considerare se non avessi adottato quello sguardo filosofico o simile. Per farlo fai Colazione da Socrate con Robert Rowland Smith.


Considera una situazione di scontri, considera che questi scontri si ripetano continuamente nel tempo e che perciò questa situazione sia durevole. Cosa si crea nonostante gli scontri e le frizioni che gli scontri scatenano? Equilibrio. Dove succede? Attorno a te. Quando? Ogni giorno. Che sto dicendo? Che la scrittrice premio Nobel Doris Lessing ha scritto un libro, magari meno noto ma non meno degno di nota dei suoi altri, su tutto questo, e si chiama Shikasta.


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Regole e principi
Se hai una regola da seguire correntemente, correntemente eseguirai ciò che la regola prescrive. Quindi ripeterai ciò che la regola prescrive, ok? Ad esempio: regola di muovere i piedi sul selciato secondo un certo schema. Metti che sia una Voce a dirti le Regole da seguire pedissequamente, fino quasi a esser visto come folle. Metti che in più sei un bambino: sei in una delle storie dell’Età inquieta della Starobinec, ottima scrittrice russa contemporanea.

Per finire, ripetiamo l’intera storia umana. Da quando non c’era mezzo segno di civiltà, e ti avrebbero potuto chiamare Alce, o Agnello, dall’istinto cosiddetto animale. L’ultimo romanzo di Carlo D’Amicis, Quando eravamo prede, ci piazza in un bosco primigenio e ci dà fattezze di bestie, per poi replicare la storia umana, fino ad arrivare ai giorni nostri, in cui non abbiamo più “una sapienza naturale che ci guidi, ma nello stesso tempo ci ritroviamo spesso sopraffatti da reazioni istintive” e ci muoviamo “tra un luminoso progresso che ci innalza allo stato di semidei e un oscurantismo che ci sprofonda verso meccanismi primordiali”.


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