sabato 24 novembre 2012

.. E li chiamano 'mattoni'...



I "mattoni" sono quei libri che, poveracci, sono sempre stati denigrati come noiosissimi, che i professori c’hanno magari obbligato a leggere, e che creano sbadigli al solo nominarli. Questo *post nasce per questa nobile causa: riscattarli! Per capire che c’è ben poco da sbadigliare.



Il Re dei Mattoni:
I promessi sposi di Alessandro Manzoni.
Cattolico barboso l’autore, insopportabile morigerata Lucia, giovane insignificante Renzo. Ricordo questi di commenti in classe, al liceo (espressi con linguaggio meno moderato, magari). L’estate scorsa ho ripreso in mano il libro, per scoprire se fosse vero, come avevo sentito da persone fidate, che fosse un capolavoro. Lo è.
Innanzitutto
:
per quanto riguarda il cattolicesimo di Manzoni, nel libro si vede piuttosto come la fede prenda il volto di chi la veste. Per fare un esempio: Lucia è incrollabile (o quasi, e Manzoni il dubbio ogni tanto lo avanza) nel seguire i precetti, la madre Agnese lo è molto meno, e li usa a proprio comodo quei precetti.
Poi, un motivo per cui, col senno di poi, mi ringrazio da sola per averlo riletto è questo: raramente ho trovato una riproduzione tanto precisa della psicologia comune. Sia dell’uomo come singolo (che combatte tra la ragione e il “guazzabuglio del cuore umano”), sia dell’uomo che diventa folla e alimenta e crede a voci infondate.
In più: quando i personaggi si muovono e parlano, lo fanno come ci muoviamo e parliamo noi realmente. Nessun fantoccio, i personaggi sono persone che prima o poi incontriamo o che ogni tanto siamo.
Infine, non sto scherzando, ci sono momenti non poco divertenti. Spesso ne è Renzo il protagonista, Renzo che non raramente appare come un povero sempliciotto (mi viene in mente un’altra parola, ma non posso scriverla qui).
Si va dalla sbornia in taverna, a un singolare episodio finale. Quando gli abitanti del paese, che hanno tanto sentito parlare di Lucia e dei patimenti di Renzo per lei, e per questo se l’aspettano di una bellezza rara, si ritrovano davanti non dico una racchia, ma qualcosa di simile, fanno sapere al giovane, senza tanto tatto, la loro impressione al riguardo.
Renzo difenderà la sua amata con ogni lode, ci sarebbe d’aspettarsi… La sua risposta è invece più o meno questa: “E chi v’ha mai detto che fosse bella? Io v’ho sempre e solo detto che era una brava ragazza”.
 
***
 
 Questo può essere considerato “mattone” in senso letterale. A prenderlo in un unico volume cartaceo, ci si dovrebbe far aiutare a reggerlo dopo un quarto d’ora di lettura. Per questo il più delle volte lo si trova diviso in volumi.
A torto, nel caso dei Fratelli Karamazov, così come di qualsiasi libro di Dostoevskij, che non è pesante, non è noioso, due definizioni che si equivalgono, nel significato, app
licato a un libro, del termine “mattone”.
Com’è Dostoevskij allora? Ad esempio:
- è “interno”: non nel senso che c’è un Dostoevskij in ognuno di noi, bensì nel senso che la sua caratteristica principale è stata quella di voler provare a entrare nella mente e nei corpi delle persone, vedere cosa succede quando si smuovono certi sensi o certi pensieri;
- è dinamico: toccare un terreno come quello dell’interiorità umana, intendendo con questa la psiche, o lo spirito, o la parte sensitiva, non può che portarci in un contesto vivace, movimentato, frenetico, dove l’ultima cosa che si rischia di fare è annoiarsi.
Personaggi come quelli creati da Dostoevskij ce ne sono pochi. Freud stesse pare gli debba parecchio, la psiche non l’ha di certo inventata lui.
Insomma, in breve, io del russo posso dir questo: se volete per un po’ trovarvi a faccia a faccia con ciò che di voi stessi meno accettate e meno dite, o con ciò che di voi stessi meno potreste accettare e potreste dire, leggete Dostoevskij.
 
***
 
Solitamente i russi sembrano soltanto un popolo freddo. Se si pensa ai russi dell’Ottocento, si crede siano anche un popolo arretrato, una manica di pastori e contadini governati dallo zar. Poi, magari, un giorno prendi in mano uno di quei tomi da 800/1000 pagine scritti, ad esempio, da Tolstoj, e capisci che c’è molto di più.
Prendiamo Anna Karenina. Tutti conosciamo il suo nome, ma alzi la mano
chi ha letto tutto il romanzo. O meglio, chi ha mai avuto il coraggio di affrontarlo. Magari hai detto: “Facciamo un’altra volta”, “Adesso non ho tempo”, “Pesa troppo per leggerlo mentre vado a lavorare”. La mia risposta è: Non sai cosa ti stai perdendo.
Anna Karenina è un mondo completo dentro un romanzo, è la storia di una donna divisa tra l’amore per il figlio e un nuovo uomo, con tutti i risvolti di scandalo che questo comportava all’interno dell’alta borghesia russa. In più c’è la fede, in più c’è la gelosia, in più c’è la contrapposizione tra città e campagna. Insomma, quando dico che si tratta di un mondo, non sto esagerando.
Con la consueta lungimiranza della critica letteraria, il libro era stato definito “un romanzo frivolo dell’alta società“. Certe abitudini bisogna dire che non si perdono mai, e a volte come diceva qualcuno è meglio leggere i libri che vengono stroncati dalla critica, piuttosto che quelli che ne vengono esaltati.
E poi, diciamocelo, Anna Karenina assomiglia tanto alle storie che troviamo nei giornali scandalistici, anche se ambientato nell’Ottocento. Con in più la possibilità di non doversi giustificare nella lettura come invece avviene con Novella 2000. E facendo anche una bellissima figura in società.
 

Tanti Auguri a.. CARLO COLLODI ***




Il 24 novembre 1826 a Firenze nasce Carlo Collodi, all'anagrafe Carlo Lorenzini, scrittore e giornalista italiano. È divenuto celebre come autore del romanzo 
'Le avventure di Pinocchio'.
 Storia di un burattino, più noto come Pinocchio.

*** 
Opere:
Gli amici di casa. Dramma in due atti, Firenze, Riva, 1856; Firenze, Romei, 1862.
Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno. Guida storico-umoristica, Firenze, Mariani, 1856.
I misteri di Firenze. Scene sociali, Firenze, Fioretti, 1857.
Il sig. Albèri ha ragione! (Dialogo apologetico), Firenze, Cellini, 1859.
La manifattura delle porcellane di Doccia. Cenni illustrativi, Firenze, Grazzini, Giannini e C., 1861.
Gli estremi si toccano, in "Il Lampione", 1861.
La coscienza e l'impiego, 1867 (?).
Antonietta Buontalenti, 1867-1871 (?).
L'onore del marito, 1870.
I racconti delle fate. Voltati in italiano, Firenze, Paggi, 1876.
Giannettino. Libro per i ragazzi, Firenze, Paggi, 1877.
Minuzzolo. Secondo libro di lettura (seguito al Giannettino), Firenze, Paggi, 1878.
Macchiette, Milano, Brignola, 1880.
Occhi e nasi. (ricordi dal vero), Firenze, Paggi 1881.
La grammatica di Giannettino per le scuole elementari, Firenze, Paggi 1883.
Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, Firenze, Paggi 1883; 1886; 1887; 1888; Firenze, Bemporad, 1890.
Il regalo del Capo d'Anno, Torino, Paravia, 1884.
L'abbaco di Giannettino. Per le scuole elementari, Firenze, Paggi, 1884.
Libro di Lezioni per la seconda classe elementare, secondo gli ultimi programmi, Firenze, Paggi, 1885.
Un'antipatia. Poesia e prosa, Roma, Perino, 1885.
La geografia di Giannettino. Adottata nelle scuole comunali di Firenze, Firenze, Paggi, 1886.
Il viaggio per l'Italia di Giannettino, 3 voll., Firenze, Paggi, 1880-1886.

I, L'Italia superiore, Firenze, Paggi, 1880.

II, L'Italia centrale, Firenze, Paggi, 1883.
III, L'Italia meridionale, Firenze, Paggi, 1886.

Storie allegre. Libro per i ragazzi, Firenze, Paggi, 1887.

Libro di Lezioni per la terza classe elementare secondo gli ultimi programmi, Firenze, Paggi, 1889.
La lanterna magica di Giannettino. Libro per i giovanetti, Firenze, Bemporad, 1890.

Altre opere di Carlo Lorenzini, pubblicate postume:

Divagazioni critico-umoristiche, raccolte e ordinate da Giuseppe Rigutini, Firenze, Bemporad, 1892.
Note gaie, raccolte e ordinate da Giuseppe Rigutini, Firenze, Bemporad, 1892.
Bettino Ricasoli, Camillo Cavour, Luigi Carlo Farini, Daniele Manin. Biografie del Risorgimento pubblicate in occasione delle onoranze fiorentine a Carlo Lorenzini, Firenze, Marzocco, 1941.
I ragazzi grandi. Bozzetti e studi dal vero, a cura di Daniela Marcheschi; con una nota di Carlo Alberto Madrignani, Palermo, Sellerio, 1989.
Cronache dall'Ottocento, a cura di Daniela Marcheschi, Pisa, ETS, 1990. [Raccolta di articoli giornalistici, prima mai ristampati, pubblicati da Carlo Collodi (sotto vari pseudonimi) nei giornali umoristici del tempo.
Opere, Milano, A. Mondadori, 1995

- Muore a Firenze il 26 ottobre 1890
 

Profumo di.. Libri?



Torniamo a parlare di uno degli argomenti più controversi dell’editoria mondiale: 

il profumo della carta.
 ***

A darci il destro è una recente trovata dello stilista Karl Lagerfeld (il bell’ometto qui nella foto) che, ispirato dalla sensualità di qualche bel tomo profumato, ha deciso di produrre Paper Passion, una fragranza che riproduce l’odore della carta per soli € 98. Un bel risparmio, non c’è che dire.

Altri ci avevano provato prima di lui, ad esempio Smell of books, che aveva lanciato anche un imperdibile aroma alla pancetta abbrustolita, credo più adatto ai libri di cucina che all’ultimo romanzo di Giorgio Faletti. Ma il vostro libraio non si ferma qui e vuole dare agli aspiranti stilisti qualche suggerimento per sviluppare dei profumi consoni ad alcuni libri:

 - Eau de Divine: ideale da spruzzare nell’aria se state leggendo La Divina Commedia, disponibile in 3 profumazioni: Inferno spanderà quel misto di zolfo e profumo di caprone che ben si adatta ai gironi infernali, Purgatorio rilascerà un gradevole e innocuo profumo di borotalco, e infine Paradiso vi rapirà con il suo inconfondibile odore di incenso e santità;

- I fought the law: irresistibile per tutti i legal thriller, un aroma profondo e intenso di faldoni lasciati ad ammuffire in tribunale;

-  Baguette: ottimo per tutti i libri di Fabio Volo, che non manca mai di rimembrare il suo passato di panettiere. Odore di michette appena sfornate e pane di Altamura fatto a Brescia.

"Guarda cosa scrivo..."






Ernest Hemingway: “La vita dello scrittore è, nel migliore dei casi, una vita solitaria (…) Più aumenta il suo pubblico, più egli perde la sua solitudine, e così spesso il suo lavoro si deteriora” (dal discorso scritto per il Premio Nobel ricevuto nel 1954)











Mi è capitato più volte di leggere biografie di autori, o interviste agli stessi, in cui veniva esaltato l’atto dello scrivere come un atto assolutamente individuale e solitario, durante il quale l’uomo-scrittore fa i conti e a botte con se stesso. Più o meno violento (a livello interiore, s’intende) che fosse, rimaneva questo di certo: che dovesse essere un momento di solitudine.

Stamattina mi sono imbattuta in una notizia che spazza via quest’idea.
Silvia Hartmann, un’autrice inglese di romanzi fantasy, per i quali si firma con lo pseudonimo Nick StarFields, ha preso una decisione prima di mettersi a tavolino a scrivere il suo ultimo libro: condividere tutto, tramite Google Docs.
Chiunque, da qualunque parte del mondo, voglia dare un’occhiata a come procede la stesura del romanzo, può farlo, può assistere in diretta alla battitura delle lettere sulla tastiera del computer di casa Hartmann.
Non solo: si possono anche lasciare commenti e suggerimenti su personaggi e trama.
“La scrittrice nuda”, come si fa chiamare Silvia Hartmann, promette di prendere tutto in considerazione.
Se avete voglia di dirci come vedete voi l’atto della scrittura, i commenti sono, come sempre, i benvenuti!

venerdì 23 novembre 2012

Guida pratica per ronzini.


'MASCALCIA'

Inizialmente ho letto il titolo e ho pensato fosse un libro sulla gravidanza. 

Poi ho alzato lo sguardo e ho visto l’immagine in copertina e mi sono augurata che non lo fosse.
Quindi mi è venuto il dubbio che mi stesse sfuggendo qualcosa. Infine l’ho appurato: per più di vent’anni ho ignorato l’esistenza della parola “mascalcia”, termine che indica l’arte del ferrare il cavallo.

Questo libro è una guida alla ferratura del cavallo. Non mi dite che non avete un cavallo in casa! Va bene anche di legno e a dondolo, potete fare pratica anche con quello. Se doveste sentire puzza di bruciato e vedere fiamme sprigionarsi dallo zoccolo del cavallo, niente paura: tutto regolare.

Ma il libro non è solo una guida, è anche un manifesto in difesa della ferratura contro il barefoot movement, il “movimento scalzo” cioè, che dichiara la ferratura una pratica inutile, oltre che barbara, negando l’undicesimo comandamento dei maniscalchi: “no hoof, no horse”, ovvero “niente zoccolo, niente cavallo”. E a me viene il dubbio che i cavalli abbiano qualcosa da ridire al proposito.



Confessioni di una Libraia Malandrina, part. 2- ovvero: Indovina chi viene a cena.



Anni fa sono stata invitata a cena con altri amici a casa di un’amica. Era da poco tornata reduce dal cammino di Santiago e ha voluto proiettarci le 536 foto (…) scattate. Il fatto anomalo della serata è che quest’amica si presentò assieme ad un ragazzo che nessuno di noi aveva mai visto prima. Nessuno di noi, compresa lei. In pratica era successo questo: mentre stava tornando a casa, questo ragazzo l’aveva avvicinata e le aveva chiesto: “Ciao, che fai?”, lei: “Vado a casa che ho degli amici a cena”, lui: “Ah che bello. Posso venire?”. Morale della favola: ci siamo ritrovati con un assoluto estraneo, che non ha parlato per tutta la sera e si è limitato a fissare prima uno poi un altro a intervalli regolari. 


 *(Lo sguardo era all’incirca questo)


 A un certo punto se n’è andato, e l’unica cosa che abbiamo saputo di lui è il nome che ha detto di avere: “Mi chiamo Jean… in francese però, in italiano Luca”.

                   Questo post è un omaggio agli sconosciuti.

Comincio con due libri che hanno qualcosa in comune: lettere di sconosciuti. Il primo si chiama proprio così, né più né meno: Lettera di una sconosciuta. Al centro ci sono due uomini, entrambi scrittori, entrambi austriaci: sono l’autore e il protagonista. Stefan Zweig ci parla infatti di un quarantenne scrittore che riceve inaspettatamente una lettera da una donna che non conosce. Particolarità: questa donna ora è morta. E nella lettera dice di non essere in realtà una perfetta estranea.
Secondo libro epistolare, Che tu sia per me il coltello di David Grossman. Il titolo non allude a strane pratiche masochistiche, ma a questo: scrivere e parlare ad uno sconosciuto, piuttosto che a un amico, può rivelarsi più fruttuoso per quanto riguarda la capacità di scavare in sé, magari girando il coltello nelle piaghe. I due protagonisti dello scambio epistolare sono un uomo e una donna, non si conoscono affatto, si sono soltanto intravisti a una festa, quando lei ha fatto qualcosa che ha attratto irrimediabilmente l’attenzione di lui.
Infine, sconosciuti redditizi. Nel senso di estranei che ti mettono in mano dei soldi. Però nessuno fa niente per niente, soprattutto nei libri, e infatti lo sconosciuto in questione chiede qualcosa: che in cambio si diventi assassini. Capita a un pover’uomo vulnerabile in L’amico americano, di Patricia Highsmith, un libro che pare piacere ai registi: Wim Wenders e Liliana Cavani ne hanno entrambi ricavato un film.


A leggere il lungo racconto di Thomas Hardy, devo pensare che a me e ai miei amici in fondo è andata bene. Il titolo parla da sé: I tre sconosciuti. Sono infatti ben tre gli estranei che bussano alla porta di una casa in cui è in corso una festa. Non si presentano tutti insieme, ma uno dopo l’altro. E non entrano tutti, il terzo guarda dentro e scappa. Chiaramente lascio a Thomas Hardy il privilegio di spiegare perché.
Infine, facciamo un passo ulteriore: non fermiamoci a tre, che son pochi, immagina che siano tutti. Sconosciuti, intendo. Pensate di aprire gli occhi, un giorno, e di esser certi di non aver mai visto prima chiunque si presenti davanti a voi e dica di conoscervi. Patrizia Mucciolo, è questo il nome dell’autrice, ha preso spunto da un fatto di cronaca successo nel paese di provincia in cui vive.  



Le ombre azzurre è un fantasy, ma atipico: non ci sono elfi, maghi, draghi, e non ci sono troppi effetti speciali, perché “si rischia il ridicolo. Il diavolo abita sul tuo stesso pianerottolo e tu non lo sai perché non c’è scritto Belzebù sul campanello”.





L' OTTAVA MERAVIGLIA..


Oggi parliamo di biblioteche. Non di biblioteche e ebook, e neanche di biblioteche in generale, per la verità, bensì di una biblioteca in particolare.





In Olanda, nella città di Spijkenisse, è stata da poco inaugurata la Book Mountain, progettata dagli architetti della tedesca MVRDV.
Cos’ha di speciale questa biblioteca? Intanto l’aspetto esteriore, come potete vedere dalla foto.




Particolari sono poi i materiali impiegati: struttura in legno, copertura in vetro, cosicché da fuori ciò che è dentro è totalmente visibile. Inoltre le mensole su cui poggiano i libri sono state ricavate da vasi per fiori che sarebbero rimasti inutilizzati. Tutta questa praticità, questa economia, vuole anche essere un omaggio alle fattorie tedesche di una volta.

Particolare è pure l’interno: quasi 500 metri di scale a spirale, stradine e terrazze. Un percorso che termina sulla cima della montagna, dove c’è un bar ad attendere i lettori. Ma non basta il bar a prendersi qualche distrazione dalla lettura: sono a disposizione anche un centro educativo, un club di scacchi, un auditorium, negozi e numerosi spazi in cui fare conversazione o sedersi al computer.



Infine, particolare è l’obiettivo che gli architetti si pongono. Gli stessi architetti ideatori, non a caso, del complesso abitativo adiacente alla biblioteca, abitato da una comunità di cui il 10% è analfabeta. Costruire una biblioteca così, totalmente visibile dall’esterno, con quelle file e file di libri che s’impongono alla vista, è dichiaratamente sia “una pubblicità che un invito alla lettura”.





Libri & Problemi di Sonno...



Questo post è dedicato a tutti quelli che hanno detto addio al sonno, per propria scelta oppure per scelta altrui. Una nota dedicata a chi conosce il palinsesto televisivo notturno, per i quali Marzullo è soltanto l’inizio dei programmi e sono degli affezionati delle lezioni universitarie televisive a notte fonda. Parliamo di sogno, sonno, insonnia. Mettiamoci il pigiama e cominciamo!


Romanzi per (non) dormire

Il primo libro che mi è venuto in mente mi è piaciuto moltissimo fin dal titolo, ovvero: Tutto quello che avremmo potuto essere io e te se non fossimo stati io e te.

Dopo aver ripreso fiato perché il titolo effettivamente è lungo da dire tutto in una volta, vi dico che la storia parte da un ragazzo che riesce a leggere nella mente delle persone e che dopo la morte della madre decide di iniettarsi una sostanza grazie alla quale non dormirà mai più. Un attimo prima di farlo viene chiamato dalla polizia perché c’è un alieno da interrogare. Una storia incredibile, secondo me partorita dall’autore durante un sogno a occhi aperti, ma che è così incredibile che va a finire che ci credi. Davvero un bel libro, fidatevi della vostra libraia di fiducia!
Il secondo libro invece è un noir che, a dispetto del titolo,  conviene non iniziare a leggere la sera prima di andare a letto perché si rischierebbe di passare la notte insonne a leggerlo: Il grande sonno di Raymond Chandler. È la prima indagine di Marlowe e vi si  troveranno tutti i temi che lo hanno reso uno degli investigatori più famosi della storia: Los Angeles, delitti, scazzottate, indagini, belle donne. Come si fa ad andare a dormire dopo aver letto una storia così? …
Che poi dormire è bello, a volte però il risveglio può mostrare delle spiacevoli sorprese. Vi ricordate di quell’uomo che è andato a dormire e si è svegliato trasformato in un gigantesco insetto?  Ecco, c’è chi ha pensato di riscrivere quella storia, facendo svegliare il protagonista non con delle zampette nere bensì con dei bei baffi lunghi e un manto peloso ..


 Nella Miaomorfosi infatti ci si ritrova al mattino nei panni di un gatto, certamente meno disgustoso di un bacherozzo, ma non è che sia proprio facile abituarsi a mangiare i croccantini invece dei corn flakes appena svegli. Per non parlare della toeletta.

Allora, dormiamo oppure no?

“Va bene libraia, ci hai consigliato dei bei libri, ma qua di dormire non se ne parla! Non hai niente da consigliarci visto che non dormiamo da quando ancora c’era la lira?“. Certo che ho un libro da consigliarvi, anzi, ne ho ben due! Il primo è dedicato a chi ha un pargolo (o una pargola) che ama molto invertire gli orari e che fin dalla più tenera età ama tirare tardi la notte: 101 modi per addormentare il tuo bambino. In mezzo a tutti questi ne troverete sicuramente uno che funzioni anche per vostro figlio.
Se invece non avete figli, ma anche voi la notte non riuscite proprio a trovare pace tra le coperte, allora potete leggere queste 101 cose che devi sapere per combattere l’insonnia. Che cos’è, da cosa può essere provocata, e soprattutto come fare per vincerla. Io ho provato a contare le pecore, ma casa mia  è troppo piccola e di pecore ce ne stanno davvero poche, una decina al massimo. Senza contare che poi hanno belato tutta la notte, e non sono proprio riuscita a chiudere occhio.


giovedì 22 novembre 2012

Dipende dai.. Punti di Vista !! -ovvero le tagliatelle di Nonna Pina-


Domenica sera mia nonna mi ha raccontato una storia che non conoscevo. Si parlava di presunti miracoli, e lei se n’è uscita con: “Io sono stata miracolata da piccola”. Ecco in cosa è consistito il suo miracolo (notare bene l’aggettivo “suo”): un giorno di circa 70 anni fa, mentre era in casa, sentì una musica piacevole provenire dall’alto. Il miracolo non fu questo, non vide Dio suonare il piano o qualcosa del genere. Per capire cosa fosse quella musica, mia nonna andò sul tetto di casa sua, operazione che le fu resa possibile da non ricordo cosa sinceramente.
Comunque, arrampicatasi sul tetto, le venne la bella idea di sedersi sopra un lucernario. Risultato: il vetro si ruppe, lei precipitò nella cucina del vicino che stava pranzando, atterrando su un piatto di tagliatelle, che probabilmente le salvò la vita. Tutto questo fu visto da lei come un innegabile miracolo. Dal suo vicino un po’ meno: spaventato, fu preso da infarto e morì.
 

Stasera vi scrivo del 'punto di vista':

C’è un libro in cui a essere guardata da più punti di vista è una città. Si chiama Gente di Dublino, l’autore è James Joyce, e sono certa che tutti ne avranno sentito parlare. Ogni racconto dà voce a un personaggio col proprio punto di vista, e a loro volta questi punti di vista individuali si dispongono nel libro secondo il punto di vista delle diverse età di un’intera vita. Un trionfo di punti di vista, insomma.
Così come singoli libri, ci sono anche autori particolarmente propensi a giocare con prospettive differenti. Virginia Woolf fu una di questi. Nei suoi più importanti romanzi, si slitta da una mente all’altra, così che ora sappiamo come la pensa la signora Dalloway, ora come la pensa Septimus; in Gita al faro seguiamo i pensieri di un’intera famiglia, e non solo; in Orlando addirittura il gioco si attua su uno stesso personaggio, che prima ha un punto di vista maschile, poi femminile.
Ciò che più è adatto a riflettere i punti di vista è ciò che usiamo tutti i giorni, e che usano in particolare gli scrittori: la lingua. Ci sono parole che ti capita di pronunciare continuamente che sono il risultato di precise visioni o interpretazioni dei fatti. Gian Luigi Beccaria è un linguista italiano, e tra le pieghe delle parole dimostra che la lingua è la prima e la più forte spia di come i punti di vista dominanti cambino e si affermino nelle epoche e nella vita di tutti i giorni.

Se si ha a che fare con un fatto, e a raccontarlo sono più persone, e queste persone sono donne, e questo fatto è un delitto, e questo delitto s’ha da raccontare alla polizia, si può star certi che le versioni del suddetto fatto non saranno concordanti. Per lo meno è così in Donne informate sui fatti di Carlo Fruttero. La bidella, l’amica della morta, la contessa, la giornalista, e così via: ciascuna dice ciò che sa, e Fruttero non ci pensa neanche a fare il narratore onnisciente che chiarisce le cose.
Infine, donne alle prese con la filosofia. Se ci pensi a scuola, ad esempio, si tende a nominare solo filosofi maschi. Invece sin dall’antichità anche certe donne si sono fatte sentire, filosoficamente parlando, e le due autrici di Filosofia delle donne hanno pensato che fosse giunto il momento di raccontarle, considerando che la filosofia, per sua natura, “necessita di rappresentare la più ampia varietà possibile di punti di vista, e Ipazia è tra coloro che non hanno avuto finora voce nella filosofia tradizionale”.

Aramaico & Filosofia...




Sabato pomeriggio in libreria ho sentito bofonchiare arcane maledizioni. Era una ragazzina di circa 17 anni che sfogliava un libro di Kant. Il motivo della collera, un passo del libro: “Sebbene il sentimento tenda a figurarsi il mondo fisico in termini di finalità e di libertà, esso rappresenta soltanto un’esigenza umana, che, come tale, non ha un valore di tipo conoscitivo o teoretico. In altri termini, il sentimento permette, nel soggetto, l’incontro tra i due mondi. L’incontro, non la conciliazione. La conciliazione infatti implicherebbe l’oggettività del medio che concilia”. Non è una supercazzola, sono righe che pretendono di spiegare Kant a chi ha iniziato ora ad averci a che fare.
Oggi parliamo di libri che, rispetto alla filosofia, non esercitano una forza di repulsione, ma d’attrazione. 





Vita da filosofi:

Ci si può avvicinare alla filosofia ad esempio guardando alla concretissima vita quotidiana dei filosofi, per evitare di vederli come menti che sfornano concetti astratti che non riguardano nessuno. Armando Massarenti si occupa di filosofia, in varie salse, da anni, l’ha studiata e ne ha scritto. Nel Filosofo tascabile racconta aneddoti e particolari insospettati delle esistenze di alcuni filosofi, ce li restituisce come gli uomini simili a noi che furono, con tutte le loro contraddizioni e le loro debolezze.
Manuel Cruz
ha fatto qualcosa di simile, ma concentrandosi su un aspetto che riguarda tutti, ed è tra quelli della nostra vita che più ci smuove: l’amore. Nell’Amore filosofo Cruz racconta come sia cambiato nel tempo il concetto di amore in bocca ai filosofi, e se, soprattutto, a conti fatti, l’abbiano o no incarnato. Nietzsche ad esempio, per dirla filosoficamente, andò fuori di testa per una russa, Lou Salomé, che lo fece penare, lo trascinò in una sorta di triangolo amoroso, e infine lo rifiutò.
Anche i Simpson avvicinano alla filosofia. L’hanno pensato tre filosofi, che hanno coinvolto 20 colleghi, e hanno scritto I Simpson e la filosofia, ovvero la filosofia applicata ai personaggi di Springfield. Sono diversi i particolari per i quali è possibile trovare un riscontro filosofico: il silenzio di Maggie, l’amore per il prossimo di Flanders, l’intera famiglia Simpson che può esser vista sotto un’ottica kantiana. Il rutto di Barney, no, non credo.


Filosofi romanzieri:

Alcuni filosofi si sono dati al romanzo, e spesso la narrazione alletta più della saggistica. A Albert Camus s’attribuisce la “filosofia dell’assurdo“, che si ritrova nel Mito di Sisifo, un saggio, ma pure ne Lo straniero, un romanzo. Qui al centro c’è Meursault, un uomo che non prova sentimento alcuno nei confronti degli altri, né della madre morta, né della donna amata, né dell’uomo ucciso. Interessante è arrivare al perché, di questa sua totale indifferenza, di cui è conseguenza, tra l’altro, la sua assoluta sincerità.
Voltaire
si sente , spesso e volentieri,  nominare. Altro filosofo a tutti gli effetti che ha usato la finzione letteraria per esprimere le proprie idee. Candido ne è un esempio. E' un esempio di come la filosofia possa essere ironica, dinamica e piacevole. Bersaglio prediletto qui è l’ottimismo di un certo Leibniz, parodiato nella figura del precettore Pangloss, un tedesco che, nonostante i peggiori cataclismi e sfortune in cui si ritrova invischiato, continua a credere che questo sia “il migliore dei mondi possibili”. Candido (/Voltaire) non è che sia proprio della stessa opinione.