** Inaugurazione sabato 13 Aprile 2013 ore 18,30 **
"Le forme prendono vita e nascono come un piccolo seme che
germoglia... Le forme danzano d'amore Divino e lucente per dar vita
all'essenza essenziale..Le forme sono il puro essere interiore in
continua evoluzione!"
Per
noi osservatori, in un tempo che vive di simboli senza saperli
riconoscere come tali, senza saperli cioè allontanare dalla propria vita
quel tanto che basta da saper giudicare di essi, queste sculture ci
riportano invece al significato originario del simbolo, alla sua
capacità di rappresentare i sentimenti del nostro essere al mondo
esprimendone un possibile significato universale. Meditare su di essi
significa accedere a quel significato, comprenderlo e dargli un senso
per la nostra vita.
Per l’artista Monica Marangon queste sculture
significano certo di più. Ma a noi questo basta, anzi è già molto, ed è
il valore di queste opere.
Monica Marangon ha trovato nella pittura e
nella scultura una vera e propria espressione che le permette di
animare ogni suo pensiero conscio ed inconscio, non trascura però nella
sua ricerca artistica in continua evoluzione anche l'arte di dare forma ad un oggetto, la scultura, usando materiali grezzi come il legno, il marmo e l'argilla.. Forme sinuose, altre più geometriche, vibranti di colore materia.. Forme che occupano uno spazio, e nel contempo lo creano.
"AL DIAVOLO: MOLLO TUTTO E ME NE VADO A VIVERE DA SOLO, FUORI DA TUTTO QUESTO CAOS!!" ...?
Bene, c'è chi l'ha fatto sul serio. Invidiatelo o chiamatelo pazzo, ma Devis Bonanni ha trovato il senso della sua vita:
Tra le montagne della Carnia, la straordinaria storia di un ventenne e della sua scelta di vita coraggiosa e controcorrente
***
Ha
solo vent’anni Devis, quando in lui scocca la scintilla: vivere
altrimenti è possibile. All’inizio è solo un sentimento, un’aspirazione,
che a poco a poco si trasforma in concreto progetto di vita. Inizia
così la sua avventura: da un piccolo orto senza aver mai visto prima una
pianta di pomodoro, coltivando patate e cereali per ritrovare un
contatto più immediato con la Natura e realizzare una prima, rudimentale
forma di autosufficienza alimentare, accompagnata da uno stile di vita
semplice ed ecosostenibile. Passa un po’ di tempo e a chi prevede che
presto si stancherà di tutto ciò risponde con un atto irrevocabile: a 23
anni si licenzia dall’impiego come tecnico informatico e si trasferisce
in una casetta prefabbricata riscaldata da una stufa a legna per
dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza “vita frugale”. Sono gli
anni della crociata solitaria, caratterizzati da avventure e
disavventure di ogni tipo, da episodi epici e tragicomici. Sono gli anni
in cui nasce e matura un rapporto simbiotico con la Natura e i suoi
elementi. E proprio quando le forze sembrano esaurirsi e l’entusiasmo
delle prime stagioni vacilla, in Devis matura la convinzione che non
potrà proseguire oltre senza condividere con altri il suo cammino.
“Si
definisce pecora nera della famiglia o di un gruppo di conoscenti un
individuo che ha imboccato una cattiva strada o che non soddisfa le
aspettative degli altri componenti.” Pecoranera potrebbe essere
solo l’espressione di un disagio generazionale, di una frattura già
vista tra genitori e figli, tra il boom economico e la decrescita
felice. Ma nel libro c’è anche altro: proposta e non protesta, tensione
positiva proiettata nel futuro, un percorso di crescita individuale che
si snoda in una mescolanza di anarchia contadina e sensibilità
ecologica.
"In
questa nuova vita non ci sono domeniche. Le settimane non segnano più
il passo. E' la natura a scandire il tempo. Non dovremmo portare più
orologi al polso, come cappi al collo"
Lo scorso weekend ci siamo ricordati di due nomi oltre ogni altro: Jannacci e Califano. Jannacci mi riporta all’infanzia, a mio nonno che cantava Vengo anch’io. No tu no e io che poi scoprivo pezzi come Silvano.
Di Califano mi pice tanto tanto Annamaria.
M’accorgo solo ora che fu capace di scrivere testi come quello di Io nun piango o di parlare di un uomo che invecchia e è consapevole che per lui non ci saranno altre occasioni d’amare, ma anche di far ridere imprecando in romanesco con Piercarlino.
Allora si può dire che qualcosa li ha accomunati, Jannacci e Califano: l’aver affrontato il comico e il tragico, che nella vita si mescolano. Non è da tutti saper gestire entrambi.
Quasi non avevo scelta per la recensione di oggi: piangiamo e ridiamo. Alternativamente o nello stesso momento.
Alternativamente
Prima le cose serie (anche se il comico ben fatto è cosa seria). Un cadavere lo è. In Neanche i cani però di tragico prima di tutto c’è questo: chi è colui che è il cadavere.
Non solo: anche coloro che raccontano la sua storia. C’è un noi
collettivo, di emarginati totali della società, che ci fa sapere come
quell’uomo sia arrivato a esser morto. È questa la tragicità che ha
contribuito: disperazione degli uni, indifferenza degli altri.
Visto che di libri parliamo, non possiamo non chiamare in causa il genere letterario che ha nome tragedia. Se una di tragedia non ti basta, e vuoi la garanzia della firma, non c’è niente di meglio forse che il Mammut delle tragedie shakespeariane. Tra Romeo, Riccardo III, Otello e il suo mostro dagli occhi verdi, ne avrai per un po’ di condizioni dell’animo esasperate.
I cechi probabilmente ci riderebbero su. Per lo meno questo è quello che viene da pensare con Fatti il tuo paradiso. Mariusz Szczygiel
(fammi sapere poi se ce l’hai fatta a leggere il cognome), un
giornalista polacco, s’è ficcato tra il popolo ceco, c’ha vissuto per un
po’, se l’è gustato per bene, ha gustato soprattutto quello che più di
tutti lo contraddistingue: il senso dell’umorismo. Di fronte a qualsiasi
cosa, anche la più tragica.
***
Nello stesso tempo
Ora due casi di unione di comico e tragico. Il primo è un caso umano. Marty Feldman fu comico. E nell’esserlo gli fu di giovamento la faccia assurda, dagli occhi sporgenti e storti e il naso abbozzato. Ma quella faccia comica derivò da qualcosa di tragico. Robert Ross
lo racconta; in più racconta l’infanzia, quando c’era da stare attenti a
non farsi rubare i vestiti, i conflitti coi genitori, le fughe a
Parigi, il vizio di alcool e droghe, e tutto il resto che della sua vita
è riuscito a raccontare.
Per ultimo, il più celebre nostro ritratto comico del piccolo impiegato sfruttato e deriso. Paolo Villaggio inventò il personaggio di Fantozzi attraverso la penna, e solo dopo, con Salce, ne fece una saga. Fantozzi, Rag. Ugo è una trilogia: ci son dentro i primi tre romanzi del ragioniere “prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità”.
L'altra sera mi sono imbattuta nell’epica pellicola di Akira Kurosawa,
'Kagemusha'..Un filmone del 1980 che dura ben oltre due ore, e che narra
le dinamiche sociali degli antichi
guerrieri giapponesi altrimenti conosciuti come SAMURAI. Un tema
affascinante che però può non tenerti incollato allo schermo per tutto
quel tempo; ma i codici di comportamento e lealtà che disciplinavano la
vita di questi personaggi -anche molto spirituali-, sono uno stimolo ad
approfondirne la conoscenza, ecco allora un po’ di titoli che vi
suggerisco per conoscere meglio la cultura del Giappone e le sue
tradizioni; chissà, magari anche la tenacia di Murakami da lì qualcosa
ha attinto inconsciamente..
Un primo spunto è certamente
'Hagakure. Il libro segreto del samurai', un must della letteratura
nipponica che riporta le “istruzioni” di vita di un maestro al suo
allievo durante 7 anni di permanenza in un monastero buddhista. Ma un
altro riferimento sicuro è l’autore Leonardo Vittorio Arena, saggista
specializzato nel genere che ci propone diversi titoli: 'Il pennello e
la spada- La via del samurai', un saggio sulla religiosità e gli
stratagemmi mentali per sopravvivere alle sfide anche nella vita
contemporanea; e anche lo speciale storico 'Samurai. Ascesa e declino di
una grande casta di guerrieri' e poi 'Il coraggio del Samurai'
incentrato sull’arte dell’introspezione e la cultura della meditazione.
Un ulteriore volume che ci riporta a questo autore italiano è 'Il libro
dei cinque anelli' di Miyamoto Musashi, tradotto da Arena;è un vero e
proprio trattato di strategie di combattimento che, come vuole la
tradizione giapponese, parte innanzitutto dall’atteggiamento interiore...
Che siamo cattolici o meno, che lo vogliamo o meno, la Pasqua ci coinvolgerà. Sappiatelo!
Uova di cioccolato, colombe e teneri agnellini...
- Le cento migliori ricette di Pasqua, Emilia Valli: nel nostro Paese, certe feste significano ormai una certa cucina.
Natale uguale tortellini e panettone, Carnevale uguale castagnole,
Pasqua uguale agnello e colomba. Un libro di cucina non poteva mancare
alla lista. Per chi avrà ospiti a casa, o per chi non avrà ombra di
ospiti ma avrà voglia di farsi qualche bel piatto che nel resto
dell’anno non è solito prepararsi, ecco queste ricette. Sono cento.
Siete a posto per una ventina di Pasque almeno.
- La città dei ladri, David Benioff:
siamo a Leningrado, siamo a settant’anni di distanza da adesso, ci sono
la guerra, i tedeschi, la fame. Non è esattamente lo scenario migliore
in cui uno vorrebbe trovarsi a vivere. Ma Benioff riesce a scriverci su
un romanzo divertente e intelligente. Anche grazie a un espediente che è ciò che m’ha permesso d’infilare il libro tra quelli pasquali. Quest’espediente ha un nome: uova. E potrà salvare la vita e un giovane ladro affamato e un giovane disertore amante della letteratura.
- Quasi due, Hamid Ziarati:
Pasqua è anche colomba. Quella di questo romanzo non è dolce, glassata,
non ha mandorle addosso, né viene da ore di lievitazione. Quella di
questo romanzo è una colomba vera, l’animale. Sono più colombe anzi,
sono i colombi del gioco che a Teheran certi ragazzini amano fare.
E se qualcuno si prende la libertà di uccidere un tuo colombo, a te,
ragazzino di Teheran, può anche venire in mente di rispondere con una
bomba fatta in casa. Questo è solo l’inizio.
- Un potolo di Pasqua, I.M.B. e Clia: spesso mi dimentico dei più giovani, di quelli parecchio giovani.
Non ho voluto dimenticarmene stavolta. A ricordarmelo sarà stata la
mail che ho ricevuto un paio di giorni fa, di una madre alla ricerca di
libri da leggere la sera al piccolo figlio (già, a quanto pare l’usanza
non è morta). Fatto sta che eccola qua, una bella storia da leggere o da
far leggere ai bambini. Motore del racconto: scovare l’uovo di Pasqua più bello dell’universo.
- Boccamurata, Simonetta Agnello Hornby:
dico sinceramente com’è andata la scelta di questo libro per le recensioni pasquali. ho pensato: “Quale libro ti viene in mente per Pasqua?...Uno di Simonetta Agnello Hornby… per l’agnello”.Banale, ma azzeccato..E
Otto brevi cortometraggi d'animazione creati in Francia
per mettere in luce i paradossi del mondo dell'editoria contemporanea e
di gran parte dei suoi più clamorosi successi fabbricati a tavolino.
Ecco la fortunata formula de “Gli inganni letterari” (un titolo che nell’originale francese suona in maniera piuttosto esplicita “Les Supercheries Littéraires”),
progetto creato da Joseph Beauregard, Pascal Mouneyres e Joris Clerté,
con il sostegno di France Télevision, opera di Doncvoilà Production su
Studio-4.0, in partnership con Le Monde e France Culture. Un
goloso insieme di episodi realmente accaduti, che chiamano in causa
alcuni fondamentali meccanismi di “falsificazione” dell’ambiente,
mettendo in luce gli imbrogli svelati, in certi casi volutamente, in
altri un po’ meno, e tratteggiando il “dietro le quinte” di alcune
macchinazioni editoriali davvero poco nette.
I cortometraggi sono divisi così:
episodio 1. Come provare che i critici non sanno leggere.
episodio 2. Come fabbricare il diario del più grande dittatore della storia.
episodio 3. Come creare uno scrittore trash.
episodio 4. Come scrivere un libro choc sull’immigrazione.
episodio 5. Come rendere famoso uno scrittore che non esiste.
episodio 6. Come creare un guru autore di best-seller.
episodio 7. Come creare un pittore auto-distruttivo.
episodio 8. Come editare un manoscritto che non esiste.
Invenzioni
che hanno quasi sempre per protagonisti giovani e maledetti autori
dall’infanzia complicata, a volte morti prematuramente, nei casi in cui
ci si trovi davanti ad opere create di sana pianta e naturalmente
postume, o meglio ancora, scritte da personaggi completamente diversi
dalla maschera che si appiccica sullo scrittore. Il risultato,
illustrato da semplici ed incisive figurine senza volto, è una critica
feroce, che fa morir dal ridere.
Uno spirito ironico e dissacrante al limite del cinico, riassunto in una breve presentazione del progetto, liberamente tradotta, che vi riportiamo qui di seguito:
" Come
diventare un perfetto truffatore letterario in 8 lezioni? Tra i diari
di Hitler, un inedito di Rimbaud, un giovane scrittore transessuale
davvero trash… Alcuni dei più grandi colpi editoriali degli ultimi
decenni sono in realtà imbrogli, capaci di ingannare il pubblico e i
critici. La serie smonta i meccanismi di queste storie vere, che si
sono infine mostrati a tutti. Otto lezioni simpatiche e ritmate che
invitano lo spettatore a tirare in prima persona i fili del falso."
La Confraternita dei Preraffaelliti è stata una corrente artistica della pittura vittoriana (XIX secolo) nata nel settembre del 1848, sviluppatasi ed esauritasi in Gran Bretagna. Ascrivibile alla corrente del simbolismo, può essere definita - insieme al raffinato simbolismo di Klimt ed alle forme del liberty - l'unica trasposizione pittorica del decadentismo. Tra i suoi esponenti principali Dante Gabriel Rossetti, William Trost Richards, William Hunt, Ford Madox Brown, John Everett Millais, William Morris, Edward Burne-Jones ed il tardivo John William Waterhouse.
***
Ma chi
è la donna ritratta in due dei quadri più famosi dell'ottocento? Chi fu la Musa di questa corrente? Chi si
cela dietro l'Ofelia di John Everett Millais e in Beata Beatrix di
Dante Gabriel Rossetti? Cosa sappiamo di questa enigmatica figura
femminile? Odoya, casa editrice che ha fatto della sperimentazione e del
racconto il proprio punto di forza, grazie all'autrice Lucinda Hawksley
ci svela la storia di Elizabeth Siddal, pittrice, poetessa di talento e
modella per anni messa in ombra dalla sua rovinosa relazione con
Rossetti, aspettò per nove anni che lui la sposasse ma arrivò al
matrimonio devastata dal laudano e da una misteriosa malattia. Il
fascino di una donna il cui volto rimarrà per sempre nella storia
dell'arte.
' LIZZIE SIDAL. Il volto dei Preraffaelliti ' di Hawksley Lucinda
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Elizabeth
Siddal (1829-1862), poetessa, pittrice e modella, si lasciò alle spalle
la miseria degli slum di Southwark per diventare uno dei volti più
celebri dell'Inghilterra vittoriana. Oggi, anche coloro che ignorano il
suo nome ne riconoscono i delicati
lineamenti nella fragile Ofelia di John Everett Millais e nella
serafica Beata Beatrix di Dante Gabriel Rossetti, due dei quadri più
celebri dell'Ottocento. La sua immagine tormentata dalla bellezza
sospesa e malinconica rappresenta universalmente l'incarnazione del
movimento preraffaellita, impersonandone perfettamente l'idea di
femminilità. L'attrazione tra Lizzie e Rossetti diede inizio a nove anni
di agonia sentimentale, durante i quali la donna aspettò disperatamente
che il suo amante la sposasse, mentre Rossetti passava dall'adorazione
possessiva al desiderio di nuove relazioni. Al momento del loro
matrimonio Lizzie era minata dalla dipendenza da laudano e da una
misteriosa malattia. Distrutta dalla gravidanza di una bambina nata
morta e dai tradimenti del marito, la Siddal si tolse la vita poco prima
di compiere 33 anni. La toccante ma vivace biografia di Lucinda
Hawksley riesce finalmente a sottrarre questa indimenticabile figura di
donna dall'ombra di Rossetti, portandola alla luce e all'attenzione che
merita. Lizzie Siddal fu infatti anche una poetessa e artista
talentuosa, descritta dallo scrittore e critico John Ruskin come un
genio equiparabile a pittori come J.M.W. Turner e G.F. Watts. Prefazione
di Barbara Tomasino.
Mi diceva un'amica che negli ultimi giorni ha cambiato tre letti nel giro di tre notti.
Tre camere da letto diverse. Non è in viaggio, né ha deciso di darsi
all’ ”amore libero”. Venerdì scorso è finita a dormire nella mansarda
di un’amica, che è poi la sua dimora. Sabato ha optato per il letto del fratello, che ora vive a Milano, domenica invece non le è sembrato
male sdraiarsi su quello della sorella, che non era da nessun’altra
parte, era a casa, ma aveva fatto la stessa scelta che avevo fatto lei la
notte prima: guanciale del fratello.
Strano? Non tanto:
per
quanto riguarda me, quando in casa ci sono letti liberi che non siano il mio, mi butto su quelli piuttosto che sul solito materasso. Ho l’impressione di dormire meglio.
Detto ciò, questa sorta di gioco dell’oca dei letti ci porta alla recensione di oggi. Che ci fa proseguire il gioco, entrando in camere da letto varie e non nostre.
***
Di casa e di hotel
Partiamo con uno che molti chiamerebbero Maestro. Non sto per consigliarti i Vangeli, bensì un romanzo di spionaggio, con gran dosi d’ironia e movimento, e dialoghi magistrali, come Elmore Leonard, ormai si sa, è in grado di giostrare. E questa giostra procede sempre più rapidamente, ingarbuglia e tende le cose fino alla soluzione finale, che esplode proprio là,Su nella stanza di Honey.
In Due storie sporche
la camera da letto è il luogo in cui succede quello che la facciata
esterna, di una coppia o di sé, non può mostrare. È solo una volta
chiuse le porte che qualcuno si dà a ciò che realmente desidera. Nelle
vite costruite da Alan Bennett, la stanza da letto diventa l’unico spazio in cui ci si esprime onestamente con se stessi. Che si tratti di una vedova di una certa età, o di un marito e di una moglie apparentemente innamorati.
Se sono a volte gli uomini a cambiar continuamente stanza, è vero anche il contrario: ci sono stanze che continuamente cambiano uomini. Quelle di un albergo ad esempio. Tommaso Pincio ha costruito un Hotel a zero stelle
e quattro piani, dove incontriamo Melville, Landolfi, Wallace,
Borroughs, Kerouac, e altri. Con l’invito al lettore “a costruirsi un
proprio albergo, o una propria dimora (se preferisce), con i suoi
ospiti, con i suoi percorsi, con i suoi personali inferni e paradisi”.
Se si è in due
La stanza da letto è un luogo intimo. Condividerla con qualcuno richiede intimità. Il Leo di Tondelli non se la sente: continuamente in viaggio, varia camere come varia città, e ha deciso che non vuole vivere con Thomas. Camere separate,
a migliaia di chilometri di distanza, e non se ne parli più. Ché la
serenità non è cosa della sua vita, e avere un posto privato in cui
ritirarsi è sempre utile, se non necessario.
Quando si è sposati non c’è scelta, non ho mai sentito
di qualcuno che proponesse al coniuge camere separate. La condivisione
del letto può diventare un inferno, soprattutto se tu sei il marito, sei
uno scrittore che sostiene che la coppia si basi solo su interessi
egoistici, hai perso la memoria, non sai chi sia la donna che dice di
essere tua moglie, questa donna ti racconta di te e di voi, ma mente, e
forse neanche tu sei sincero. Sono quei Piccoli crimini coniugali che accadono ogni giorno in ogni casa (o quasi).
la Luna ci 'parla' del legame con la madre, dell'attaccamento, delle emozioni che hanno caratterizzato la nostra infanzia e di come ci siamo sentiti protetti, dell'eredità familliare, dei nostri bisogni più intimi e profondi. Descrive la nostra relazione fondamentale e quali imprinting ci ha dato, per diventare poi la base emotiva che ci sostiene nella vita. Verrà esplorato il significato di ogni segno della Luna, collegandolo ai miti femminili che sono presenti nella nostra psiche, alla ricerca di una comprensione della capacità di autonutrimento che possiamo attivare quando diventiamo coscienti dei nostri bisogni emotivi. Si lavorerà anche, in un lavoro di gruppo, sulla Luna personale delle persone che parteciperanno.
Il seminario si terrà DOMENICA 21 APRILE 2013, dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (*con una pausa per il pranzo) presso Piccola Libreria Andersen L'incontro è organizzato dall' Associazione ESPERYA, il costo è di € 70 + € 10 tessera associativa. Per informazioni e prenotazioni si prega di contattare: e-mail: esperya@esperya.org ccell. 338/5327277- 329/8049961 E' gradita prenotazione entro il 15 Aprile p.v.
Clara Tozzi è una studiosa di astrologia umanistica ed evolutiva. Tiene conferenze, seminari, corsi e svolge attività di consulenza. Fa parte del gruppo docenti di Eridanoschool, Scuola Italiana di Astrologia Psicologicaed Umanistica, per cui scrive articoli sul sito e sulla rivista Albatros. Collabora con le attività del Centro Astrologico di Bologna.
Mi sono ricordata dell’esistenza delmitfahrgelegenheit.
Se magna? No.
Se conosci il tedesco lo saprai bene. Si tratta di una
pratica a quanto pare molto diffusa in Germania: la condivisione della
propria auto per un viaggio che si ha intenzione di fare. Devi andare
da, che so, Hannover a Berlino, non vuoi prendere il treno, ti piace il
viaggio in auto, sei disposto a salire a bordo con uno sconosciuto alla
guida, un po’ come accade quando si è disposti a mettersi sul ciglio di una strada
e alzare il dito pollice (evitando di sbagliarsi col dito medio. Anche
se dalle nostre parti questo aumenterebbe le possibilità che si fermi
qualcuno)? Bene, il mitfahrgelegenheit è fatto apposta. Anche in Italia
si tenta di organizzarsi in questo senso, ma siamo ben lontani dalla vivacità con cui la realtà è viva in Germania.
Io l’autostop l’ho fatto una sola volta, a 16 anni, per spostarmi da un
bagno all’altro del lungomare di Jesolo. Robe grosse.
Oggi ci riprovo con qualche libro che ci porti avventurosamente e avventatamente sulla strada.
In autostop
L’autostop è tra le migliori prospettive se vivi a
New York, sei molto giovane e sola. E è il solo mezzo a disposizione se
sei pure senza soldi. Mezzo per cosa? Per raggiungere la Costa occidentale,
approdare in California, improvvisare matrimoni della durata di ore, e
lanciarsi a testa bassa a mo’ di ariete in una vita instabile con
cambiamenti di persone e situazioni continui. Paula Fox non è mai stata una pivella al riguardo.
L’autostop è tra le migliori prospettive anche se sei un’anziana
che fino a qualche minuto fa viaggiava dentro una roulotte che si è
staccata dall’auto in cui si trovano tua figlia, genero e nipoti. Ed è
la prospettiva più appetibile se sei un’anziana su una roulotte senza
traino e hai il vizio di concederti facilmente agli sconosciuti.
Soprattutto a quelli giovani. Nelle Vacanze di un serial killer questo è solo l’inizio dell’eccesso che governa il romanzo.
Con un argomento come l’autostop e il prender di petto la strada, non avessi messo questo libro mi avrebbero arrestata: Sulla strada di Kerouac. C’è ancora qualcuno là fuori che non l’ha letto, questo è certo. Sal Paradise e Dean Moriarty
sono ormai due di quei personaggi letterari che sono sempre meno
letterari e sempre meno personaggi, e più uomini. Tanto sono diventati
di comune conoscenza. Se non l’hai ancora fatto, fossi in te non
aspetterei oltre a farmi questo viaggio con loro.
Motociclette e camionisti
Infine altri due libri on the road, ma senza autostop e con altri mezzi. Nel primo in motocicletta. Robert M. Pirsig attraversò su due ruote gli Stati Uniti, con suo figlio, e quello che accadde finì in parte nello Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta,
un libro che è un diario di viaggio, un mix di riflessioni su filosofi,
cura della moto, educazione, viaggio, e l’uomo com’è, ad esempio prima e
dopo che sia sottoposto a elettroshock, come accadde proprio a Pirsig.
Nel Manifesto dei cosmonisti, i cosmonisti sono l’equivalente dei nostri camionisti
e le loro navette spaziali i nostri tir. Siamo in un futuro imprecisato
in cui si viaggia tranquillamente nello spazio, ci sono anche lì
stazioni di servizio, e c’è una lista precisa di regole per la
convivenza civile in questi luoghi intergalattici. Lista che è appunto
il manifesto che dà il titolo al libro di Mikael Niemi.