giovedì 22 novembre 2012

Nomi d'arte..?





Due sabati fa.. si discorreva di film, con le mie amiche. Qualcuna se n’è uscita con: “L’altra sera ho visto Invincibilus”. Cinque secondi di silenzio, poi abbiamo capito: parlava di Invictus. L’episodio mi ha ricordato la madre di una mia amica ai tempi delle scuole elementari.. Aveva una particolarità, questa madre: storpiava i nomi di tutti gli altri genitori. Non volutamente, ma perché lei era proprio convinta, ad esempio, che Silverio si chiamasse Saverio, e a volte, più raramente, Silvestro. Toccò anche ai miei genitori ovviamente. Mio padre si chiama Alberto, divenne Roberto. Mia madre si chiama Emanuela, ma per questa signora rimase 'Franca' o 'Eleonora'.
 Oggi vi parlo di nomi alternativi, per la precisione di pseudonimi.

Firme “false”:

Ci sono autori che si firmano con nomi diversi dai propri. I motivi sono vari, ognuno ha il suo, qualcuno magari non ce l’ha. Sembra sia così per colui che si cela dietro addirittura a due nomi: Giovanni Aprile e Francesco Ficarra. In realtà un sospetto c’è: che siano Leone Guerrino. Ora la cosa si complica, perché è anche il personaggio di un romanzo del duo, cioè La curiosa scomparsa di Leone Guerrino, dove il Guerrino è personaggio mancante che fa scattare la ricerca on the road dei fratelli dai nomi decisamente esotici: Assergio e Orso. Una ricerca che sfocia in paesaggi e personaggi ai limiti e oltre il reale, con un sottofondo musicale: gli Who.

Alma Bevilacqua
si è a un certo punto chiamata Giovanna Zangrandi. Di pseudonimo ne ebbe anche un altro, in gioventù: Anna, e basta. E l’ebbe quando, insegnante, si unì alla Resistenza partigiana nel 1943, trasmettendo informazioni top secret e stampa clandestina, in seguito nascondendosi tra le montagne, e intervenendo in prima linea e col proprio corpo. Ricorda tutto nei Giorni Veri. Diario della Resistenza.
 
Infine, c’è chi s’inventa un nome e se l’affibbia perché ha cara la pelle. Come Gianni Palagonia, un poliziotto, da poliziotto impegnato a combattere la mafia. Prima in Sicilia, poi al Nord, dove è stato costretto a rifugiarsi in incognito. Nelle mani di nessuno lo racconta. C’è la parte che c’informa dei metodi d’indagine, dei gerghi criminali, dei tipi criminali, e c’è la parte umana, di chi si vede privato di una normalità personale, spinto da quel dovere morale di cui parlava qualcun altro vent’anni fa.


Nomi fittizi per individui fittizi:

Gli pseudonimi toccano anche ai personaggi, non solo agli autori. E alcuni, da quei personaggi, passano a noi. Come Gian Burrasca, oggi usato in caso di ragazzino non tranquillo. Il giornalino di Gian Burrasca fu tra i primi a iscriversi nella mia categoria personale di “libri che m’hanno infervorato”. Lo lessi 3 volte di seguito da bambina. È uno di quei casi in cui lo pseudonimo ce l’hanno entrambi, personaggio e scrittore, che si firmava Vamba, ma si chiamava Luigi Bertelli.

Infine, Miss Lonelyhearts, Signorina Cuorisolitari, altrimenti detta, nella traduzione italiana, Signorina Cuorinfranti. C’è un uomo dietro a questa donna fittizia che tiene una rubrica su un giornale per aiutare mogli e signore varie. Andrà in crisi quest’uomo, sopraffatto dai problemi degli altri, con la voglia di dare speranza quando è il primo a non averne..

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