martedì 6 novembre 2012

Costruire un Libro per imparare ad amarlo..


Un’attività molto bella da fare con i  bambini è quella di costruire libri-gioco. Si tratta di mettere insieme dei materiali e dei contenuti a vostra scelta per poi creare insieme ai bambini un gioco davvero personalizzato, che resterà nel tempo.

Ci sono tanti semplicissimi modi per fare un libro gioco.. con un semplice foglio colorato e un pennarello si possono ottenere ottimi risultati.. Basta avere un pò di fantasia e creatività!

Ho provato a farne uno - ( e se ci sono riuscita io, che ho la manualità di un ornitorinco...) - dunque, dicevo, ho ripiegato in tre un foglietto colorato e nella faccia centrale ho disegnato un musino sorridente, che con due piccole antenne e qualche pois nero può sembrare la faccetta di una coccinella.
... Potete aggiungerci dei nastri e del lacci colorati, arricchirlo con figure più complesse...
Oltre alla novità e ai colori, il librino richiede di essere aperto, e poi richiuso, per scoprire chi si nasconde tra le pagine: un’attività che può impegnare i piccoli lettori, fin dai primi mesi

Nelle librerie, si trovano indicazioni molto belle, a volte molto semplici a volte ricercate, per fare libri-gioco con i bambini. Possono diventare anche delle belle idee regalo per i grandi.

 Riguardo ai contenuti, si possono inventare storie, scrivere ricette, descrivere le proprie avventure, oppure ricreare storie che abbiamo come protagonista il linguaggio e i suoi usi nella vita quotidiana, utili per potenziare lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.. E perchè no, rappresentare anche noi stessi come i protagonisti di un piccolo libro .. Pensate di regalarlo a chi amate: un piccolo libro d'amore che lo raffigura come protagonista.



Evento Musicale in Libreria ♪ ♫ ♪ ♫


Vi aspetto tutti in Libreria SABATO 10 NOVEMBRE alle ore 17,00..

gli  Scaligeri Sax Quartet 
intratterranno Grandi & Piccini con le meravigliose note di


 ♪ ♫  'PIERINO & IL LUPO'  ♪ ♫


 la meravigliosa favola musicale si S. Prokof'ev 
 letta e interpretata dalla simpatica Alessandra



La Storia:

Pierino è un bambino coraggioso e molto vivace che incontra degli amici animali: un uccellino, un'anatra ed un gatto. Un giorno decide di cacciare un lupo malvagio e affamato che si aggira nei boschi, ma il suo severo nonno gli impedisce di svolgere quella tale impresa perché è pericolosa. Pierino dapprima non gli dà ascolto, poi il nonno lo trascina nel giardino e chiude il cancello per impedire a Pierino di uscire. Da lì vede il gatto che cerca di cacciare il povero, vivace uccellino che si rifugia sui rami di un grande albero mentre l'anatra si fa una nuotatina. In quel momento arriva il lupo, ed il gatto raggiunge l'uccellino sull'albero. L'anatra, presa dal panico va sulla riva del lago, viene mangiata dal lupo. Pierino assiste alla scena e mentre l'uccellino svolazza davanti al muso del lupo per distrarlo. Successivamente l'uccellino va ad avvertire dei cacciatori, dicendo loro che Pierino sta per essere mangiato dal lupo. Pierino nel frattempo prende una robusta corda che lega alla coda del lupo, mentre l'altro pezzo di corda lo annoda ad un ramo dell'albero. In quel momento arrivano i cacciatori a suon di spari. Pierino però fa notare a loro che il lupo ormai è sconfitto e tutti insieme fanno un corteo trionfale. Anche l'anatra c'è, era ancora viva nella pancia del lupo, perché quest'ultimo, senza saperlo, si era dimenticato di masticarla.

 

domenica 4 novembre 2012

Focus On..Stefano Unterthiner

E' bello lavorare in libreria, perchè ogni giorno si impara qualcosa di nuovo.. Grazie a Vania, che proprio ieri mi ha fatto conoscere questo portentoso fotografo, mi è venuta la grande curiosità di ricercare qualcosina su di lui, e di farvi vedere qualche suo meraviglioso scatto... So che non vi dispiacerà! :)



Stefano Unterthiner
Poesia Pura & Fotografia

 38 anni, fotografo del National Geographic, laurea in Scienze Naturali e Dottorato in Zoologia, Stefano Unterthiner ha un aspetto deciso ma molto semplice. E una sua etica dello "scatto"...

" Mi piace definirmi un artigiano, l'idea di usare degli strumenti per creare qualcosa, in questo caso sono delle immagini che una volta venivano stampate, adesso sono su supporto digitale. Ma hai sempre la possibilità di manipolare una visione creativa e attraverso uno strumento arrivare a qualcosa di concreto e accessibile a tutti. La fotografia è l'espressione dell'artigiano, come il legno per lo scultore.
La natura è il mio unico soggetto, nella quale includo anche l'uomo. La natura è un po' tutto, no? Ma quello che preferisco raccontare è il mondo animale, l'uomo perchè mi affascina tantissimo la sua interazione con la natura: i rapporti delicati, complessi dell'uomo in quanto specie, con le altre specie. E' un tema difficile, ricco di discussioni sia scientifiche che di conservazione."

Stefano Unterthiner è un sognatore, una persona alla costante ricerca di qualcosa, e da ogni sua foto traspare la grande passione che coltiva per la Fotografia...



Pubblicazioni di S. Underthiner:

'Gli angeli dell'inverno' edt. Ylaios
'Le notti dell'orso'    edt. Ylaios
'L'odissea del re. L'avventuroso viaggio del pinguino reale' edt. Contrasto due
' Fred. Storia di una volpe di montagna' edt. Musumeci
'Camosci'  edt. Musumeci
'Boschi, camosci, fiori rossi e ghiacciai' edt. Musumeci

 
 

sabato 3 novembre 2012

Pennac- Il Ritorno!



DIARIO DI UN CORPO
- Daniel Pennac -

3 Agosto 2010. Di ritorno dal funerale del padre, Lison riceve un regalo inaspettato e piuttosto bizzarro che le provoca scompiglio, la imbarazza e le fa arrossire gli occhi. Si tratta dell’ultimo regalo di suo padre, un diario sensoriale che racconta in modo preciso e puntuale la storia fisica del suo corpo, dall’età di dodici anni fino agli ultimi suoi giorni di vita.
Ecco pronta nelle mani di Lison la storia fisica di suo padre, il racconto di una vita, lunga e turbolenta, dove a dettar regole è il corpo in tutte le sue manifestazioni.
Non una cronistoria intima che registri i mutevoli stati d’animo di suo padre, ma un vero e proprio “diario del corpo” dove vengono espresse le sensazioni e le trasformazioni provate in vita, il racconto di un’intera esistenza attraverso la materialità e la fisicità. Ciò che ne scaturisce è un romanzo fluido e puntuale, in cui la narrazione è data dalle innumerevoli sensazioni che il protagonista, nonché narratore, incontra.
Suo padre inizia a redigerlo quando conosce per la prima volta la sensazione di paura: scout e non ancora tredicenne venne legato ad un albero e per la prima volta provò il terrore di essere mangiato dalle formiche che risalivano l’albero. Quello fu il momento in cui cercò di proteggere «il corpo dagli assalti dell'immaginazione, e l'immaginazione dalle manifestazioni intempestive del corpo».
Da quell’istante ha sempre sentito il bisogno di annotare le percezioni sensoriali del suo corpo e registrare la storia dei suoi cinque sensi, consapevole che il corpo «più lo si analizza, più lo si esibisce, meno esso esiste» e per questo resta ancora uno degli «ultimi tabù» dei nostri tempi.
Questa è l’eredità che il narratore lascia a sua figlia, questo l’unico testamento spirituale: un memoir intimo e personale fatto di gioie e dolori, umori e reazioni fisiche, cadute, vomito e trasfusioni di sangue. Nel diario si legge del difficile rapporto con una madre dura e del rumore della sua voce stridula, dei profumi dolci e invitanti della sua tata e del suono delle parole dolci di suo padre, morto molto presto.
Un romanzo strutturato in paragrafi brevi che descrivono un viaggio sbalorditivo dei sensi, le insicurezze, i timori, ma anche le gioie e gli orgasmi di un uomo che vive la vita.
In esso Lison potrà trovarci le espressioni della pubertà e dell’invecchiamento, i piaceri e le malattie, insomma tutta la grandezza e la vulnerabilità di un corpo messo a nudo nella sua unicità.
Un lavoro coraggioso quello di Pennac che riesce a non annoiare mai e a rendere interessante anche una descrizione sulle escoriazioni. Uno stile asciutto e lineare che mette in campo olfatto, udito, vista, tatto e gusto, tutte le nostre emozioni corporali divise tra glorificazione e debolezza. Una scrittura fluida e leggera che mostra pienamente le capacità narrative di uno dei più noti e amati scrittori francesi contemporanei. 


 "La verità non è qualcosa di dovuto. La verità è una conquista, sempre!!! "
(da Signori bambini)



Daniel Pennac nasce il giorno 1 dicembre 1944 a Casablanca, in Marocco. Proviene da una famiglia di militari e nel corso della sua infanzia insieme ai suoi genitori viaggia in giro per mondo, avendo modo quindi di soggiornare in Africa, nel Sud-est asiatico, in Europa e nel sud della Francia.

In giovinezza frequenta il liceo, ma i risultati ottenuti non sono buoni; soltanto durante gli ultimi anni di scuola ottiene buoni risultati grazie a un suo docente che, rendendosi conto della passione di Daniel per la scrittura, gli propone di scrivere un romanzo diviso in puntate anziché i classici temi che si svolgono durante gli anni del liceo.

Dopo gli studi liceali intraprende gli studi accademici frequentando la facoltà di Lettere a Nizza. Finiti gli studi ottiene il diploma di laurea in Lettere. Nel 1970 decide di intraprendere la carriera di docente. Il suo obiettivo è sia quello di insegnare sia quello di dedicarsi alla sua passione, la scrittura di testi.

Tre anni più tardi realizza un pamphlet, "Le service militaire au service de qui?", dove fa la descrizione della caserma, considerata come un luogo tribale fondato su tre principi cardine: la maturità, la virilità e l'uguaglianza. L'obiettivo di questo lavoro quindi è quello di criticare il mondo militare. Per non infangare però la memoria della sua famiglia che proviene dall'ambiente militare si firma, nel pamphlet, con lo pseudonimo di Pennacchioni.

L'insegnamento diventa per lui una professione che gli dà tante soddisfazioni. Dopo aver ottenuto la laurea, infatti, insegna lettere prima a Nizza e poi in un liceo parigino. In questi anni scrive numerosi libri per bambini e vari romanzi burleschi.

Sul finire degli anni Ottanta riceve un importante premio: il Premio Polar di Le Mans e agli inizi degli anni Novanta termina la stesura del romanzo "Au bonheur des ogres", in cui racconta la storia di Benjamin Malaussène, un uomo che lavora nei Grandi Magazzini, luogo dove vengono commessi numerosi omicidi. Il protagonista viene richiamato spesso presso l'Ufficio Reclami dei Grandi Magazzini per assumersi la responsabilità del guasto degli oggetti che acquistano i clienti. Benjamin deve in tutti i modi cercare di impietosire il cliente con l'obiettivo di convincerlo a ritirare il reclamo fatto. Nei locali dove lui lavora scoppia una bomba e a causa dell'esplosione muore un uomo. Iniziano le indagini e Benjamin viene interrogato come tutte le altre persone. Dopo tempo decide di lasciare i Grandi Magazzini per ritornare dalla sua famiglia. In seguito conosce, sempre nei Grandi Magazzini, la bella taccheggiatrice Julie, per cui ha una grande passione. Mentre cerca di proteggere la donna dall'addetto alla sorveglianza dei locali, scoppia una seconda bomba. Gli interrogatori della polizia continuano e il protagonista svela all'ispettore Rabdomant la sua reale professione nei Grandi Magazzini. Presto Benjamin torna alla sua vita, riprendendo il suo lavoro.

Fino al 1995 Pennac insegna sempre nel liceo di Parigi, continuando a dedicarsi alla stesura di testi. Nei romanzi scritti in questi anni ambienta molti dei suoi episodi nel quartiere Belleville, in cui vive. Tra i testi che scrive in questi anni si ricordano: "La fée Carabine", "La petite marchande de prose", "Monsieur Malausséne", "La passione secondo Thérèse", "Ultime notizie dalla famiglia".

La sua produzione letteraria è molto ricca e numerosi sono i libri che scrive per i bambini; tra questi si ricordano: "Cabot-Caboche", "L'oeil de loup", "La vie à l'envers", "Qu'est ce-que tu attends, Marie?", "Sahara", "Le tour du ciel".

Nel corso degli anni Novanta vince anche il Premio Cento e nel 2002 riceve il Premio Grinzane Cavour. Nel 2003 scrive il libro "Ecco la storia", che riscuote un grande successo. Due anni dopo viene insignito della Legion d'Onore per le arti e la letteratura e negli anni seguenti riceve il Premio Renaudot. In questi anni Daniel Pennac continua la sua attività letteraria, riscuotendo sempre grandi successi.
 
 

Alberto Camerra & i suoi Romanzi..

Ho avuto il piacere di incontrare Alberto Camerra di persona, dopo avere letto i suoi libri, e l'impressione che ho avuto è di aver conosciuto una persona con fantasia e creatività da vendere. Un autore davvero positivo che associa un 'uso della penna' facile, scorrevole  e accattivante a idee e tematiche che descrivono le più nascoste fragilità, le debolezze che si celano nel cuore umano, ma anche le forze 'sovrumane' che danno la forza di reagire e di uscire dalle situazioni più tragiche... Tutto questo è descritto in 'FIORI NELLA NEVE'. Se desiderate conoscere il destino di questi personaggi -Steve, Gatto, May, Asmuth e Vanessa- se volete scoprire come dei semplici fiori nella neve abbiano la capacità di condizionare l’esistenza delle persone...


 “Steve Travel è un uomo con una carriera promettente nel mondo del wrestling. Un atleta che si è sempre distinto per abnegazione e che arrivato in cima alla vetta ha tutte le carte in regola per rimanerci. La vita ha però deciso altrimenti per lui e lo scalza dalle posizioni raggiunte nel modo più doloroso e imprevedibile possibile: da acclamato idolo delle folle diviene un relitto umano in volontario esilio che perde la fiducia in se stesso. Il sistema lo ripudia rivelandosi un ingranaggio dalle spire contorte che divora i valori in cui ha sempre creduto. Il passato diventa un fantasma da cui non riesce a liberarsi, che tormenta il suo presente e mina le basi di un futuro incerto. Il luogo anonimo montano dal nome celebre in cui decide di trascorrere la sua nuova rovinosa esistenza è ironico emblema del suo stato, ma anche un posto dalle insospettate risorse: attraverso un evento drammatico in cui lo coinvolge "Gatto", Steve deve ancora una volta scontrarsi con ciò che è stato, mentre l'ombra del suo più grande amore minaccia di perderlo per sempre.”
Fiori nella Neve, come progetto, è nato da una passeggiata “in una strada mai attraversata: un luogo che costeggiava bosco e campi e che aveva il sapore delle fiabe” il 26 dicembre 2006.
Una lunga strada ai cui bordi la presenza della neve... era un elemento rassicurante e rasserenante. Vidi camminando, solitaria, ma caparbia, una coppia di fiori bellissimi si ergeva al termine del sentiero. Una sfida della natura che mi lasciò piacevolmente stupefatto. Una sfida. E cos’è in fondo la scrittura se non una sfida a noi stessi? Tornato a casa decisi di cogliere quanto mi era stato offerto e riprendere un’antica passione mai abbandonata: la possibilità di cimentarmi in una fatica nella fatica. Perchè nonostante lo spunto apparisse semplice (una strada, dei fiori, la neve), l’embrione si è poi sviluppato giovandosi di altri particolari; il mio stato d’animo del momento, un protagonista che avanzava lentamente dal bordo della storia per immergersi radicalmente in essa. Mescolando elementi popolari ma anche originali, pensando a una trama che potesse mettere a nudo la vulnerabilità di persone che si credono erroneamente invulnerabili e completamente finte: i wrestlers. Si lo so, qualcuno li definisce pagliacci, perchè la categoria stessa è malvista: eppure non sono forse i buffoni a dare vita a una corte altrimenti monotona e grigia? Che cosa c’è sotto la maschera? La risposta è piuttosto ovvia: un uomo con le sue debolezze, le sue brutture, i suoi dolori, i suoi sogni. In questo modo si presentò Steve Travel, il wrestler, consumato dalla vita e vicino al baratro del non ritorno, con una profonda storia d’amore alle spalle in grado di scuotere l’anima e il destino, occupando lo spazio di un racconto che si sviluppò pagina dopo pagina catapultandolo verso la sua dannazione eterna o il suo riscatto...
***

Nel secondo volume di Alberto, 'AL & BO-la costola di Adama', spensierato e molto ironico, vengono descritte nella intelligente formula di 'botta e risposta' i dialoghi tra un Lui e una Lei (Al & Bo, appunto) nelle quali, di certo, ritroveremo noi stessi. Un libro che fa sorridere e anche pensare.




“Chi sono i protagonisti di questo libro?
in un certo senso siete voi... siamo tutti noi. Perchè, precisiamo subito, per quanto possano sembrare strampalati, assurdi, cartoonistici, Al & Bo esistono veramente. Forse vivono un’esistenza un po’ sopra le righe, forse le loro giornate sono ai confini di una sana normalità. Eppure, uno dei segreti del loro mistico collante di coppia è proprio questo; bandire la quotidianità dal vocabolario. Si potrebbe obiettare che vi sia un errore già nel titolo, in quella caustica costola di Adama  che si ritrova con una vocale finale alquanto curiosa e apparentemente fuori posto. Ma è proprio l’apparenza il nemico principale della coppia moderna, il fermarsi alla superficie, al 'pensavo fosse amore... invece era un calesse' di Troisiana memoria.
Uno dei segreti sta nel non definire regole ferree, nel non rimanere ancorati a delle figure retoriche. Perchè l’unione di due opposti è il continuo mutare e lo scambio di ruoli.
La chiave del successo è affrontare quello che appare il percorso più improbabile.
Può essere una strategia vincente?
forse. Per il momento Al & Bo sono ancora lì fuori, da qualche parte, a fare sul serio senza prendersi troppo sul serio.”


Al & Bo sono una coppia. Vivono un'esistenza un po' sopra le righe. Il loro mondo è il mondo della classe media precaria, quella senza il posto fisso e che si inventa ogni possibile via di ingresso al mondo del lavoro tra lunghi momenti di pausa. Il mondo di "due cuori senza capanna", perchè le risorse economiche sono scarse persino per il legno della foresta, strettamente sotto controllo degli ecologisti. Eppure riescono a vivere di una sana normalità  che sfrutta ogni occasione per trovare motivo di leggerezza. Se Al fa della logica personale e della razionalità  le sue ragioni di vita, Bo fa invece della improvvisazione e della spensieratezza i suoi cavalli di battaglia. Un libro che ha come obiettivo quello di alleggerire, nel suo piccolo, i pesi che ognuno di noi porta quotidianamente sul proprio cuore, regalando le uniche medicine prive di controindicazione: spensieratezza e sorrisi.
 ***
Alberto Camerra nasce a Limbiate (MB). 
Versatile, dinamico, Alberto ha gli occhi vivaci di chi ha la creatività nel sangue. 
Ha scritto racconti e pubblicato in due antologie.
Ha ricevuto una menzione d'Onore letteraria  a Valeggio sul Mincio. 
Attualmente è impegnato nella stesura del suo terzo romanzo.












venerdì 2 novembre 2012

Il potere terapeutico di Fido & Fuffy




 E’ ormai riconosciuto da numerosi eminenti psicologi che un animale domestico è in grado di sanare una ferita o una  sofferenza sentimentale anche profonda tanto quanto una medicina.
Una malattia, un lutto in famiglia, un divorzio, i figli che se ne vanno sono tutte possibili situazioni che possono beneficiare del potere terapeutico degli animali.
All’animale domestico nella maggior parte di questi casi viene attribuito un significato emotivo molto importante e l’animale non è mai al di sotto delle nostre aspettative.
In lui si cerca e si da amore e affetto e da lui si riceve sempre una quantità di affetto e amore incalcolabile perchè moltiplicata dalla soddisfazione intima e profonda di essere importanti e desiderati. Non importano le spese del veterinario, della toilettatura e della sua alimentazione e neanche gli sforzi per portarlo fuori. Lui è  più importante di molte altre persone che ci girano intorno.
Un animale acquistato per caso  o per gioco o per curiosità al quale non vien data importanza e nessun carico emozionale passa invece la sua esistenza nella più totale e insignificante indifferenza da parte del suo padrone. Un cane che sostituisce un cane molto importante non sarà mai un grande cane perchè a lui non ci si affezionerà mai abbastanza.  Sono i cosiddetti cani tappa buchi.
I veri cani o gatti o altri animali domestici, quelli ai quali un uomo si lega a doppia mandata, sono quelli che arrivano in un particolare momento della vita e che fanno come da serbatoio del nostro emotivo.
In un certo senso in loro si riversa qualcosa che poi è possibile vedere e ritrovare come guardandosi allo specchio, la loro presenza è una consolazione, una sicurezza e come un nutrimento emozionale talora molto importante per superare alcuni momenti difficili della vita.
Avere un animale domestico permette di  esprimere la nostra tenerezza, permette di non sentirsi soli  ed è utilissimo nella fase dello sviluppo, soprattutto se ci sono state delle sofferenze famigliari; prendersi cura di un altro essere è un modo per diventare più responsabili e permette ai ragazzi di crescere e diventare più maturi e forti emotivamente.
L’animale domestico poi è davvero insostituibile nella terza età, alcune case di cura  si stanno attrezzando per consentire ad alcuni animali randagi di essere addottati,  per gli anziani è un modo per non sentirsi soli e essere meno rigidi e cinici. Si tratta di  una medicina potentemente antidepressiva, forse anche un modo per sentirsi più collegati alla natura e quindi armonici.
Una cosa è certa; lavorare con cani, gatti e animali domestici è diventato negli ultimi anni un autentico business,   la solidarietà e le attenzioni per gli animali superano in molti casi quelle per gli essere umani e per se stessi, si può sopportare una cefalea per anni senza decidersi a curarla seriamente ma se il cane starnutisce si corre dal veterinario! Ci sarebbe da ragionarci sopra. Meglio comunque così che nelle tasche delle case farmaceutiche sempre pronte a trovare pillole della felicità da assumere vita natural durante.



Per chi vuole approfondire l'argomento, suggerisco un libro molto valido, buona lettura!

TitoloPet Therapy. Il potere di guarigione degli animali
AutoreDe Palma Maryse      
 EDT. Armenia

 "Molti ignorano che il solo fatto di accarezzare un animale comporta una riduzione dello stress poiché abbassa la pressione sanguigna e il ritmo cardiaco. È risaputo invece che le persone anziane che possiedono un animale si sentono meno sole, sono più attive e vantano una maggiore vivacità intellettuale, oltre che una salute migliore rispetto ai loro coetanei che non hanno una tale fortuna. La presenza di un animale può stimolare persino i ricordi in un degente affetto dai morbo di Alzheimer o favorire la concentrazione di un bambino iperattivo. La pet therapy, pur non promettendo miracoli, risulta efficace per le persone di tutte le età che soffrono di disagi sia fisici sia psicologici: pare che donando il loro amore incondizionato i nostri amici a quattro zampe siano davvero in grado di trasformare la nostra vita. L'autrice, in particolare, si sofferma sul potere terapeutico dei cani, dei gatti, dei pappagalli e dei cavalli sugli esseri umani, per poi esplorare l'universo della telepatia animale."

giovedì 1 novembre 2012

Fragole, Vaniglia, Cioccolato & Spezie...I sapori 'proibiti 'di Newton Compton Editori



Newton Compton Editori quest'anno sta letteralmente spopolando.. Sarà per il prezzo modico e onesto di alcune collane proposte, sarà per i titoli così accattivanti dei romanzi- che giocano appunto con copertine molto colorate e 'invitanti'- chissà?  Ma c'è da dire che la narrativa pubblicata da questa casa editrice sta coinvolgendo sia i più freschi lettori che i palati più raffinati. Sono molti anche i riconoscimenti e i premi collezionati.. Vi propongo la recensione di cinque romanzi rosa dal titolo 'gustoso'... Buona Lettura!




'IL SENTIERO NASCOSTO DELLE ARANCE'
di Ersi Sotiropoulos
***

Quattro vite, quattro solitudini. Un unico, insopprimibile bisogno d’amore

Durante una calda estate greca, alla fine degli anni Novanta, si intrecciano le vite di quattro personaggi stravaganti e solitari, mossi dal desiderio di cambiare le proprie esistenze. Lia è una ragazza affetta da un misterioso virus che la sta consumando e vive reclusa in un ospedale di Atene, circondato da alberi di arance. Il suo unico contatto con il mondo esterno è il fratello Sid, schivo e poco socievole. Il suo peggior nemico, invece, è Sotiris, un infermiere che non perde occasione per maltrattarla, al punto da spingerla a tramare una vendetta. C’è poi Nina, una ragazzina ribelle, che sogna di fuggire dal villaggio di pescatori dove trascorre l’estate, un luogo in cui il tempo sembra non passare mai. Sarà proprio qui che la vedrà per la prima volta Sotiris, fatalmente attratto dalla sua bellezza. Le loro quattro strade, all’apparenza così distanti, potrebbero non incontrarsi mai. Eppure, al di là delle loro piccole manie, delle loro fragili volontà, qualcosa li accomuna e li lega: un insopprimibile bisogno d’amore.
Ersi Sotiropoulos, pluripremiata scrittrice greca, firma un indimenticabile romanzo dal gusto dolceamaro, commovente e intenso.
*Tra le atmosfere di Fellini, l’immaginario di Moravia e l’intensità di Marguerite Duras.
**Vincitore dei principali premi letterari greci. Tradotto in Germania, Francia, Spagna, Svezia, Inghilterra e Stati Uniti.



'AMORI IMPOSSIBILI E FRAGOLE CON PANNA'
di Cynthia Ellingsen
***

Per trovare l’amore basta prenotare il tavolo giusto

Doris, Cheryl e Jackie sono amiche fin dai tempi del liceo, quando erano le ragazze più ambite della scuola. Ora, alla soglia dei quaranta, i loro sogni sono in frantumi: la dolce e timida Doris ha scoperto che suo marito la tradisce, Cheryl, spregiudicata donna in carriera, è stata appena licenziata, e Jackie è finita in miseria dopo aver dissipato in shopping e serate mondane l’eredità del defunto marito. Ma proprio quando tutto sembra perduto, da una folle serata a base di alcool e risate in un club di striptease nasce una grande idea: aprire il Sex & Fashion Restaurant, un ristorante dedicato alle donne, che potranno gustare piatti deliziosi serviti da camerieri molto sexy, molto gentili, e soprattutto… molto svestiti! Riusciranno Doris, Cheryl e Jackie a far decollare il loro business? Unire amicizia e lavoro può essere pericoloso. Così come aprire un locale piuttosto audace in una cittadina bigotta. Ma presto le tre amiche scopriranno che, correndo qualche rischio, il successo prima o poi arriva. E forse ‒ chissà ‒ anche l’amore…




'AMORE ZUCCHERO E CANNELLA'
di Amy Bratley
***


C’è un solo rimedio per alleviare le pene d’amore: i buoni, vecchi consigli della nonna.

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate. Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s’imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l’ha abbandonata. In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e piene di appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c’è quel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbe fatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l’ha fatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, per trasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi. Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova una lettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l’esistenza… Il passato sembra riaffiorare e portare con sé un alone di mistero. E se riviverlo fosse l’unico modo per ritrovare se stessa e lasciarsi andare a un nuovo amore?
Che cos’è la felicità? Una casa, con dentro le persone che ami

*Ai primi posti delle classifiche europee

«Amore, zucchero e cannella si aggiudica finora l’alloro del libro più venduto nei primi mesi del 2012.»
Panorama




'IL PROFUMO DEL Té E DELL'AMORE'
di Fiona Neill
***

«Un libro di cui vi innamorerete.»

Coinvolgente come Il grande freddo, ironico come Le invasioni barbariche, arriva in Italia il romanzo che ha appassionato milioni di lettori.

Jonathan Sleet è un cuoco di successo e per celebrare il suo quarantesimo compleanno ha deciso di riunire tutti i suoi amici e di portarli al mare per una settimana. Una villa da sogno, un buon bicchiere di vino e dell’ottimo cibo: è l’occasione perfetta per rilassarsi e divertirsi come una volta. Ma dall’ultima vacanza trascorsa insieme, vent’anni prima, molte cose sono cambiate...
Se ne sono accorti anche i suoi amici Sam e Laura Diamond, che di recente hanno scoperto di avere desideri contrastanti: lei vorrebbe un terzo figlio, lui non vuole sentirne parlare.
Le cose non vanno meglio alla ex ribelle del gruppo, Janey Dart, che oggi è diventata un avvocato in carriera e deve vedersela con biberon, pannolini e un marito poco socievole. Lo stesso Jonathan sta attraversando la famigerata crisi di mezza età: non riesce a smettere di correre dietro alle donne, un vizio che sua moglie Hannah conosce bene, così bene che si è trovata anche lei le sue distrazioni.
Una rimpatriata che, dopo dieci lunghi anni, si preannuncia memorabile. Soprattutto perché nel loro passato c’è un segreto che li travolgerà in un finale strepitoso.




'LA COLLEZIONISTA DI RICETTE SEGRETE'
di Allegra Goodman
***

Vivere o sognare?
Improvvisare o seguire una ricetta?

Se c’è un’autrice moderna degna di ereditare lo scettro di Jane Austen, è senza dubbio Allegra Goodman: solo lei sa preparare commedie romantiche e seducenti tutte da gustare. Emily e Jessamine Bach sono due sorelle molto diverse tra loro. Emily ha ventotto anni ed è già a capo di un’azienda informatica, mentre Jess, fresca di laurea in filosofia, è una grande sognatrice e lavora part-time in una piccola libreria indipendente. Razionale e ambiziosa l’una, romantica e ingenua l’altra, Emily e Jess sono molto diverse anche in amore: Emily ha un fidanzato in carriera e Jess si perde tra mille storie inconcludenti, sotto gli occhi gelosi del suo capo George. Sarà proprio lui, con l’aiuto di un’antichissima collezione di libri di ricette, a guidarla passo dopo passo, ingrediente dopo ingrediente, alla scoperta del vero amore. Ma anche per la solida Emily il destino ha in serbo sorprese e rivelazioni che potrebbero cambiarle per sempre la vita…

Ragione e sentimento si incontrano in cucina, tra profumi avvolgenti e deliziosi sapori

mercoledì 31 ottobre 2012

Po Chü-i e il 'Lamento della favorita'

L’autunno è un po’ la stagione dei ripensamenti: complice il tempo che spesso costringe a casa, ci si lascia andare a riflessioni e si ha più tempo per leggere. Il poeta cinese Po Chü-i (772-846) non ci parla dell’autunno nella sua poesia,  Lamento della favorita, il passare del tempo e lo sfiorire la fanno lo stesso da padrone. La favorita protagonista della poesia, infatti, teme l’incombente sfiorire della bellezza e lascia correre il tempo, in attesa del mattino, appoggiata al braciere.
Una particolarità della poesia di Po Chü-i è che prima scriveva le sue poesie, poi le leggeva alla sua domestica e infine, nel caso, le ritoccava con i consigli che costei gli dava.




' Le lacrime tutte sono finite nella pezzuola di seta,
ma i sogni ancora non sono venuti.
 Nella notte profonda, dalla sala di fronte
viene un suono cadenzato di canti.

 Il mio volto di rosa, non ancora sfiorito,
troppo presto ha perduto i favori.

 Appoggiata al braciere,
siedo sino al mattino. '







Halloween & Romanzi Gotici


'Il castello di Otranto ' 
***
 
E' un romanzo di Horace Walpole del 1764, considerato il primo romanzo gotico. Ambientata nella città salentina di Otranto, nell'Italia meridionale, è l'opera che diede l'avvio al genere letterario poi diffusosi tra il tardo Settecento e l'inizio del Novecento. Walpole fu il precursore del romanzo gotico assieme a Ann Radcliffe e Bram Stoker.

 Il romanzo è presentato come un autentico manoscritto medievale in cui sembra essere narrato il resoconto di una storia vera. 
La storia è quella di Manfredo, principe d’Otantro, marito di Ippolita, padre della bellissima Matilda e del malaticcio Corrado. Proprio nel giorno delle sue nozze con la figlia del marchese di Vicenza, Isabella, Corrado viene trovato a pezzi, quasi sepolto da un enorme elmo. Manfredo, allora, trama di ripudiare la moglie e di sostituirsi al figlio nel matrimonio con Isabella, la quale, venuta a conoscenza dell’orribile piano, fugge in un convento attraverso un passaggio sotterraneo, aiutata da un misterioso contadino di cui si scopriranno le vere origini…
Gli ingredienti della gothic tale ci sono tutti: castelli gotici, sotterranei labirintici, corridoi e passaggi segreti, apparizioni di spettri, profezie, omicidi…, che si collocano in un’epoca lontana e ricca di superstizioni, quale era il periodo in cui si svolge l’azione. Sono queste premesse che fanno sì che il lettore moderno accetti tutto un repertorio di prodigi, espressione del sovrannaturale – “un’aurea di miracolo” -, che altrimenti non potrebbe suscitare tanto interesse. 





'Carmilla'
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Carmilla è un racconto del 1872 di Joseph Sheridan Le Fanu,  avvocato e scrittore irlandese, ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi e di paranormale.
 La protagonista omonima è il vampiro femminile più conosciuto. La sua figura, ricca di fascino e sensualità, ha anticipato la figura del 'Dracula' di Bram Stoker.


« I sogni passano attraverso i muri di pietra, illuminano le stanze più buie e gettano le tenebre in quelle illuminate, e i loro personaggi entrano ed escono ovunque a loro piacimento, ridendosela di tutti i lucchetti », leggiamo quasi a metà di questo splendido racconto, una delle ghost  stories più belle che siano mai state scritte. Figlia diretta di quel Lord Ruthwen che per buona parte dell'Ottocento è stato sinonimo di vampiro - come oggi Dracula - Carmilla è l'algida e inquietante donna-vampiro partorita dalla fantasia dell'irlandese Joseph Sheridan Le Fanu.
Scritto interamente intorno alle apparenti antinomie realtà - sogno, fascino - orrore, il racconto consegna un personaggio seducente, sottilmente erotico, equivoco e allarmante già nel nome Carmilla - che è anche Mircalla e ancora Millarca - quasi un diabolico labirinto di specchi che riflette sempre la stessa immagine, ogni volta da prospettive differenti ma tali da restituirci una visione a tutto tondo, splendida e inquietante. Con un aspetto da cammeo antico, appena velato da un leggero languore, fa la sua comparsa in un castello della Stiria, lei creatura lunare, divinità femminile e liberatrice che sceglie la notte e i sogni per le sue azioni alla stessa maniera di Diana, di Ecate, di Persefone, di Iside. Attraente e sinistra, e per questo a tratti repulsiva ma ugualmente desiderabile, Carmilla sembra avvolgere le sue vittime in una magia ovattata e languida, lei seduttrice bellissima e regale ma nello stesso tempo quasi docile e fragile, così gentile ed oppressa, ella stessa, da quel segreto tormentoso che non può che accompagnarla. Ardente e passionale, Carmilla sembra emanare una grazia densa e palpabile dal suo fragile corpo e mietere torpori inquieti, dolcezze malate, malate quanto lei. 




'IL GOLEM' di Gustav Meyrink

L'antico misterioso ghetto ebraico di Praga e le leggende fiorite intorno ad esso sono rappresentate in questo romanzo, il più noto di Meyrink.



"Avevo letto sino alla fine il libro, e ancora lo tenevo tra le mani; non un libro ero venuto sfogliando, ma il mio stesso cervello. Tutto ciò che la voce mi aveva detto io lo avevo portato dentro di me, nascosto e obliato, celato sino ad oggi alla mia mente”.
(Gustav Meyrink, 'Il Golem', capitolo “I”)
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“Il Golem”, opera prima dello scrittore praghese Gustav Meyrink, è un romanzo visivo e visionario; felice fusione di mitologia, esoterismo e letteratura fantastica, e al contempo fedele riproduzione della vita nell’antico ghetto di Praga nei primi anni del Novecento. Non alieno da richiami alla cabala e ai tarocchi, efficace nella narrazione d’uno sdoppiamento di personalità e d’una confusa e controversa percezione della realtà, intreccia sogno e immaginazione, delirio e speranza con intelligente ed apprezzabile equilibrio. 

La storia:
Ogni trentatré anni, come uno spettro, il Golem ricompare per gli stretti vicoli del quartiere ebraico, preceduto e annunciato da strani segni e da visioni. Prende l’aspetto di un uomo trasandato, dai tratti mongolici e dal viso giallastro, vestito d’abiti sbrindellati e dalla strana andatura; chi lo osserva, giura che stia sempre per cadere faccia in avanti. Quasi incarnasse il malessere e le angosce della comunità ebraica, desta confusione e scompiglio e terrorizza e sgomenta il popolo. D’un tratto, poi, scompare; quasi la sua apparizione avesse valenza catartica, quasi fosse l’ultimo grado di disordine prima del ritorno alla quiete o alla “normalità”: un’epidemia che assorbe e sublima, manifestandosi, ogni altra malattia. 

Elémire Zolla, nell’introduzione alla prima edizione Bompiani del libro, ricorda che la prima apparizione del Golem risale alle sacre scritture; verso 16 del salmo 138, dove si scrive: “I Tuoi occhi videro il mio golem e nel Tuo libro erano scritti tutti i giorni a me destinati prima che ne esistesse uno”. Golem, in questo frangente, dovrebbe avere lo stesso etimo del verbo che significa “avviluppare”: pertanto, a detta di Zolla, dovrebbe tradursi con “cosa ravvolta in se stessa, ancora informe”; una sorta di embrione, dunque.
È sempre il grande studioso a ricordare che nel tredicesimo secolo i cabalisti tedeschi parlano di due mistici, che letteralmente crearono un uomo: sulla fronte, aveva incisa la parola “emet”, verità. Quest’uomo disse ai suoi creatori: “Dio solo creò Adamo, e quando volle che Adamo morisse cancellò l’aleph, la prima lettera di emet: e allora egli rimase met, morto. Ecco che cosa dovete fare con me, e non creare un altro uomo, altrimenti il mondo soccomberà all’idolatria”. In altre parole: qualora l’uomo osi creare artificialmente la vita, allora egli pecca contro Dio. 

“Il Golem” di Meyrink è pur sempre un romanzo, non si pretende fedeltà alle tradizioni religiose o lineare continuità con le precedenti trattazioni letterarie: e allora diciamo che è libro che sintetizza e rinnova la tradizione della leggenda popolare della creatura del praghese Rabbi Löw, raccontata un secolo prima da Grimm.
Intraprendiamo adesso un sentiero di lettura della trama. Il primo capitolo, intitolato “Sonno”, racconta il dormiveglia della voce narrante del romanzo; insonne, il protagonista non è più in grado di distinguere il sogno dalla realtà. Riesce ad astrarsi da se stesso, a vedersi dormire; e nel frattempo, meditando su alcune pagine della vita del Buddha, si trova a riviverne un frammento, e ad alterarlo; le pietre che immagina sembrano ad un tratto circondarlo, per comunicargli qualcosa. Ascolta una voce che non riesce a definire con compiutezza; è in una fase di scissione della personalità. 

Non sappiamo se si risvegli; nel capitolo successivo, titolato “Giorno”, egli si ritrova in un buio cortile, nel cuore del ghetto. Poco a poco, ricorda un nome: Athanasius Pernath. (Nome parlante, a dar retta all’etimo: a-thanatos, con alfa privativo: e cioè, “non-morte”). Questo nome si trovava scritto all’interno di un cappello d’un estraneo, che il narratore aveva indossato tempo prima: non ricorda dove, né come. Così, la memoria s’accende, per strane folate, nella sua mente: immagini si sovrappongono ad altre immagini, e si ricostruiscono storie, personalità, sentimenti. Tutto sembra nuovo, e al contempo sempre esistito. 

Il narratore riceve una visita. Un signore, dal volto giallastro, entra nel suo appartamento, comportandosi con insolita naturalezza. Questi prende a sfogliare un libro. Cerca un capitolo, lo trova e lo addita. Il capitolo s’intitola “Ibbur”, e cioè “fecondazione dell’anima”. La grande “I” iniziale è deteriorata. L’uomo incarica il nostro “Athanasius” di restaurarla. Le parole sono vive di fronte ai suoi occhi. Danzano. Trascinano il narratore alla visione. La visione del narratore è una donna gigantesca, e un corteo di coribanti, e una coppia che si avvinghia e si trasforma in un Ermafrodito seduto su un trono di madreperla.
Il protagonista comprende che può scegliere tra una e un’altra realtà: acquista coscienza, ma si perde nei suoi stessi sogni. Si vota al disorientamento.
E vive la vita dei suoi concittadini, nel ghetto, divisi tra due individui che sembrano incarnare l’uno il male e l’altro il bene, mentre il Golem appare terrorizzando tutti. Ed è romanzo di miracoli e incertezza, d’amore e di desolazione, di memorie immortali e fantasie sconvolgenti; confuso, certo, e intriso di angoscia e delirio; come un sogno.  Letteratura gotica, influenzata chiaramente da Poe e Hoffman; datata, ma certamente godibile e ancora fascinosa. Romanzo divertente e intrigante. 




“La mia immagine stava sulla soglia. Il mio doppio. In un mantello bianco. Una corona sulla testa. Per un breve istante. Quindi guizzarono le fiamme attraverso il legno della porta, e una calda nuvola di denso fumo soffocante invase la stanza”. (Gustav Meyrink, “Il Golem”, capitolo “Libero”).